Luca Arnaù

Luca Arnaù è noto nel mondo del giornalismo e dell’editoria.

Direttore responsabile di diverse riviste storiche di gossip e attualità come Eva 3000 e Nuova Epoca, scrive per il cinema e la Tv.

Dall’età di 18 anni vive per scrivere e scrive per vivere , intervista i serial killer più feroci della cronaca italiana come Donato Bilancia e Maurizio Minghella .

Cresce tra i caruggi di Genova, ma diventa milanese d’adozione, ambiente ideale per la sua attività di giornalista e ghost writer.

Numerosi i personaggi della Tv e dei reality che hanno fatto ricorso alla sua penna per pubblicare un libro.

Luca Arnaù - L'enigma di Leonardo

Dopo aver scritto innumerevoli articoli, sceneggiature e racconti, nel 2021 Luca Arnaù approda sul mercato editoriale con Le dieci chiavi di Leonardo, un thriller storico in cui confluiscono le sue passioni per la storia e i gialli.

Dopo il successo riscosso dal primo volume, nel Luglio del 2022 esce L’enigma di Leonardo, sempre in collaborazione con Newton Compton Editori.

Questo libro ha sicuramente tridimensionalità e questo grazie a Leonardo, reso più umano rispetto al personaggio astratto che abbiamo studiato sui libri, e all’ambientazione colorata, come so che l’autore ama creare, con i toni dell’epoca.” Chantal Guzzetti, QUI la sua recensione di L’enigma di Leonardo.

Luca Arnaù ha gentilmente risposto alle nostre domande

  1. Ogni autore ha un rapporto personale con i suoi personaggi. È quasi sempre bello, anche quando decidono di prendere vita e scombinano i piani dello scrittore, ed è anche risaputo che alcune caratteristiche dei personaggi vengono tratte da amici o conoscenti, a volte da persone incontrate in caffetteria. Credo sia capitato anche a te, ma cosa ci racconti del Leonardo di Le dieci chiavi di Leonardo rispetto a questo Da Vinci?

Riguardo il discorso dei personaggi posso dire che è molto divertente: chi mi conosce bene credo si faccia grandi risate a ritrovarsi o a ritrovare qualcuno che conosce in qualche personaggio di passaggio.

Per esempio Isaac Demetrius, il personaggio principale dell’Enigma, esiste davvero! Ma veniamo alla domanda sulla differenza tra Leonardo nel primo e nel secondo libro. Credo che non si tratti tanto di una diversità, ma di una crescita.

Nelle Dieci Chiavi di Leonardo, il protagonista è ancora un giovane maestro di campagna, è giovane, non è famoso né come artista né come inventore. Per la prima volta si trova di fronte al Male, con la M maiuscola. E ne rimane sconvolto.

Nel secondo libro, L’Enigma di Leonardo, c’è una maggiore consapevolezza. Come se Leonardo si fosse vaccinato contro l’orrore. Anche se alla fine…

2. A proposito dell’ambientazione storica, molto affascinante, e parliamo della fine del 1400, come nasce il tuo interessamento per questo periodo storico e del tuo protagonista di questa storia?

Io mi considero uno scrittore di thriller.

Il fatto che si svolgano nel passato viene dal fatto che ho scelto un giovane Leonardo da Vinci come protagonista.

Ma questo diventa un coefficiente di difficoltà in più, come nelle gare di tuffi. Il mio protagonista indaga su delitti terribili, senza poter usare nessuno dei moderni metodi scientifici come il DNA, le impronte, il gascromatografo… Leonardo ha a disposizione il suo genio, la sua perspicacia, la sua intelligenza. E nulla più.

3. In questo romanzo ci hai fatto visitare città come Firenze, Genova e Milano. Genova è la tua città natale, ma che rapporto hai con queste città? Si tratta di un legame sentimentale o forse sei tornato a visitarle per poter scrivere questo libro?

Io scrivo fiction. Quindi creo un mondo, lo immagino, lo faccio vivere. Ma non è necessariamente un mondo reale. Altrimenti farei il saggista.

I posti della mia anima sono quelli in cui ho vissuto, ovviamente, quindi Genova e Milano. Firenze, anche se fa da sfondo alle gesta dei miei personaggi, la conosco poco dal vivo. Ma l’ho girata tutta sulle mappe del Rinascimento e con la fantasia.

La immagino, cerco di vedere quello che vede Leonardo, o Bencio che è il suo assistente. Per esempio l’Hostaria del Budellino, dove i miei personaggi vanno spesso a cena, esiste davvero.

Ci sono capitato per caso, ho mangiato bene, e quindi, se penso a un posto a Firenze legato al cibo, penso a quello. Ma non so neppure se loro sanno di essere nelle mie pagine!

4. Premetto che non ho sentito il bisogno di documentarmi per avvalorare il testo. La storia sta in piedi benissimo per come ce l’hai presentata e so che hai fatto ricerca, tuttavia mi è sorta una curiosità sui personaggi: quanti sono realmente esistiti? Mi riferisco anche ad alcuni che appaiono brevemente. E le loro caratteristiche sono inventate? Mi chiedevo se Leonardo davvero non mangiasse animali.

