Valeria Corciolani: è una questione di prospettive

Valeria Corciolani

Valeria Corciolani

L’arte fa parte del suo corredo genetico da sempre e la scrittura è solo uno dei mondi creativi in cui ama intrattenersi.

Valeria nasce a Chiavari, città a cui è legatissima, dove vive e lavora tutt’ora.

Scrittrice, illustratrice, insegnante di fumetto, e sceneggiatura, conduce laboratori ludico-creativi per adulti, disabili e anziani, si occupa di fotografia, allestimenti e complementi di arredo in eco-design.

Si diploma all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e frequenta l’Accademia Disney di Milano: «dove ho prodotto ettometri quadrati di paperi»

Nel 2010 esce il suo primo romanzo Lacrime di coccodrillo, per la Mondadori.

«da lì non mi sono più fermata.»


Segue Il morso del ramarro pubblicato prima con Emma Books e poi anche in edizione cartacea da Erba Moly Editore, finalista al Premio internazionale di letteratura Città di Como 2015, e La mossa della cernia.

Valeria Corciolani scrive racconti che verranno poi inseriti in antologie come Il gatto, l’Astice e il cammello (Antologia Giallo Panettone, 2012, Mondadori a cura di Luca Crovi) e Mephisto (Antologia Animali Noir, 2016, Falco Editori a cura di Cristina Marra)

Con l’arte e con l’inganno, nel 2021 inaugura la nuova serie legata al mondo dell’arte, di Nero Rizzoli.

Valeria Corciolani ha creato la protagonista perfetta per solcare il genere giallo con ironia e cura dei dettagli, come solo una storica dell’arte può fare.

Nel 2022 esce Di rosso e di luce per Nero Rizzoli, secondo romanzo della serie dedicata a Edna Silvera.

Di rosso e di luce è un romanzo estremamente divertente, a tratti esilarante, ricco di battute spassose, dialoghi effervescenti e situazioni imbarazzanti, in cui l’autrice sfoggia un lessico molto ricco e variegato

Valentina Pace ha letto e recensito il libro di Valeria Corciolani per Thriller Life QUI

Valeria Corciolani ha gentilmente risposto alle nostre domande

1. Nel tuo ultimo libro – Di rosso e di luce – le protagoniste sono una storica dell’arte, Edna, e un’esperta in materia, Lara. Tu stessa hai una laurea in Belle arti e sei un’illustratrice di successo. Puoi raccontarci il tuo rapporto con l’arte e i libri antichi?

Ve lo racconto proprio con le parole di Edna:

«Osservare la stessa opera d’arte che so, per mezz’ora?» continua Edna, indicando con gli occhi il ragazzo, «È il motivo per cui è nata l’arte. L’arte serve a ripescare quello che siamo, cercando di sgretolare lo scellerato “progetto” che ci viene costruito addosso dal primo vagito: quello di dover diventare per forza “qualcuno” per essere felici, ma “qualcuno” chi e per chi? Invece guardati intorno» allarga le braccia, «solo meraviglia. E basta. Perché la magia dell’arte sta tutta qua: nel non chiedere di diventare nulla di diverso da quello che già siamo, senza confini, limiti e discriminazioni. Perché l’arte è fatta per tutti e appartiene a chiunque.» Sorride «L’arte è equa. Come il caos, ma con meno casini.»

E ne sono fermamente convinta, anche perché l’arte è nata soprattutto per “raccontare”, specialmente nel passato, quando leggere e scrivere era un privilegio per pochi e all’arte era affidato il compito di narrare le storie rendendole “leggibili” a tutti.

2. Il romanzo si apre e si chiude con Lucifer, il letale pesce combattente del Siam e con la sua danza mortale, qual è esattamente il suo ruolo nell’economia del romanzo? Come mai hai scelto un animale tanto peculiare?

Ahahah, Lucifer! Beh, chi un po’ mi conosce sa che gli animali sono sempre presenti tra le mie pagine, a volte a partire persino dal titolo.

Questa volta a guidarmi nella scelta è stato soprattutto il colore: tutto il romanzo è intriso di rosso, non solo dal punto di vista cromatico, ma anche per i molteplici significati artistici e simbolici che questa tinta si porta appresso, riferimento al sangue compreso.

