L’isola della memoria di Dido Michielsen

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L’isola della memoria

Siamo nell’isola di Giava nella seconda metà del 1800, Piranti è figlia di una tintrice di Batik , passa le sue giornate nella spensieratezza fino ai 16 anni quando la madre inizia a cercarle marito. Piranti non ci sta, si ribella alla decisione materna e fugge innamorata di un biondo militare olandese Gey .

Diventa la sua nyai, la sua amante, il sogno è costruire una vita con lui ma si scontra ben presto con la realtà, le nyai non servono ad altro che a soddisfare i piaceri e i desideri degli uomini, non servono ad altro, perde addirittura il suo nome, diventa Isah. Nonostante le 2 figlie viene abbandonata da Gey e la sua vita peggiorerà fino alla morte.

Nelle Indie Orientali Olandesi ci sono ancora molte nyai che vivono nell’ombra, donne delle quali non si avrà mai nessuna notizia, perché ufficialmente non sono mai esistite, e non si trovano registrate da nessuna parte. Anonime madri di migliaia di indo-europeanen dalla pelle più chiara della loro

Una storia, quella de L’isola della memoria, ispirata ad una storia vera.

L’autrice si basa sulla storia della trisavola per delineare un affresco dell’isola di Giava durante la colonizzazione olandese.

Il personaggio di Piranti ci porta a scoprire la condizione femminile e il sistema di caste dell’epoca. In quanto donna e senza padre, non gode di molti privilegi.

L’infanzia è abbastanza felice , vive con la madre nei pressi della corte di Yogyakarta. La vita è semplice , il lavoro della madre come tintrice di batik è un’opera d’arte. La scena della madre che insegna alla figlia questa arte antica è di una delicatezza e di una bellezza uniche. La manualità e le capacità che servono per realizzare questi capolavori sono tutte nelle mani di poche donne.

Ben presto però scopre di essere di un livello inferiore e la sua unica via per migliorare la vita è trovare un marito. Piranti però non ci sta, vedendo l’infelicità e il cambiamento di un’amica decide di fuggire seguendo il sogno dell’amore con il militare olandese Gey.

Diventa la sua nyai. Le nyai erano le amanti degli olandesi, donne indigene il cui unico scopo era soddisfare pulsioni e desideri degli uomini, donne invisibili che dovevano rispondere solo se chiamate, donne che dovevano quasi confondersi con l’arredamento in caso di ospiti e diventare invisibili, donne oggetto senza nessun diritto nemmeno in caso di figli.

Erano figure molto diffuse all’epoca e avevano destini molto diversi: le poche fortunate venivano legittimate e sposate ma la maggior pare veniva letteralmente messa da parte e gettata in strada quando troppo vecchie o inservibili.

Piranti perde il suo nome, un nome indigeno non va bene , diventa Isah. Non basta il suo amore e tutta la sua dedizione, rimane sempre una nyai per Gey, le due figlie non sono niente, sono solo un peso e lo diventano ancora di più dopo l’apertura del Canale di Suez che porta molte donne sull’isola tra cui la moglie di Gey.

La condizione degli indigeni è descritta nei minimi dettagli, con le donne che hanno quella peggiore Anche gli uomini però, non è che contino così tanto.

Emblematica la scena di un ragazzo scambiato per scimmia e ucciso con un fucile su un albero, ovviamente gli olandesi colpevoli rimangono impuniti.

Piranti/Isah fa di tutto per salvare le proprie figlie che sono indo-europeanen, cioè di sangue misto.

Accetta il trasferimento in un’altra famiglia con il ruolo di bubu (tata) pur di stare al loro fianco. Si spoglia del ruolo di madre pur di poterle veder crescere e di dare loro un futuro migliore.

L’isola della memoria è la storia di una donna forte e tenace, una donna che accetta umiliazioni su umiliazioni pur di sopravvivere e dare un futuro migliore alle figlie. È la storia della tremenda condizione femminile dell’epoca, ma è anche la storia della colonizzazione con i suoi pro e i suoi contro

Via via che miglioravo nella comprensione della sua lingua, ebbi modo di osservare che Gey e i suoi amici non avevano molta considerazione dei giavanesi:la parola «indigeni» veniva sempre pronunciata con un tono paternalistico. Ci consideravano «selvaggi», «ritardati», un popolo che senza gli olandesi non sarebbe riuscito a combinare nulla. Non capivano il nostro modo di vivere e d’interagire – né intendevano comprenderlo – e trovavano che avremmo dovuto apprezzare un po’ di più i vari secoli di assoggettamento

Gli olandesi non hanno mai fatto nulla per integrarsi, hanno cambiato i nomi delle vie e si sono costruiti quartieri a sé, l’unica interazione è stata lo sfruttamento degli indigeni come servi, schiavi. Solo col tempo hanno capito che gli indo-european avevano anche sangue olandese ma lo sfruttamento è stato lungo e duro.

Hanno si migliorato la condizione dell’isola con la ferrovia e con il commercio ma anni e anni di sfruttamento hanno devastato gli abitanti.

Un romanzo duro da leggere per i temi affrontati ma descritti con tanta delicatezza che le pagine scorrono veloci.

Un pezzo di storia che mancava.

Traduzione: Alessandro Storti
Editore: Nord
Pagine: 352
Anno pubblicazione: 2023

Dido Michielsen è nata ad Amersfoort, Paesi Bassi, nel 1957. L’isola della memoria, ispirato alla storia della sua trisavola, è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.

L’isola della memoria di Dido Michielsen
Concludendo
Un viaggio a Giava durante la colonizzazione olandese che nel bene e nel male ha cambiato radicalmente la vita degli abitanti. Un viaggio nella condizione femminile, una denuncia dei soprusi patiti dalle donne all’epoca.
Pro
Tutto, dall’inizio alla fine
Contro
Nessuno
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