Matteo Stukul: Il cimitero di Venezia

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Venezia, 1725. Mentre un’epidemia di vaiolo miete vittime tra la popolazione, una delle donne più illustri della città viene trovata con il petto squarciato nelle acque nere e gelide del Rio dei Mendicanti. In un clima di crescente tensione, Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, viene convocato dagli Inquisitori di Stato, insospettiti da una sua recente opera, che ritrae proprio quel luogo malfamato: c’è forse un legame tra il pittore e l’omicidio? Mentre, sconvolto, sta lasciando il Palazzo Ducale, Canaletto viene fermato e portato al cospetto del doge, anche lui interessato a quel quadro, il Rio dei Mendicanti. Nel dipinto c’è qualcosa che, se rivelato, potrebbe mettere in grave imbarazzo un’importante famiglia veneziana: un nobile, ritratto in uno dei luoghi più popolari e plebei di Venezia. Perché mai si trovava in un posto simile? Canaletto riceve dal doge l’ordine di scoprirlo e riferire direttamente a lui. L’indagine – che all’inizio lo spaventa e poi, lentamente, lo cattura – lo porta però a frequentare ambienti apparentemente illustri in cui sembrano consumarsi oscuri riti, e nei quali si aggirano figure ambigue, dal passato avvolto nel mistero. Quali segreti si celano nei palazzi veneziani? Quali verità sarebbe meglio rimanessero sepolte?

RECENSIONE

Signor Antonio Canal, noto anche come Canaletto, la prego di seguirmi.

Ecco, inutile dire che quando si sceglie di raccontare la storia avvalendosi della figura di un uomo realmente esistito, il rischio di sbagliare, di esagerare è alto, molto alto, e quando mi trovo di fronte ad opere così, l’approccio alla lettura è sempre indagatore, vado alla ricerca dell’errore, dell’esagerazione, e bene, ammetto che in questo caso non ho trovato nulla di tutto questo, è impeccabile.

La figura del Canaletto è perfettamente calata nella storia, non lo troviamo nei panni di esperto investigatore, ma di artista che si ritrova invischiato in una storia crudele, grazie, o meglio a causa, di un suo dipinto.

Ma andiamo per ordine, ci troviamo nel 1723, Giovanni Antonio Canal, artista vedutista, dipinse il Rio dei Mendicanti. All’epoca dei fatti, un quadro era come una foto, testimonianza di fatti accaduti, di personaggi presenti sulla scena, di crimini, ed è in merito a questo che Canaletto venne chiamato dal doge e da una donna velata, per affidargli un compito, chi meglio di un artista insospettabile poteva seguire gli stessi uomini che aveva osservato a lungo e dipinto? Chi meglio di Antonio Canal poteva scoprire cosa facesse il marito della donna?

Immagino che Canaletto non potesse nemmeno immaginare in che situazione Matteo Strukul lo stesse andando ad infilare.

Nell’epoca in cui a Venezia imperversava il vaiolo, la popolazione era stanca e stremata, la serenissima stava vivendo i suoi primi anni di decadenza e la nobiltà era sempre più corrotta, a complicare le cose, oltre al gelo, il ritrovamento, in laguna, proprio al Rio dei Mendicanti, del cadavere di una giovane nobildonna uccisa col petto squarciato privo di cuore; la scena è perfetta, l’atmosfera palpabile.

Era stata una notte da lupi. Sante era in piedi in barca. Spingeva in avanti il grande remo. Il cielo andava screziandosi di rosa. L’aurora rifletteva sulla laguna e pareva rivelare la calotta di una gigantesca medusa, quasi quest’ultima riposasse sotto il ventre liquido di Venezia.

Da questo momento in poi il romanzo prende diverse strade, per raccontarci personaggi e situazioni che fanno un quadro storico chiaro e completo di Venezia, fondendo storie, fatti e personaggi realmente esistiti ad altri di pura fantasia, legando il tutto magistralmente.