Insomma, pensando a un animale di quel colore la prima cosa che viene in mente è il classico “pesce rosso”, ma la versione Betta Splender, con la sua peculiare (e letale!) attitudine, era decisamente più in parte ad aprire e chiudere la rossa vicenda, e non solo dal punto di vista cromatico.

3. Nel corso del romanzo il personaggio di Lara Bonfiglio subisce una notevole evoluzione e, alla fine, impara a tirare fuori le unghie per difendere il proprio operato e ottenere ciò che le spetta di diritto. Inoltre è riuscita a guadagnarsi la stima di Edna. L’evoluzione dei personaggi rappresenta per osmosi anche una tua evoluzione personale?

Sono convinta che l’evoluzione dei personaggi sia il nodo cruciale in ogni storia che si racconti, proprio perché rispecchia ciò che accade nella vita e in ciascuno di noi.

In fondo la trama gialla, che c’è ed è bastevolmente fitta di colpi di scena, alla fine diventa quasi un pretesto per raccontare ciò che amo di più: la gente e la vita, dove quotidiano, luoghi, persone… tutto si impasta e si mescola con l’indagine.

Sarà che da lettrice non amo il seriale “cristallizzato” dove tutto si ripete all’infinito senza modificarsi: i miei personaggi si muovono in una realtà in continuo divenire che a volte muta anche il loro modo di vedere e affrontare le cose (o “la prospettiva”, come direbbe Edna) perché ciò che accade nei romanzi precedenti inevitabilmente li trasforma, così ogni storia diventa una “nuova storia”.

Esattamente come accade nella vita

4. Edna Silvera è un personaggio molto ben caratterizzato, ricco di un’ironia tagliente e di un intuito infallibile, con cui il lettore entra subito in sintonia. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare? Quanto c’è di Valeria Corciolani in Edna Silvera?

Edna è in un certo senso la meta a cui aspiro, forse per la mia assoluta incapacità a dire dei no (mi hanno anche regalato dei libri in proposito, ma si vede che non li ho fatti miei…) perché Edna da sempre, figuriamoci ora che è alla soglia dei sessant’anni, è affrancata dal desiderio di piacere o di essere benvoluta a tutti i costi, cosa che le lascia la meravigliosa libertà di dire quasi sempre ciò che pensa.

Anzi, togliamo pure il quasi, lo dice e basta.

Sia con la madre Zara, che disperde più badanti che starnuti, sia sul lavoro, tra l’altro dopo numerosi incontri con i lettori e le tonnellate di commenti e messaggi che ricevo sui social, posso affermare con cognizione di causa che è un desiderio così ampiamente condiviso da far quasi impressione! 

Forse di mio, in Edna, può esserci quel filo d’ironia condito dall’attenzione ai dettagli: ma la cosa finisce lì, Edna è una mina vagante, impulsiva e instabile, come avere a che fare con un elegante baccarat colmo di nitroglicerina: basta un niente che deflagri l’apocalisse, e un po’ la invidio.

5. Edna e sua madre sono legate, ma hanno un rapporto piuttosto difficile. Secondo te, cos’hanno di complicato, ma anche di speciale, le relazioni familiari?

Ah, Zara!, la fulgida madre di Edna, un’ottantenne accomodante come un T-Rex che si è appena visto soffiare la cena e che fa scappare una badante dietro l’altra. 

La famiglia è forse il primo luogo in cui si impara ad ascoltare, a condividere, a sopportare, rispettare, aiutare… e pure a difendere con le unghie e coi denti i propri spazi e la propria identità.

Insomma, la famiglia è dove ci si forma come “persone”, nel bene e nel male, e qui sta la sua magia. 

Poi vabbè, in certi casi la famiglia può diventare ingombrante o fastidiosa, un po’ come la maglia di lana di un tempo avete presente?, quella che faceva prudere e non vedevi l’ora di levartela di dosso, per scoprire, una volta senza, che in fondo ti manca il suo caldo, seppur a volte irritante, abbraccio. 

6. Da illustratrice mi sembra quasi naturale che tu abbia già immaginato una possibile evoluzione illustrata delle storie di Edna e Lara. Un bel Graphic Novel in rosso?

