non lasciarmi sola di Nancy Tucker

3.5
Angosciante
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non lasciarmi sola

Era bastato così poco, pensai.

Così poco per sentirmi così potente.

Una mattina di primavera, un solo, velocissimo attimo.

Chrissie sa fare un sacco di cose: per esempio, sa come rubare qualche caramella dal negozietto all’angolo senza farsi scoprire, sa come nascondersi giocando a nascondino senza farsi trovare, e sa qual è il muro migliore per fare le verticali.

Ma adesso ha un segreto

E avere un segreto le fa sentire un piacevole solletico alla pancia, come quando ha bevuto troppa Coca.

A casa, con la sua famiglia, dove il cibo scarseggia e ancor più scarseggia l’amore, non si sente mai così.

Quindici anni dopo, Julia cerca di essere una brava madre per la sua bambina di cinque anni.

Ha sempre paura di non esserlo, in verità; ha paura di non avere soldi per comprarle da mangiare, o per le scarpe nuove, e si preoccupa senza sosta di quello che le altre mamme pensano di lei.

Ma soprattutto ha paura che qualcuno possa portargliela via, la sua Molly.

E quando cominciano le telefonate, cui Julia è troppo terrorizzata per rispondere, è chiaro che qualcuno ha scoperto quello che ha fatto quand’era bambina, e che la tormenta ancora oggi. Rendendola la peggiore delle madri possibili.

Perché forse è arrivato il momento di affrontare la verità, e chiedersi: può essere possibile la redenzione per qualcuno che ha rubato la vita di un altro?

RECENSIONE

Nancy Tucker è al suo romanzo d’esordio, un thriller psicologico, ed inizia il suo libro così:

Oggi ho ucciso un bambino. Gli ho tenuto le mani intorno alla gola..ho stretto e stretto fino a farmi sbiancare le unghie. E’ stato più facile del previsto.

Una scena potente ed agghiacciante, soprattutto se, continuando a leggere, capisci che chi racconta è Chrissie, una bambina di circa otto anni.

Non ho mai letto nulla di così profondamente disturbante, terrificante, come un incubo dove il lettore viene imprigionato nella testa di Chrissie, la protagonista, e da li non riesce ad uscire.

Inizia proprio con qualcosa di inimmaginabile: una bambina che uccide un bimbetto di due anni, un fatto che ti lascia annichilita e passi il resto del libro sperando in un errore, che non è andata così, perché non è possibile una cosa di questo genere.

Angosciante è dir poco!

È evidente che gli studi della Tucker come psicologa l’hanno preparata a scrivere con tale intensità di una bambina di otto anni e, alternando back and forward, della sua controparte ventenne diventata madre.

La tematica principale racconta di bambini che crescono in ambienti tossici, abusati, o trascurati e come usino i loro istinti di sopravvivenza per cercare di rimanere in vita, per poi sfogare tutta la rabbia accumulata per i torti subiti comportandosi male.

Questo non li rende meno meritevoli di empatia, anzi.

Per anni gli scienziati hanno cercato di studiare ed approfondire il comportamento nei bambini, per capire se fosse possibile determinare fin da piccoli una qualsivoglia predisposizione ad essere dei futuri assassini; dopo decenni sono giunti alla conclusione che la predisposizione genetica, induce un individuo ad essere più aggressivo e meno empatico; tutto ciò associato all’ambiente, può portare allo sviluppo di una personalità spesso riscontrata negli assassini.

Mi sono sentita a tratti commossa ed a volte indignata, tentata persino di invitare Chrissie a cena, perché avevo cucinato e non sarebbe rimasta con la pancia vuota; il suo racconto è talmente forte, disturbante, ancora di più se hai figli, al punto che non lo vuoi leggere, non vuoi sapere quanto cattiva è sua madre, che le dà un tubetto di smarties contenente delle pillole con la speranza che muoia, oppure quando la porta dall’assistente sociale perché non la vuole più, vuole darla in adozione e ancora quando non compra da mangiare, sperando cosa…che muoia di fame??

Più volte durante la lettura ho chiuso e riaperto il libro come non mi era mai capitato, non è stato facile per me assistere passivamente a questa bimba che cercava la minima carezza, anche solo un sorriso, o qualcosa di più materiale come un panino o delle lenzuola pulite.

Anche la fame, qualcosa di cui chi non ha difficoltà economiche non è a conoscenza, qui viene descritta molto bene: è implacabile, ossessiva non lascia mai i pensieri di Chrissie e quindi neanche quelli di chi legge.

Dall’intensità della descrizione, da come “ti provoca i crampi” fino a cosa sei disposto a fare pur di mangiare spero che la scrittrice non l’abbia provata sulla propria pelle.

Il padre di Chrissie è alcolizzato, in carcere e quindi assente, mentre sua madre è deliberatamente crudele con lei.

Quando è in difficoltà, praticamente sempre, sua madre la chiude fuori di casa, e lei deve rientrare attraverso la finestra della cucina:

bisognava strizzarsi bene per passarci, e mentre lo facevo pensai che era per quello che mamma mi dava poco cibo, perché sapeva che se fossi diventata troppo grassa, non sarei più riuscita a strizzarmi abbastanza da passare dalla finestra della cucina quando serviva. Era solo il suo modo di badare a me, davvero.

Non è un thriller psicologico ‘tradizionale’non lasciarmi sola – non ci sono indagini ed i poliziotti compaiono di sfuggita, quasi evocati da Chrissie, perché li vuole aiutare, a suo modo, a scoprire cosa è successo.

Perché tanto Steven, il bimbo morto, non lo è per davvero, ma solo per qualche giorno, poi torna.

Come papà, che è morto così tante volte, ma poi è sempre tornato. Quelli che parlavano della morte come definitivo stavano mentendo, perché io sapevo che almeno due persone erano sicurissimamente tornate dalla morte, una era papà e l’altra Gesù

E’ sicura Chrissie che la morte non sia definitiva, lo sa per certo, d’altronde la mamma le  ha sempre detto che suo papà era morto, ma poi tornava sempre.

Sicura perché quando apre gli occhi e pensa di essere morta, in realtà si ritrova in ospedale, dopo che ha ingoiato i sonniferi “travestiti” da Smarties.

Ben presto però, capirà che la morte è definitiva e, con questa consapevolezza, anche la verità terribile su quello che ha fatto.

Traduzione: Cristina Ingiardi
Editore: Piemme
Pagine: 346
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Venticinquenne, Nancy Tucker è al suo esordio narrativo dopo aver pubblicato due libri di saggistica, tra cui un memoir sulla propria lotta con l’anoressia da bambina.

Non lasciarmi sola è stato un grande successo in Inghilterra, e ha guadagnato all’autrice il plauso, tra gli altri, di Paula Hawkins.

Studia psicologia a Oxford.

non lasciarmi sola di Nancy Tucker
Concludendo
Thriller psicologico che ti imprigiona nella mente della protagonista e ti lascia andare solo dopo la parola fine.
Pro
Il metodo del dialogo interno utilizzato dall'autrice ti porta davvero ad entrare nella testa di Chrissie e non ti lascia più uscire!
Contro
I pensieri della protagonista sono in alcuni punti talmente pregnanti da voler scappare.
3.5
Angosciante
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