Paesaggio con ombre di Nora Venturini

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Una sera a Roma, accarezzata dal Ponentino. Alla fine del turno mancherebbero due ore, ma per Debora Camilli, la tassista più insubordinata di Roma, la tentazione di staccare prima per concedersi uno Spritz è fortissima. Purtroppo dall’autoradio la voce perentoria dell’impiegata della cooperativa la richiama all’ordine: c’è una chiamata in zona, Siena 23, al Lungotevere Flaminio, poche storie!

Appena svolta sul Lungotevere, un’onda di adrenalina la invade: la luce intermittente delle volanti ha su Debora un effetto potentissimo. A bordo di una di quelle auto avrebbe potuto esserci lei, se solo avesse continuato l’apprendistato da ispettrice… Ma non è serata per bilanci e tristezze: un cadavere è stato ripescato nel Tevere, senza documenti. Capire di chi si tratta e come è finito nel fiume è la cosa più importante. Non resta che andare in cerca del commissario Raggio, che nel frattempo è stato promosso alla Omicidi. Quando si rincontrano, l’attrazione è fortissima ma gli ostacoli che li dividono anche. E per entrambi i doveri dello sbirro vengono prima di ogni cosa. A breve si scoprirà l’identità del morto: Guido Dantice, un promettente restauratore. Mentre Debora dà inizio con la consueta grinta alle indagini informali a partire dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e si inoltra nell’ambiente affascinante e spietato dell’arte, Raggio scopre che a sovraintendere al caso è la pm Caterina Carrano, una sua vecchia fiamma…

RECENSIONE

E poi io c’ho questo brutto vizio, dottoressa: quando qualcuno muore ammazzato, mi entra in testa, e fino a che il colpevole non è stato acchiappato, fino a che non è stata fatta giustizia, quel pensiero mi ossessiona,  e non mi do pace. Non so se c’ha presente…

Questa è la frase che, per me, rappresenta al meglio Debora Camilli, protagonista femminile del romanzo giallo Paesaggio con ombre di Nora Venturini.

Ragazza mai impreparata alla “cazzata creativa”, tenera e sensibile, sotto la scorza dura della tassista, con una “sbirra” che è scolpita geneticamente in lei.

Questa è “Siena 23”: divertente, irriverente, controcorrente.

Una “ghost-detective de noi altri”: una di quelle persone in qualche modo familiari, con cui ti senti subito a tuo agio, con cui faresti volentieri una gita in taxi per le vie di Roma, insomma!

La sua personalità permea l’intera narrazione del libro.

Insieme alla figura “istituzionale” del commissario, il Dottor Edoardo Raggio.

Flemma e calma granitica, abitudinario incallito e apparentemente poco socievole, Edoardo tuttavia ci insegna che è possibile indagare sulla miseria umana senza mai perdere l’ironia.

Edoardo mi piace, tantissimo, e mi somiglia pure: duro, vero, sul lavoro, ma lontanissimo dall’essere puro, nella vita privata.

Uomo risoluto: risolve con tenacia i casi che gli capitano, annusa le tracce, raccoglie frammenti di vite spezzate, per fare la giusta giustizia. Eppure, fragile, insicuro (qualcuno direbbe “canaglia”) quando si tratta di affrontare il “Caso” con la C maiuscola, quello della sua complicata vita familiare che sta andando a rotoli, caso ben più difficile da sbrogliare.

 In amore i loro cuori suonavano stonati, ma sul lavoro erano accordati alla perfezione.

Li ho imparati a conoscere, Edoardo e Debora (pur non avendo letto i precedenti “capitoli” che li vedevano nascere come protagonisti) perché mi ricordano che c’è una vita quotidiana, vera, imperfetta, dei protagonisti, che va al di là del “crime”.

C’è in loro (ed in noi, maniaci lettori seriali, che in loro ci immedesimiamo) un’urgenza di dolcezza ed intensità.

Ecco perché mi sono accorta di amare i c.d. cosy crime, perché, è  vero, mi intriga moltissimo il “fatto criminale” in sé, ma mi appassionano in egual misura anche le vicende personali, spesso “sgarruppate”, degli “investigatori” (o aspiranti tali), piene di cambi di prospettiva, di ostacoli, di ribaltamenti.

Nora Venturini, con il suo romanzo, ci regala proprio questo afflato di umanità.

Grazie alla meraviglia dei luoghi. Roma, vista dai finestrini di Siena 23, assomiglia quasi ad un acquarello. È la Roma dei romani, del traffico, ma anche dei monumenti che il mondo ci invidia e delle gallerie d’arte. E del Ponentino che ci accarezza attraverso i finestrini aperti del taxi di Debora!

Grazie anche alla tensione della storia poliziesca, del fattaccio, per intenderci, che regge, eccome, con la giusta “suspence” dall’inizio alla fine del romanzo.

Abbracciare il genere della Venturini ci fa capire che non possiamo definirci una volta per tutte: il giallista duro e puro, non esiste. Dobbiamo spingerci al confronto, aprire le porte all’empatia (Debora, alias Siena 23, ci aiuta molto in questo), alla convivenza di stili.

Un bel romanzo (ed il giallo non fa eccezione) deve farci perdere e ritrovare, uscire da noi stessi e poi tornare più ricchi!

Ed io, di romanzi così, ne ho appena finito di leggere uno…

Editore: Mondadori
Pagine: 336
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Nora Venturini è regista teatrale e sceneggiatrice. Ha firmato numerose regie teatrali e scritto varie serie tv e tv movie. Ha esordito nella narrativa con L’ora di punta, la prima indagine della tassista detective (Mondadori, 2017, ora in Oscar), cui ha fatto seguito Lupo mangia cane (Mondadori, 2018). Nel 2019 è uscita la terza indagine di Debora Camilli, Buio in sala. La serie della tassista detective è stata pubblicata in Germania, in Spagna e in America Latina.

Paesaggio con ombre di Nora Venturini
Concludendo
Una nuova appassionante indagine della tassista “più ispettrice" di Roma, tra tumultuosi moti di cuore e quella “palude” tentacolare, insidiosa, oscura, che è tutto il “mondo" che ruota intorno alle gallerie d'arte della Capitale.
Pro
Il giusto equilibrio tra poliziesco e questioni di cuore, grazie ad una trama gialla leggera e una buona dose di humour!
Contro
Non adatto a chi ama il poliziesco “nudo e crudo".
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