Vito Franchini: Il 9 che uccide

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Sono passati anni dallo scandalo che ha segnato la carriera di Sabina Mondello, dirigente di polizia, a Roma. Finalmente un nuovo incarico operativo, premiante, la porta a Verona, a capo della Squadra Mobile. Appena giunta in città Sabina si ritrova a gestire il decesso di uno studente universitario, il cui corpo viene rinvenuto all’interno della Facoltà di medicina. Sul momento tutto lascia pensare a un suicidio, gesto disperato di un ragazzo troppo giovane: semplice routine per gli inquirenti. Tuttavia, una serie di coincidenze inquietanti con altre morti sospette ed enigmatiche frasi d’addio fanno emergere un dubbio dapprima latente, poi sempre più concreto: dietro ai 9 suicidi individuati da Sabina ci potrebbe essere la mano di un burattinaio, un sadico trascinatore, un Caronte che accompagna anime smarrite nell’aldilà. Solo una mente altrettanto diabolica può trovare il bandolo di tale matassa intrisa di sangue: quella di Nardo Baggio, che dal nulla ricompare a Verona, alterando ogni equilibrio. Nardo è “Il predatore di anime”, colui che ha sconvolto la vita di Sabina anni fa, e che la metterà di nuovo a soqquadro, senza chiedere il permesso, senza sconti. I suoi approcci, i suoi metodi, sono discutibili, sempre al limite, ma nessun altro appare davvero in grado di dare una spiegazione all’unico indizio ricorrente, onnipresente, infestante: il numero 9, che porterà i protagonisti di questo vortice investigativo indietro nel tempo, tra i figli dei fiori, le melodie immortali dei Beatles e una setta demoniaca che seminò morte e terrore a Los Angeles, nell’indimenticabile estate del 1969…

RECENSIONE

Ho trovato questo libro un lungo, puntiglioso, preciso e per certi versi esemplare, esercizio di stile.

Prendiamo degli investigatori, scegliamo la città e imbastiamo una storia.

Una storia che serva a descrivere in maniera dettagliata fino al parossismo, i metodi investigativi più o meno “leciti”.

Ne viene fuori un volume piuttosto corposo.

Un libro che ci dimostra innanzitutto che i nostri “beniamini” dei libri polizieschi non sono eroi instancabili.

Sono persone come noi che lavorano, seguono (non sempre) protocolli e arrivano (quasi sempre) a conclusioni basandosi sui fatti.

La vicenda viene risolta: al lettore restano però molte domande inerenti al movente, alle dinamiche dei fatti, ma di sicuro non riguardo all’indagine, sviscerata nei minimi particolari.

Spesso (forse troppo) il ritmo rallenta, lasciando spazio a lunghe digressioni.

Potrebbero sembrare molto didascaliche, ma nella loro interezza riescono a darci una visione di insieme di tutto il lavoro.

Il mio plauso personale a Vito Franchini.

Soprattutto alla sua perseveranza nel documentarsi sulle tecniche e sulla costruzione dell’indagine. 

Il 9 che uccide è un libro che non è possibile “divorare”, probabilmente perché è l’autore stesso a non averlo concepito con questo scopo.

Editore: Giunti
Pagine: 323
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Vito Franchini è nato in Persia

Ha origini mantovane, ha 44 anni, è laureato in legge ed è padre di due bimbe.

Con esperienze di vita in 3 dei 5 continenti, ha scelto un lavoro che gli consente di continuare a traslocare a interventi regolari. 

Appassionato di musica, di numerologia e di antropologia.

Riversa nei suoi romanzi il frutto dei suoi studi e parte delle sue esperienze professionali  che lo hanno portato a condurre indagini in diversi ambiti criminali.

Vito Franchini: Il 9 che uccide
Concludendo
Siamo davanti ad un poliziesco puro e sono certa che gli “addetti ai lavori” potranno apprezzare anche quelle piccole sfumature che al lettore medio e superficialmente informato, sfuggono. Tanto di cappello anche al cammeo dedicato agli “scarafaggi” più famosi della musica!
Pro
Dettagliato
Estremamente didascalico con tutti i riferimenti possibili per potersi documentare su fatti e aneddoti
Contro
Digressioni troppo lunghe che rallentano il ritmo troppo spesso
Linguaggio troppo vicino al “parlato”, troppo colloquiale
Solo coi due personaggi principali l’autore scende in profondità, mentre gli altri sono appena accennati in modo superficiale con inevitabile “assottigliamento” dello spessore generale del contenuto
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