Giorgio Ballario: Il tango dei morti senza nome

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Strano incarico quello che una signora dell’alta borghesia torinese affida a Perazzo: rintracciare le spoglie del padre, manager industriale sequestrato e ucciso più di quarant’anni prima a Buenos Aires da un gruppo terroristico. Un lavoro in apparenza privo di rischi: a chi può interessare una vecchia vicenda dei sanguinosi anni Settanta? Invece Perazzo si accorge che qualcuno, pur di fermarlo, non esita a scatenargli contro una banda di narcos colombiani. Perché? Per quale motivo uno spezzone corrotto della polizia federale vuole impedirgli d’investigare su un vecchio delitto politico? Per scoprirlo e salvare la pelle, Hector chiede aiuto a un ex agente coinvolto nelle violenze della dittatura militare, a un flemmatico intellettuale che si è lasciato alle spalle la guerriglia marxista, a un’ambiziosa giornalista di «nera» e a una sensuale ballerina di tango. Capirà a sue spese che in Argentina, come nella Torino in cui ormai ha scelto di vivere, le ferite degli anni di piombo non si sono ancora del tutto rimarginate…

RECENSIONE

Hector Perazzo oggi è un detective privato che vive in pianta stabile a Torino, in passato è stato un poliziotto federale a Buenos Aires, proprio negli anni 70, ai tempi della dittatura successiva al golpe al tempo dei dei desaparesidos.
Il detective, ormai lontano da tutto quello che visse in quegli anni, non avrebbe mai potuto immaginare di essere catapultato nuovamente in quella realtà, ma il giorno in cui Bianca Grimaldi Stucchi lo ingaggerà, dovrà ricredersi, avrà il compito di indagare e cercare il corpo del padre di lei, rapito ben quaranta anni prima e benché all’epoca, fu pagato un riscatto, l’uomo venne ucciso e il corpo non venne mai consegnato.
Accettare il caso per Perezzo significherà quindi tornare in Argentina e riaprire un capitolo della sua vita che immaginava chiuso.
Il romanzo procede portando avanti in parallelo il caso Grimaldi Stucchi e il nostalgico passato di Perazzo.

A volte basta una parola, una fotografia ingiallita dal tempo, un profumo a farti rivivere sensazioni sepolte  negli anfratti del cervello, delle quali neppure ricordavi  più l’esistenza…

Ballario riesce a caratterizzare il protagonista attraverso i suoi ricordi, chiunque abbia avuto modo di lasciare la sua terra natia non potrà fare a meno di riconoscersi nei tratti di quest’uomo che gira per i luoghi che un tempo furono suoi, che ne riconosce i visi, i rumori, le caratteristiche e il cibo! Oh il cibo! Tutto il romanzo ne è pieno, Perazzo sceglie spesso le empanadas, e mentre si legge non si può non fare a meno di immaginare quel fagotto caldo e la sensazione di sentirsi di nuovo a casa.
Altro elemento fondamentale e caratterizzante del detective è il suo rapporto con le donne, ne appaiono diverse durante la narrazione, ognuna tira fuori un lato differente del carattere di quest’uomo, raccontandocelo a 360°.

Se è vero che Perazzo ci appare avvolto da un alone di malinconia

Nostalgia delle cose che sono passate
polvere che la vita ha portato via
dolore di quartieri che sono cambiati
e amarezza per il sogno morto.

ben altre caratteristiche ha il caso da risolvere, via via che le indagini proseguono, tutto si complica sempre più, in un crescendo di affari loschi, tensione ed azione, che fanno rimanere il lettore incollato alle pagine.

Uno degli aspetti che più colpisce della narrazione è l’indissolubile legame tra presente e passato, per risolvere un omicidio commesso anni prima inevitabilmente si devono riaprire vecchie ferite, ritornare agli anni dell’ERP ( esercito rivoluzionario del popolo), e in questo caso Ballario riesce a spiegare sinteticamente il periodo storico in cui tutto avvenne, dando un quadro generale chiaro, semplice ed esauriente ai fini della storia, raccontato in prima persona da Perazzo.

Ero turbato, conoscevo fin troppo bene la storia sanguinosa del mio paese negli ultimi decenni del secolo scorso, e in parte l’avevo vissuta in prima persona.

Leggendo è chiaro il messaggio che oggi come ieri, nulla si è completamente risolto, che ci sarebbe ancora molto da dire su quelle storie, i cui protagonisti di quegli anni continuano a vivere a far danni anche a distanza di quasi mezzo secolo, Ballario conclude citando Jake Arnott

Il noir riflette la società come se fosse uno specchio rotto. Riflette a pezzi. Mostra la società attraverso frammenti. Perché è l’unico modo in cui si può descrivere la società

Per concludere un noir ricco di suspanse, fluido, che racconta un grande pezzo di storia argentina , che si avvale di validi personaggi ben caratterizzati e di una terra di cui l’autore è perfettamente in grado di restituirci una buona fotografia passata ed attuale.

Editore: Edizioni del Capricorno
Pagine: 272
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Giorgio Ballario, nato a Torino nel 1964, è giornalista e lavora a «La Stampa». Ha pubblicato cinque romanzi (Morire è un attimo, Una donna di troppo, Il volo della cicala, Le rose di Axum, Nero Tav e il più recente Fuori dal coro), oltre a racconti in svariate antologie giallo-noir.

Nel 2010 ha vinto il Premio Archè Anguillara Sabazia con Morire è un attimo, e nel 2013 ha vinto il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias, pubblicato da Mondadori. Dal 2014 è presidente di Torinoir, collettivo di giallisti torinesi di cui Edizioni del Capricorno ha pubblicato Porta Palazzo in noir (2016), Il Po in noir (2017) e Il destino dell’avvoltoio (2018) Il tango dei morti senza nome (2022).

Giorgio Ballario: Il tango dei morti senza nome
Concludendo
Noir contemporaneo pieno di azione, tensione e nostalgia, una storia apparentemente semplice che si complica sempre più fino alla risoluzione finale, scritto dalla fluida penna di Giorgio Ballario.
Pro
Ottima connessione a fatti realmente accaduti
Scrittura fluida
Ambientazione realistica
Contro
Nessuno
3.2
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