Arsenio Lupin. La contessa di Cagliostro di Maurice Leblanc

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Arsenio Lupin. La contessa di Cagliostro

In questa avventura ambientata in una Normandia dal retaggio medioevale, densa di enigmi da sciogliere e continui colpi di scena, Arsenio Lupin si trova a salvare Joséphine Balsamo, vittima di un tentativo di omicidio da parte di un gruppo di uomini capeggiati dal barone d’Etigues, padre di Clarisse, amante di Lupin stesso.

La misteriosa Joséphine Pellegrini-Balsamo è la contessa di Cagliostro, nata a Palermo il 29 luglio 1788 da una relazione tra Joseph Balsamo e Joséphine de la Pagerie. Anche se ha varcato la soglia dei cento anni, ne dimostra appena trenta.

Approfittando del segreto della sua eterna giovinezza, ha alle sue spalle oscuri crimini e numeroso sotterfugi, nonché un conto in sospeso legato al furto della collana di Maria Antonietta, primo obiettivo del padre di Lupin, un avventuriero maestro di savate.

Spia, traditrice, ladra e assassina, Joséphine è destinata a diventare la degna antagonista di Lupin, che oscillerà tra il suo amore per Clarisse e la passione per la bella maliarda, mentre si metterà sulle tracce di un mistero che interessa tanto Beaumagnan, mandante del tentato delitto, quanto la contessa stessa.

RECENSIONE

Lo ammetto: fino a pochi giorni fa ero convinta che Cagliostro fosse il nome eccentrico dell’indisponente felino di Edna Silvera, la protagonista dei best seller NeroRizzoli, da me divorati, nata dalla penna unica di Valeria Corciolani.

Per ricredermi, dovevo aspettare la bellissima iniziativa di Polillo Editore, che ha deciso di regalarci nell’edizione integrale questa nuova avventura, ancora poco conosciuta, del ladro gentiluomo più famoso di tutti i tempi.

Un’idea non priva di precedenti, visto il successo eclatante di ben due serie Netflix che hanno rispolverato il mito di Arsenio Lupin riportandolo, dal contesto liberty di una Francia in pieno boom culturale, a quello dai toni dark di una Parigi contemporanea.

In realtà scherzavo, ma solo per il fatto che a un’appassionata di intrighi esoterici, di Baudelaire e poeti maledetti non poteva di certo sfuggire la figura enigmatica, e particolarmente controversa, del Rasputin di origine palermitana la cui leggenda ha rapito niente di meno che la penna di Alexander Dumas, da cui il padre del nostro eroe, Maurice Leblanc, ha attinto a piene mani.

Cagliostro! Lo straordinario personaggio che tanto avvinse l’Europa e tanto agitò fin nel profondo la corte di Francia sotto il regno di Luigi XVI! La collana della Regina… il cardinale di Rohan… Maria Antonietta… Quanti episodi sconvolgenti della più misteriosa di tutte le vite!

Nella tradizione che ha ispirato Dumas, la figura di Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, era ammantata dal mistero, a tratti bipolare, che ne fa ora il paladino della libertà di pensiero e della bandiera repubblicana di fronte ai rigurgiti monarchici e all’ottusità reazionaria papalina (che lo aveva condannato come eretico), ora il capo carismatico di tutti i ciarlatani, ora il depositario di un sapere occulto, nel limaccioso confine che unisce l’antico sapere alchemico alle dicerie sulla magia e la superstizione.

Niente, a confronto del fiorire di leggende della sua sedicente figlia, Joséphine Balsamo contessa di Cagliostro, che come genitrice vanta addirittura quella famosa Joséphine cha ha vissuto a Fontainebleu e alla Malmaison, per anni compagna inseparabile di Napoleone Bonaparte.

Avevano trovato in colei che, secondo loro, pretendeva di essere la figlia di Cagliostro, i doni di chiaroveggenza e divinazione già attribuiti al celebre taumaturgo, per i quali veniva considerato un mago e uno stregone?

La bellezza angelicata dietro cui si cela un animo da maliarda, l’arte di mantenere, a oltre un secolo dalla nascita o forse molto più, l’eterno volto della giovinezza come se avesse scoperto la pietra filosofale e l’innato talento per gli intrighi ne fanno un vero e proprio alias della famosa Milady di Dumas, dunque la perfetta antagonista del ladro più scaltro di Francia.

Qualcosa della Gioconda. Un’espressione che non cambia molto, ma impossibile da definire, tanto affettuosa e ingenua quanto crudele e perversa. Dall’esperienza che si coglie nello sguardo, e dall’amarezza del suo sorriso immutabile, si arriverebbe quasi ad accordarle gli ottant’anni che si attribuisce. In quei momenti, estrae dalla tasca uno specchietto d’oro, vi versa due gocce da un flacone impercettibile, le asciuga e si rimira. E, di nuovo, è di una giovinezza adora

È così che Joséphine Balsamo, anziché inciampare nei modi grossolani di un inesperto D’Artagnan, si imbatte nel fascino aristocratico, affilatamente artefatto, di un giovane Raul d’Andresy, ancora senza arte né parte, ma determinato a usare ogni espediente per costruirsi il proprio avvenire.

La storia esordisce con la scoperta del rapimento della misteriosa contessa di Cagliostro e del piano architettato per giustiziarla, da parte di un gruppo di gentiluomini con molti conti da regolare, capeggiati dal padre della giovane innamorata di Raul, il barone d’Etigues.