I testi del tempo raccontano di un giovane Leonardo vegetariano, che non mangiava carne. Ma amava il vino, le battute, si vestiva di colori vivaci.

Chi lo descrive dice che fosse vanitoso: portava i capelli e la barba lunga in un momento in cui tra gli uomini andavano di moda tagli più corti.

Ho letto su di lui tutto quello che ho trovato. Coloro che lo raccontano scrivono di un tipo simpatico, alla mano. Non certo l’anziano curvo e col barbone che è arrivato a noi nell’iconografia ufficiale.

Comunque per i miei personaggi vale il discorso che ho fatto sui luoghi: scrivo romanzi, quindi racconto una mia realtà.

Fra Girolamo Savonarola, per esempio, è come io lo immagino. Petulante, fanatico, integralista… Ma è il mio Savonarola! 

5. Il personaggio dello Scorpione di Giada è sicuramente il più particolare. L’Ammiraglio è crudele, Leonardo è geniale e crea un gruppo saldo, ma avevi già le idee chiare sulle sorti dello Scorpione?

No. Io scrivo di getto, spesso non rileggo.

E mi lascio sempre guidare dall’istinto.

Non mi faccio schemini prima, non decido le caratteristiche del personaggio a tavolino.

Lascio che cresca col testo. Ho scoperto anche io la sorte dello Scorpione… scrivendola!

6. Sappiamo che sei un giornalista da quando hai 19 anni e hai trattato molta cronaca nera che ti è servita per conoscere da vicino la mente di alcuni serial killer. Forse la tua penna è rossa per questo motivo, e avrebbe un senso, ma a questo punto puoi dire che preferisci scrivere un libro o un articolo?

Diciamo che il giornalismo è ancora il mio lavoro primario.

Ogni giorno faccio articoli, non sempre su cose che mi interessano. Spesso non sono io che scelgo cosa scrivere, su argomenti che mi sono dati da altri: devo confrontarmi con editori, direttori, colleghi… Posso averne più o meno voglia, ma è il modo con cui mi guadagno da vivere.

Scrivere romanzi è la mia vita parallela, un po’ come Clark Kent che si trasforma in Superman, Peter Parker nell’Uomo Ragno.

Io mi immergo nel mio mondo e lo creo, poi grazie alla scrittura, lo racconto a chi mi legge. 

7. Il colloquio con te è stato di ispirazione per noi lettori. Sei una persona alla mano e questo, ne sono certa, arriva al lettore anche tramite i tuoi scritti. Abbiamo anche  intuito che il thriller storico è pane per i denti di una buona casa editrice. La tua di scrivere questo genere è stata una scelta più di pancia o sapevi che poteva essere un genere che suscita interesse?

Beh, scegliere Leonardo Da Vinci come protagonista è stato un bell’azzardo.

In molti prima di me ci hanno provato. In molti più famosi e bravi di me hanno fallito, spesso proprio perché era una scelta dettata solo da un progetto nato a tavolino.

Io credo di aver fatto un buon lavoro perché quella storia era dentro di me, quei personaggi erano già lì. E i lettori mi hanno premiato comprando i miei libri.

Sembra semplice il ragionamento “il romanzo storico funziona, quindi scrivo quello”. Ma quanti sono quelli che lo fanno e poi ci riescono davvero?

Le mie sono sempre scelte di pancia, altrimenti non arriverebbero a chi legge… 

8. Se dovessi indicare tre parole che ti rappresentano, quali sceglieresti?

Sognatore, sicuramente. Ma anche coraggioso e istintivo. Faccio quello che decido di fare cercando di spingermi al massimo. Cerco sempre i miei limiti. Non sempre li trovo, ma almeno provo a sfidarmi…

9. Se dovessi scegliere tre cose di cui non potresti mai fare a meno, ovviamente escludendo la scrittura, quali sarebbero?

Mia moglie Anna e i miei figli Lorenzo e Sofia Chiara. E sono già tre. Ci aggiungo il mio cane Neve. Il mio lavoro di giornalista che non è solo scrittura, ma indagine, ricerca, attenzione. E i miei viaggi in giro per il mondo.

10. Prima di salutarci che messaggio o augurio ti piacerebbe lasciare ai nostri lettori?

Vorrei davvero che si divertissero a leggere i miei libri.

Io cerco di trasmettere sempre emozioni: paura, soprattutto, ma anche tensione, sconcerto, ironia…

Mi piacerebbe moltissimo che chi legge il mio Leonardo sentisse quello che ho cercato di trasmettergli, che provasse quel filo di spensieratezza che cerco di trasmettere.

Vorrei che chiudessero sempre il libro chiedendosi: “Poi che succede?”…

ThrillerLife ringrazia Luca Arnaù per la disponibilità

a cura di Chantal Guzzetti

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