Giampiero Margiovanni e l’arte di aspettare

Giampiero Margiovanni

Classe 1990, Giampiero Margiovanni è un abruzzese doc. Nato ad Atri, inizia a scrivere i primi testi seri” nel 2009 ma la sua prima pubblicazione avviene nel 2012. È una raccolta di poesie, Le punte del cerchio, con cui si classifica tra i finalisti del Premio Penne. Da questo momento si dedica sempre con più passione alla redazione di poesie, racconti e romanzi. Tra questi ultimi ricordiamo I sogni nelle lacrime (2017 e riedizione 2023) e Verrà la notte (2023, Edizioni Il Viandante) di cui abbiamo parlato insieme all’autore.

Tre parole che ti descrivono e perché.
Testardo, voglio fare sempre di testa mia, spesso sbagliando e alla fine mi tocca raccogliere i cocci.
Perseverante, si collega un po’ al primo aggettivo, tendo ad insistere quando credo in qualcosa che mi piace e fino a quando non mi arrendo tendo a cavare qualcosa di buono da tutto. Quantomeno un insegnamento.
Timido al bisogno, faccio fatica ad aprirmi quando l’ambiente intorno può sembrare ostile, ma se trovo uno spiraglio di luce poi è tutto in discesa.

Quali sono i tuoi tre libri del cuore?
Come Dio comanda di Ammaniti, Mr Gwyn di Baricco, Shotgun Lovesongs di Butler

Vivi ancora in Abruzzo? Guardando in rete abbiamo scoperto che hai un passato come lavoratore stagionale nelle località marine di questa splendida regione. Come ha influenzato nella tua carriera letteraria la tua terra e la tua adolescenza?
Sì, vivo sempre in Abruzzo. Una fantastica terra. Non sono stati tanto i luoghi per quanto belli possano essere, quanto le persone che li vivono a farmi venir voglia di raccontare le storie che poi scrivo.

Spulciando sui tuoi profili social si nota utilizzo piuttosto professionale del mezzo. I tuoi post parlano soprattutto delle tue pubblicazioni. Aborri i social come mezzo di condivisione di momenti privati o sei un super timido?
Inizialmente, credo come tutti, postavo la qualunque, cose più o meno simpatiche o comunque momenti privati come possono essere le foto della laurea o un di una vacanza. Mentre invece adesso utilizzo il mezzo solo per fini professionali come la condivisione di qualche evento o articoli riguardanti il mio lavoro come autore.

Il male suscita sempre più “interesse”. Secondo te come mai c’è questa curiosità quasi morbosa per le storie ad alta intensità thriller?
Secondo me perché il male è più nascosto rispetto a qualsiasi altra cosa e alle persone piace sempre di più vedere quello che c’è dietro ad ogni atto che si compie, più o meno violento che sia. Noto che c’è sempre più interesse nei confronti dei carnefici che delle vittime. Anche nei film ho notato quanto le genesi dei cattivi siano più interessanti delle storie dei classici protagonisti. Mi viene da pensare su tutti al Joker di Phoenix.

Che ne pensi delle trasmissioni televisive di cronaca crime?
Mi interessano, quando posso le seguo in tv. Sono sempre incuriosito dai motivi che portano al compimento di determinate azioni.

Leggendo Verrà la notte una tematica, forse un po’ nascosta tra le righe, emerge in maniera interessante. La dicotomia tra professionista e persona. Quanto è difficile oggigiorno far
prevalere la persona a dispetto di ciò che rappresenta nella società?

Verrà la notte anche se non esplicitamente è ambientato in un periodo in cui i social non sono ancora predominanti come adesso, ma di certo con tutta questa smania di auto-celebrazione che c’è in giro si fa sempre più fatica a capire se le persone che abbiamo davanti siano le stesse che poi sono dietro agli schermi dei nostri cellulari, e a capire se c’è qualcosa di più oltre a quello che vediamo (o qualcosa in meno).

Al termine di ogni capitolo hai inserito la frase “Verrà la notte”. Impossibile non pensare a Cesare Pavese e il suo “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. Cos’è la notte/morte per te?
Ma anche a una canzone di Roberto Vecchioni…però l’ho scoperto dopo. A dire il vero quella frase è uscita per caso una sera in compagnia di amici e mi è rimasta così impressa nella mente che ho voluta inserirla nel romanzo tanto poi da farlo diventare il titolo. In questo romanzo la notte/morte è intesa come la fine di una sofferenza che non sembra arrivare mai.

Come nascono i tuoi personaggi e quali stanno prendendo vita in questo periodo?
I miei personaggi nascono ogni volta che mi guardo intorno. Rubando alcuni dettagli alle persone che mi capita di incontrare e riportarli, magari esasperandoli, oppure unendo vari tratti di persone reali in un unico personaggio. In altri casi ho l’impressione che le persone di cui racconto siano sempre esistite così come mi vengono in mente e non aspettino altro che qualcuno gli dia qualcosa da fare e da dire.

Che consiglio daresti a un giovane che vuole affacciarsi nel mondo dell’editoria?
Di aspettare. Di non avere troppa smania di pubblicare il proprio manoscritto, magari il primo in assoluto che si scrive. E di leggere soprattutto.

Verrà la notte

Edizioni Il Viandante

Nicolò Manni è uno scrittore di successo lontano da anni dalle luci della ribalta. La sua carriera è ormai in declino, soffre d’insonnia ed è tormentato dai sensi di colpa a causa del suicidio del suo migliore amico. Passa le sue giornate fumando erba e girovagando per la città in attesa di una notte che non sembra arrivare mai. Una serie di incontri surreali e alcune pessime scelte porteranno Nicolò a sprofondare nei cunicoli più bui delle sue paure e del suo dolore, aggravando in maniera irreversibile la sua condizione, tanto da arrivare a rischiare la vita in più occasioni.

Scomparire piano piano nella luce della vita è ciò che a Nicolò Manni riesce meglio. La sua è una storia alla Bukowski, fatta di eccessi e, forse, zero razionalità. L’assenza di raziocinio, e non vuole essere assolutamente una critica, è la caratteristica predominante anche della scrittura di Margiovanni che usa espedienti al limite del reale per raccontare la vita “oscura” dell’ex scrittore.

Sono molti i passaggi che appaiono forzati (l’incontro con un gitano, le botte da orbi che riceve Nicolò e altri piccoli dettagli), tanto che quasi vorresti chiudere il libro e chiederti come sia potuta saltare in mente un’idea del genere all’autore. Eppure c’è qualcosa in ogni riga che ti trascina verso la successiva, che ti fa sprofondare, proprio come accade al protagonista, nella notte più nera. Margiovanni riesce, e bisogna dargliene atto, a tenerti incollato alla lettura, anche quando tutto sembra inutile e ti conduce verso un finale per nulla banale grazie al quale il cerchio delle assurdità si chiude e prende una forma poetica che non ti saresti aspettato.

Verrà la notte è sì un elaborato leggero adatto a tutti ma è anche qualcosa di più. Come un tarlo ti si mette in testa e lascia una traccia che, anche a distanza di tempo, è capace di insinuarti dubbi e riflessioni sul senso profondo dell’esistenza.