Vengono narrate diverse situazioni, portate avanti parallelamente, una tra tutti, la conosciamo attraverso gli occhi di Isaac Liebermann, medico ebreo, che ci mostra la situazione del suo popolo in città, la ghettizzazione e le maldicenze che lo affliggono, le condizioni in cui versano.

Per passare alla bellezza che ha fatto grande Venezia, con i suoi grandi palazzi adorni di splendide opere, di feste in maschera che celano molto, corruzione, lussuria, tradimento, e per poi raccontarci di cariche politiche e non, che diverse figure occupano, spiegandoci tutto l’impianto gerarchico della Serenissima.

Conosciamo anche, la parte povera della città, i bambini al freddo, senza casa, senza cure, senza cibo, la lotta alla sopravvivenza. Veniamo anche a conoscenza di un periodo ricco di scoperte scientifiche, i primi accenni ai vaccini, e grazie alla splendida figura di Charlotte von der Schulenburg, apprendiamo l’uso di lenti per ingrandire, la meraviglia della lavorazione del vetro, che sapientemente ha imparato da un vecchio maestro; insomma un quadro molto chiaro e veritiero della città agli inizi del 1700.

E così, in questa atmosfera cupa e ricca di dettagli il Canaletto, con l’aiuto di un ricco collezionista inglese, del suo amico irlandese e della donna che ama, Charlotte, si ritrova ad investigare su vicende oscure e storie mitologiche fino ad un ottimo epilogo, al Cimitero di Sant’Ariano, luogo decisamente gotico, lugubre, permeato di oscurità.

E così si arriva alla conclusione della vicenda, ma forse non della storia, che Matteo Strukul lascia in parte aperta, perché chissà, magari ritroveremo parte di questi personaggi un giorno.

Ulteriore nota di merito, la nota dell’autore, ricca di spiegazioni e di una lunga bibliografia, che completa e arricchisce la lettura, come in pochi romanzi ho avuto modo di vedere.

Editore: Newton Compton
Pagine 320
Anno 2022

AUTORE

Scoperto da Massimo Carlotto, ha pubblicato presso le Edizioni e/o La ballata di Mila (vincitore del Premio speciale Valpolicella 2011 e semifinalista al Premio Scerbanenco 2011) e ha anche scritto la sceneggiatura del fumetto Red Dread (Lateral Publish 2012), basato sulle avventure dell’eroina del suo primo romanzo, Mila Zago, disegnato da Alessandro Vitti e vincitore del Premio Leone di Narnia 2012 come miglior fumetto seriale italiano.

Laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Diritti europeo dei contratti, collaboratore con “Il Mattino di Padova”, “La nuova di Venezia e Mestre” e “La tribuna di Treviso”. Ha inoltre ideato e fondato Sugarpulp, movimento letterario veneto che ha ricevuto la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler, nonché direttore artistico dello Sugarpulp Festival. Dirige Revolver, nuovo marchio editoriale di Edizioni BD dedicato al noir. Fra i suoi libri ricordiamo la saga de I Medici (Una dinastia al potere, vincitore del Premio Bancarella 2017, Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia), La giostra dei fiori spezzati. Il caso dell’angelo sterminatore, I cavalieri del Nord e Dante enigma. Nel 2018 esce Rinascimento, il genio e il potere dai Medici ai Borgia (Mondadori). In collaborazione con il fumettista Andrea Mutti ha scritto la saga Vlad, edito da Feltrinelli. Del 2021 Dante enigma e del 2022 Il cimitero di Venezia la prima indagine di Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, entrambi editi da Newton Compton.

Matteo Stukul: Il cimitero di Venezia
Concludendo
Il cimitero di Venezia è un ottimo Thriller storico, in cui la dedizione per la ricostruzione storica è viva e attenta, e ne fa una storia di qualità, che per chi ama il genere è una vera manna.
Pro
Ambientazione perfettamente ricostruita.
Intrecci tra realtà e finzione perfetti.
Molti aspetti dell'epoca ben trattati.
Contro
Dialogo finale un po' troppo smielato.
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