I miei due grandi “amori”, scrittura e disegno, uniti a raccontare le mie storie?

Sarebbe davvero bellissimo!

7. Come si passa dall’arte grafica all’arte del racconto? Com’è avvenuta questa transizione creativa?

Come accennavo prima due grandi passioni, quella per la scrittura e il disegno, che inizialmente hanno tentato pure di farsi le scarpe a cominciare dalla scelta del liceo, dove galeotto fu… be’ sì, sempre lui, il libro, in questo caso Il tormento e l’estasi di Irving Stone.

Il fatto che immedesimarmi in un genio come Michelangelo abbia determinato la mia scelta verso studi artistici potrebbe apparire un tantino pretenzioso, lo capisco, ma se non si perde la testa per una star eccessiva e burrascosa a quattordici anni, quando lo si fa?

Questo per spiegare che il mio debutto nel mondo dell’editoria è stato in realtà come illustratrice, ma in fondo scrivere non è poi così diverso, ho solo modificato “prospettiva”: prima raccontavo storie con le immagini, ora le racconto anche con le parole, portando a galla ciò che in fondo ho sempre saputo e cioè che scrivere e disegnare non sono altro che le due facce della stessa medaglia. 

8. L’arma vincente del personaggio seriale è spesso la sua perfetta imperfezione. Sempre di più i protagonisti a cui il lettore si affeziona sono creature molto umane e molto lontane dai cliché di genere. Forse abbiamo bisogno di specchiarci nei nostri difetti per sentirci compresi. Cosa ne pensi? 

Condivido assolutamente!

Sono proprio i difetti e le debolezze a regalare corpo e tridimensionalità ai personaggi: è attraverso le luci e le ombre che si riesce a raccontare chi sono davvero, anzi, soprattutto grazie le seconde, e poi diciamolo, la perfezione ha meno appeal di un blocco di tufo!

Infatti il momento cruciale della stesura di un romanzo è quello in cui “disegno” nella mia testa i personaggi, di loro immagino tutto: l’aspetto fisico, la gestualità, i tic, persino il tono e gli intercalari, perché ciascuno deve avere il proprio spazio e la propria voce perfettamente distinguibile e riconoscibile, comprese le figure marginali, che magari vivono solo nello spazio di una venti righe, lo stesso vale per i luoghi e l’ambientazione.

A quel punto le pagine diventano una sorta di palcoscenico dove tutto si srotola abbastanza da sé, in fondo la trama per me è quasi un pretesto per raccontare ciò che amo di più: le persone e la vita. 

9. Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai qualche anticipazione da regalarci?

Sicuramente nuove storie che stanno solo aspettando un po’ di quiete per colare dritte tra le pagine e… non solo!, ma di più non posso ancora dire.

10. Passando alle domande più leggere, se ti dovessi rappresentare in tre parole, quale sceglieresti?

Occhi

Orecchie 

Pancia

Perché sì: osservo un sacco, ascolto un sacco e finisco quasi sempre per decidere “di pancia”.

11. Escludendo la scrittura, quali sarebbero le tre cose di cui non potresti fare a meno?

Tolte ovviamente famiglia, casa, affetti e tutto il corollario, direi:

  • le storie (ma tutte tutte eh!, sia dei libri, che dello schermo, del teatro, della musica…)
  • la natura (in ogni sua forma, luogo, profumo e colore)
  • l’ironia 

ehm, avrei voluto aggiungere anche il cioccolato fondente, ma sarebbero quattro cose, quindi lo spalmerei a condire le prime tre, in fondo è nero e, come si sa, il nero va su tutto.

12. Prima di salutarci avresti un augurio o un messaggio da lasciare ai nostri lettori? 

Vi lascio un sorriso, citando un antico proverbio giapponese che dice:

“Non sorridiamo perché qualcosa di buono è successo, ma qualcosa di buono succederà perché sorridiamo”,

filosofia che cerco di praticare con costanza e determinazione anche nelle storie che scrivo.

E poi, come affermava il grande Chaplin, un giorno senza un sorriso è un giorno perso, non siete d’accordo anche voi?

Assolutamente d’accordo Valeria !

Thriller Life ringrazia Valeria Corciolani per la disponibilità

a cura di Valentina Pace e Patty Pici

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