Le invisibili di Gabriella Genisi, Marilù Oliva, Mariolina Venezia, Grazia Verasani

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Penserete di essere soli, in una strada buia di una periferia del Nord, sul set di un film a riprese finite o perfino in mare aperto.

Ma loro vi vedono, anche se voi non le guardate.

Sono creature di confine, relegate ai margini della società e dimenticate da tutti.

Sanno che la vita può essere crudele ed è proprio allora che si diventa più crudeli di lei.

Le protagoniste di questi racconti sono donne. Sono mamme, figlie, assassine spinte da passioni incontrollabili, o ragazze che quella vita criminale l’hanno scelta.

Aspiranti rockstar soggiogate da viscidi produttori, attrici per caso, truffatrici approdate dall’Est Europa nel Sud Italia più profondo.

Ma anche persone comuni, che quando la sera rientrano a casa trovano una madre dispotica ad aspettarle davanti alla tv.

Sono state vittime e poi carnefici, innamorate e poi disilluse, sognatrici a cui hanno rubato i sogni.

Una cosa le accomuna: da tempo hanno smesso di fingere.

E hanno fatto i conti con sentimenti inconfessabili.

Perché quando le cose ti appaiono in un lampo come stanno davvero, non puoi tornare indietro.

RECENSIONE

Penserete di essere soli. Ma loro vi vedono, anche se voi non le guardate. Prede di un sistema ingiusto e oppressivo, hanno fatto del delitto la sola via di fuga. SONO LE INVISIBILI.

Quattro scrittrici, quattro racconti, quattro storie di donne, che combattono, ciascuna a modo suo, per la loro rispettabilità, libertà, desiderio di affermazione ed emancipazione.

Sono urla silenziose, le loro, perché le donne sono ancora spesso (drammaticamente troppo spesso) invisibili, appunto, come il titolo dell’antologia.

Anche quando travalicano il confine tra il Lecito e l’Illecito, il Bene ed il Male. Quando conoscono le tentazioni della notte, ma smettono di ostinarsi a fare come le stelle (più il buio aumenta, più diventano belle).

Quando si arrendono all’oscurità, per divenire loro stesse tenebre, trasformandosi tutte in DONNE CRIMINALI.

Nel primo racconto, quello della Genisi, Le guardiane del faro, troviamo un realismo magico alla Gabriel Garcia Marquez, ma ambientato nel Salento, una terra di mistero, dove il mito si mescola quotidianamente con il reale.

Ci sono sirene di pietra scolpite sotto i balconi e sui portoni di svariati palazzi salentini.

E sirene affascinanti e perverse infarciscono i racconti delle nonne pugliesi, insieme alle storie nere, dense di “macare e macarie”.

Mettendosi in sintonia con le leggende ancestrali del suo Salento, la marescialla Chicca Lopez risolve così un delitto atipico, portando alla luce la storia di tre generazioni di donne che hanno rappresentato un paradigma criminale in continua evoluzione.

Una nonna piratessa dei mari, una zia trafficante d’armi, e una nipote pirata informatico (e la storia potrebbe anche continuare …).

Nel secondo racconto, L’ultimo blues di Salome’ di Marilù Oliva, la detective Micol Medici deve far luce su un efferato omicidio avvenuto nel sottobosco sordido e vile del mondo dello spettacolo, in cui ci sono uomini che usano le donne, le strizzano, e poi, tirata fuori tutta la loro linfa vitale, le gettano nell’immondizia, facendole sentire inutili, sporche, pezze da piedi.

Anche qui serve tutta la sensibilità femminile di Micol, per arrivare alla soluzione.

Per capire che il morto è stato profanato alla gola, perché lui per primo aveva dissacrato quel posto, essenziale per un cantante, o, meglio, UNA cantante.

Una donna, chiaro: sconfitta, abbattuta, sola.  

Lei si traveste da guerriera della notte. Cerca i furfanti e taglia loro la gola. Non spara al petto, non avvelena, no: recide là dove loro l’hanno ferita. In fondo, non è spinta da malvagio sadismo, vuole solo ripristinare un equilibrio scardinato. È una giustiziera.