Ma a Raul basta uno sguardo sull’angelo tentatore per decidere di salvarla, prima di scoprire quali legami possa ella nascondere con l’omicidio di suo padre, a sua volta legato al famoso furto della collana di Maria Antonietta.

In bilico tra l’amore per la dolce Clarisse d’Etigues e il fuoco scatenato dalla bella Joséphine, il giovane Arsenio Lupin prosegue la carriera di avventuriero iniziata dal padre, infilandosi in una specie di misteriosa caccia al tesoro legata a enigmi e simboli alchemici, formule magiche per il potere e candelabri a sette braccia.

Scoprire dove si celi un ricco bottino addirittura risalente al Medioevo, il cui segreto è stato tramandato oralmente, di monaco in monaco, richiederà il dispiego di conoscenze esoteriche, astronomiche e geografiche legate al patrimonio religioso della Normandia, dove si svolge la vicenda, e alle sette principali abbazie custodi di una lunga tradizione.

Questo specchio apparteneva a Cagliostro. Per coloro che vi si guardano con fiducia, il tempo si ferma. Prendete, la data è incisa nella montatura, 1783, ed è seguita da quattro linee che sono l’elenco di quattro grandi enigmi. Questi enigmi che si proponeva di risolvere li aveva sentiti dalle labbra stesse della regina Maria Antonietta; e diceva, così mi è stato riportato, che chi ne avesse trovato la soluzione sarebbe stato il Re dei re… Eccone l’elenco: In robore fortuna. La lastra dei re di Boemia. La fortuna dei re di Francia. Il candelabro a sette rami.

Sarà questa la scintilla che azionerà la continua giostra dove a rincorrersi sono Lupin, Joséphine e i suoi nemici, nel cui novero si possono includere ex amanti sedotti e ingannati, come Beaumagnan.

In questo gioco al rimbalzo, la storia tra Lupin e la bella, apparentemente immortale, Joséphine Balsamo non è altro che un continuo rincorrersi tra reciproci salvataggi e mutuali sgambetti, dettati dal fatto che i due protagonisti, oltre a contendersi la refurtiva, sembrano essere sorprendentemente speculari.

Entrambi possiedono una doppia identità, hanno un passato nebuloso e sono irrimediabilmente attratti da leggendari tesori con connesso corollario di misteri.

Il mistero del candelabro a sette braccia, immagine di copertina non a caso scelta da Polillo Edizioni, costituisce il quarto enigma custodito dalla contessa di Cagliostro che Lupin risolverà nel corso del romanzo, sebbene la vicenda sia in senso cronologico la prima, ovvero la più antica, delle numerose avventure del nostro eroe.

Tu ti chiami Arsenio Lupin. Tuo padre, Teofrasto Lupin, che combinava la professione di insegnante di boxe e savate con la professione più redditizia di truffatore, fu condannato e imprigionato negli Stati Uniti dove morì. Tua madre riprese il suo nome da nubile e visse con un cugino lontano, il duca di Dreux-Soubise. Un giorno la duchessa constatò la scomparsa di un gioiello di maggior valore storico, che non era altro che la famosa collana della regina Maria Antonietta. Nonostante tutte le ricerche non si sapeva mai chi fosse l’autore di questo furto, eseguito con audacia e abilità diabolica. Io, lo so. Eri tu. Avevi sei anni.

La storia tra Lupin e la sua più degna antagonista infatti, nella continua altalenanza di amore e odio, di rivalità e precarie alleanze, è destinata a non convolare mai alla parola fine. Perché, come spesso avviene per le relazioni migliori, anche per le più pericolose:

Tra me e la contessa di Cagliostro non tutto è ancora risolto. Aspettiamo.

Traduttore: Michela Roasio
Editore: Polillo
Pagine 210
Anno pubblicazione: 2023

AUTORE

Maurice Marie Émile Leblanc, noto in Italia come Maurizio Leblanc (Rouen, 11 dicembre 1864 – Perpignano, 6 novembre 1941), è stato uno scrittore francese.

È conosciuto principalmente quale creatore del ladro gentiluomo Arsenio Lupin, spesso definito la controparte francese del personaggio Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, dal momento che nelle sue opere racconta che Lupin sfida “Herlock Sholmes”.

A cura di Silvia Alonso

Arsenio Lupin. La contessa di Cagliostro di Maurice Leblanc
Concludendo
Un caposaldo della letteratura che non va perso, soprattutto per l’originalità della principale antagonista, la Contessa di Cagliostro, un carattere complesso che si contrappone a Lupin la cui presenza femminile non era di certo scontata ai tempi di Leblanc.
Pro
Un’avventura ricca di colpi di scena che ci fa immergere nella Francia di inizio secolo, in un’ambientazione non molto consueta come quella dei paesaggi normanni, e con intrighi dal contesto letterario, che addirittura tessono le fila del suo precursore, Alexandre Dumas, padre dei Tre Moschettieri. In questo caso, ci sono riferimenti all’alchimia e a misteri legati al Medioevo e all’ambiente monacale.
Contro
La storia risente dell’impianto tipico dei feulletton di inizio secolo. È molto ricca (anche troppo) di colpi di scena che, sa da una parte contribuiscono a conferire ritmo, dall’altra vengono a complicare la trama appesantendo la lettura. Si ha inoltre il rischio di creare un po’ l’effetto “pour pourri” nel richiamo a particolari storici inerenti a epoche diverse, che una volta era di moda ma oggi risulta un po’ ridondante.
3.8
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