Antonio Lanzetta: quando la finzione spiega la vita reale

Antonio Lanzetta

Lo scrittore è nato il 12 Febbraio 1981 a Salerno, dove vive e lavora.

Laureato all’Università degli Studi di Salerno, ha un trascorso da musicista nella band Kernel Zero 

Dopo aver iniziato la sua carriera come autore di romanzi fantasy, ha pubblicato Warrior e Revolution per la Corte editore, vira verso il thriller iniziando con il racconto breve Nella pioggia, finalista al premio “Gran Giallo Cattolica”.


Il Buio Dentro gli permette di valicare i confini nazionali venendo tradotto da Bragelonne, una delle più prestigiose case editrici d’oltralpe, in Francia, Canada e Belgi.

Lo stesso romanzo viene anche citato dal Sunday Times come uno dei cinque thriller non inglesi migliori del 2017

Questo gli vale la partecipazione, quale rappresentante dell’Italia, al festival letterario internazionale Quais Du Polar 2018 di Lione.

I Figli del Male è uscito in libreria nel marzo del 2018, un thriller psicologico ambientato nella provincia oscura di Salerno.

Le colpe della notte è il terzo e ultimo romanzo della Trilogia del buio, uscito nel 2019 per La Corte editore

Antonio Lanzetta è stato anche opinionista di cronaca nera per la Vita in diretta su Rai Uno.

Il tempo dell’odio è il suo romanzo più recente, pubblicato da La Corte editore nell’Ottobre del 2022.

La penna è feroce, l’atmosfera è tragica e per il lettore non c’è scampo.

Un bel romanzo – Il tempo dell’odio – denso di emozioni, con personaggi ben caratterizzati che utilizza in modo preponderante il monologo interiore dei protagonisti, per enfatizzare empatizzando con loro, mentre il romanzo si snoda nella boscaglia che permette di nascondere orrori ma anche protegge le persone alla vista..

Barbara ha letto e condiviso la sua lettura per Thriller Life QUI

Antonio Lanzetta ha gentilmente risposto alle nostre domande

1. Il tempo dell’odio affonda le sue radici nel male oscuro di un’epoca che si vorrebbe solo dimenticare, come una vergogna troppo grande da confessare. Il fascismo, il nazismo, le barbarie della seconda guerra mondiale. Le immagini sono pugni nello stomaco, le scene affiorano dall’inchiostro con atroce vividezza. Ogni dettaglio è al posto giusto. Sembra che tu abbia attinto da una fonte presente all’epoca dei fatti. Hai avuto la possibilità di rivivere il 1943 attraverso i ricordi di qualcuno oppure è tutto frutto di un’accurata documentazione?

Ho fatto il pieno di informazioni per ricostruire il sud Italia e, in particolare, la mia provincia, in quei mesi che anticiparono lo sbarco degli Alleati a Salerno a settembre del 1943 (Operazione Avalanche), leggendo dei resoconti storici dell’epoca e attingendo ai racconti degli anziani, agli echi delle storie dei miei nonni.

La storia del nostro paese ha tanto da offrire e si presta per la narrazione.

2. Michele ha solo 14 anni e in poche righe lo costringi a crescere, a diventare protagonista di una storia che non avrebbe mai voluto vivere. Rabbia, vendetta, dolore, sono i muri che deve scalare e che il lettore vorrebbe abbattere per lui. La preadolescenza è un’età fragile; ogni parola, ogni gesto hanno un peso specifico estremo. È in questa età che molti dei tuoi personaggi si trovano a raccontare le loro storie. Perché questa scelta?

Adoro leggere i romanzi di formazione.

C’è qualcosa di magico nel mostrare il mondo attraverso gli occhi dei ragazzi ed è una cosa che ho scoperto da bambino, leggendo i romanzi di Mark Twain, e che mi porto dietro ancora oggi, a quasi quarantadue anni.

Appena entro in libreria, dopo un breve giro, mi ritrovo attratto come da una calamita nel reparto della letteratura per ragazzi.

Forse è la mia comfort zone, chissà, ma parlare dei ragazzi è anche il modo per comprendere la via attraverso la quale si diventa adulti. 

3. Il tempo dell’odio ci introduce subito in quello che il titolo suggerisce, solido e realistico il racconto ad un certo punto sconfina nell’horror e l’atmosfera diventa torbida ed inquietante come nei migliori racconti kinghiani dell’epoca d’oro. Forte il respiro di orrore puro delle firme più prestigiose; quello sussurrato nei racconti perturbanti di Shirley Jackson, quello servito come piatto quotidiano delle storie di King, il male folle di McCarthy. Quanto hanno influito i grandi maestri nel tuo stile narrativo? Se ci dovessi indicare qualche autore di horror contemporaneo, chi ci potresti consigliare?