Il terzo racconto, Lettera alla mia giudice di Mariolina Venezia, è una struggente lettera di confessione (e di rivelazione, o meglio, liberazione), indirizzata da una madre, macchiatasi del crimine più ignobile di tutti, al magistrato – donna, moglie e madre – che, tempo prima, a quella sua colpa indicibile, l’aveva decisivamente inchiodata, Imma Tataranni.

Un riconoscimento di colpe, peccati, errori.

Soprattutto, un’esortazione, da donna a donna, a non tradire mai sé stesse, a non cadere nella tentazione di indossare la vita come un abito confezionato, anche se non fa per noi, a non accettare di mentire per quieto vivere.

Perché sono tutti sbagli che si pagano, sempre e a caro prezzo.

Prima o poi, la felicità che ti sei negata, facendoti muovere i fili da altri, come una burattina, ti scoppia dentro come una bomba atomica, e allora non si torna indietro.

Non so quanto tempo era durato l’abbraccio. La mia bambina aveva le braccia livide e non respirava più.

Infine, Do ut des di Grazia Verasani, un doppia sofferenza in questo quarto racconto. Una figlia in balia dei ricatti affettivi e della prepotenza della madre, e una moglie, battuta dalla vita e dal marito.

Le macerie (e miserie) domestiche di un’ordinaria periferia di città.

Dominio fisico e psicologico, solitudine, tribolazione, amarezza. Un’unica, possibile, agghiacciante, conclusione.

Non c’era altra parola da smerciare ad un prete in punto di morte. DELUSIONE.

Personalità molto diverse.

Tante citazioni, letterarie, cinematografiche, e non solo.

Quattro voci liriche che diventano quasi un “unicum”.

Un filo nero come la pece lega le quattro scrittrici e le loro storie.

Non c’è spazio per la speranza, per il lieto fine.

Non c’è futuro per le donne comuni, su cui nessuno si sofferma, per “Le invisibili”.  

Salvo, forse, il gesto estremo.

Una fine assoluta, dolce, come una frangia di capelli che ricade sugli occhi. E non la sposti più.

Editore: Rizzoli
Pagine: 228
Anno pubblicazione: 2022

AUTRICI

Gabriella Genisi, barese, ha inventato il personaggio del commissario Lolita Lobosco, la poliziotta più sexy del Mediterraneo, protagonista di alcuni romanzi pubblicati da Sonzogno, e di una fortunata serie TV. Nel 2019 è uscito “Pizzica Amara”, il primo libro di una nuova serie, sempre con una protagonista femminile, la giovane e intraprendente marescialla dei Carabinieri Chicca Lopez.

Marilù Oliva, bolognese, classe 1975, insegna lettere alle superiori, oltre ad essere scrittrice, saggista e critica letteraria.

Mariolina Venezia, materana, è scrittrice, sceneggiatrice di fiction televisive (La Squadra, Don Matteo e numerose altre serie) e poetessa. È “mamma” letteraria del P.M. Imma Tataranni, protagonista di diversi suoi romanzi, e a cui è ispirata la serie TV Imma Tataranni-Sostituto procuratore.

Grazia Varasani, nata a Bologna nel 1961, è una personaggio poliedrico: scrittrice (tra i suoi libri, ricordiamo “Quo vadis, baby?”, che è diventato un film, e poi una serie Tv), autrice teatrale e cantautrice (ha scritto anche per artiste come Paola Turci e Silvia Mezzanotte).

Le invisibili di Gabriella Genisi, Marilù Oliva, Mariolina Venezia, Grazia Verasani
Concludendo
Quattro scrittrici noir d'eccezione ci regalano una raccolta di racconti a tema criminale, molto diversi tra loro, ma con un denominatore comune: il mondo del male, visto da una prospettiva originale, quanto disperata, tutta al femminile.
Pro
Quattro voci femminili che si fondono, “cantano”, dolorosamente, all'unisono, pur mantenendo evidente la loro diversità (di formazione, personalità e anche di stile narrativo)
Le storie sono compiute, ben strutturate, e quindi apprezzabili anche da chi (come la sottoscritta), solitamente, non ama le antologie di racconti.
Contro
Nulla
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