Quanto hanno influito? Tantissimo… resto dell’idea che non esista miglior modo per imparare a scrivere se non leggere, assimilare e fare tesoro dei romanzi degli altri.

Sinceramente, da lettore, non spreco tempo in letture che non possono o non riescono a insegnarmi qualcosa.

La letteratura di genere in Italia è stata maltrattata dalla critica e dalla stessa editoria per motivi che non sto qui a ripetere, ma ha tanto da offrire perché attraverso la metafora e la finzione si riesce a spiegare la vita reale.

All’estero, ovviamente, tira un’aria diversa… un’autrice che mi sento assolutamente di consigliare è Catriona Ward.

Dovete leggere il suo romanzo “Una casa in fondo a Needless Street” perché è un’opera notevole.

4. Scegliere di parlare del Male, di tracciarne i contorni indefiniti nel periodo storico più cattivo di sempre; sembra quasi che tu abbia voluto imprigionare nel tuo mostro i sentimenti più neri e turpi dell’anima dell’epoca. Da dove nasce questa scelta storica?

Il Male è nelle persone, in tutti noi, e citando Lovecraft, nelle cose che l’uomo non riesce a vedere, nell’ignoto.

Non c’è nulla di più spaventoso dell’incertezza.

Per questo temo che, leggendo tutti i giorni i giornali, stiamo ancora vivendo un periodo nero e cupo.

Dicono che la storia dell’uomo sia ciclica, che le cose a un certo punto si ripetano: a me invece pare che ci si muova lungo un binario dritto, in un tunnel buio.

5.  “I ricordi dobbiamo tenerceli stretti. Alla fine ci restano soltanto quelli.” Questa frase estratta da Il tempo dell’odio è un concentrato di emozioni, si sente l’eco di un pensiero molto intimo. Quanto ti appartiene? 

Grazie!

I ricordi sono fondamentali perché aiutano a tenere stretti i momenti positivi vissuti e a imparare dai propri sbagli.

Credo che la narrativa, oltre a intrattenere, debba usare la finzione per provare a spiegare la vita, a dare risposte a domande fondamentali e che non esiste miglior modo per toccare le corde emotive delle persone che stabilire un legame intimo, un ponte, tra autore, romanzo e lettori.

6.  Siamo abituati a vivere le tue storie e seguire i tuoi personaggi in più libri, come la Trilogia del buio. Anche questa storia sembra volerci portare oltre i confini del libro. Ci aspetta un seguito? Ci puoi rivelare qualche retroscena?

Ogni mio libro ha, di base, un finale aperto perché credo che i romanzi debbano in qualche modo essere uno specchio della vita reale.

L’esistenza degli esseri umani, per esempio, è incerta: non sappiamo cosa ci accadrà domani e quindi, allo stesso tempo, non esiste miglior conclusione di un romanzo se non un finale aperto, quindi chissà…

7.  Il Sunday Times ti ha definito Lo Stephen King italiano” 
È indubbio che il paragone sia lusinghiero ed entusiasmante, ma implica, per ogni pagina che scrivi, aspettative non indifferenti. Senti il peso della critica letteraria, ne subisci il giudizio, oppure riesci ad essere distaccato?

È un paragone insostenibile che mi porto dietro dal 2017 e che, come lettore accanito di Stephen King mi lusinga, dato che ho iniziato a scrivere proprio per emulare, all’inizio, i romanzi degli autori che mi avevano appassionato.

Per quanto riguarda la critica, il primo a criticare la mia scrittura sono proprio io e quando lavoro a un nuovo progetto cerco di riprodurre la storia che, da lettore, vorrei leggere.

Soprattutto, cerco di scrivere migliorando stile e contenuti di romanzo in romanzo, di sviluppare e consolidare una voce narrativa che sia soltanto mia e che mi renda distinguibile nella moltitudine di pubblicazioni e proposte di lettura in libreria.

8.  Passando alle domande più leggere, vuoi raccontarti a noi con tre aggettivi che ti contraddistinguono?

Mmmm… sono una persona curiosa, semplice ed empatica.

9.  Se dovessi scegliere tre cose di cui potresti mai fare a meno…

Potendo estendere la risposta a tematiche forse meno personali e più globali: la sofferenza, la violenza e la diseguaglianza tra le persone, in tutte le sue forme.

10.  Prima di salutarci quale messaggio o augurio ti piacerebbe lasciare ai nostri lettori?

Leggere sempre, leggere comunque, appena si ha tempo e non solo autori famosi.

Non lasciarsi “fregare” dal marketing e avere il coraggio di scoprire autori e proposte nuove.

Thriller Life ringrazia Antonio Lanzetta per la disponibilità

a cura di Barbara Terenghi e Patty Pici

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