Shantaram
Recensione di: Roberto Frazzetta
TRAMA:
Nel 1978, il giovane studente di filosofia e attivista politico Greg Roberts viene condannato a 19 anni di prigione per una serie di rapine a mano armata. È diventato eroinomane dopo la separazione dalla moglie e la morte della loro bambina.
Ma gli anni che seguono vedranno Greg scappare da una prigione di massima sicurezza, vagare per anni per l’Australia come ricercato, vivere in nove paesi differenti, attraversarne quaranta, fare rapine, allestire a Bombay un ospedale per indigenti, recitare nei film di Bollywood, stringere relazioni con la mafia indiana, partire per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici, tornare in Australia a scontare la sua pena. E raccontare la sua vita in un romanzo epico.
RECENSIONE:
“Shantaram“ si apre con un’ambientazione familiare: una donna, una città e un pizzico di fortuna. Tuttavia, ciò che rende questo romanzo unico è la sua capacità di catturare l’immaginazione dei lettori di tutto il mondo, diventando un bestseller internazionale e rivalutando la vita tumultuosa del suo autore, Gregory David Roberts. Pur non essendo privo di imperfezioni, il libro riesce a trasmettere una magia che lo rende indimenticabile.
L’opera narra le avventure di Lin, alter ego di Roberts, un fuggitivo australiano che evade da un carcere di massima sicurezza e si rifugia a Bombay. Qui, la narrazione si tuffa in un caleidoscopio di esperienze umane, rappresentando un’India vibrante e complessa. La descrizione dei paesaggi, delle tradizioni e della vita quotidiana è così vivida che il lettore si sente immerso nella cultura indiana, come se stesse camminando tra le strade affollate di Bombay, assaporando l’aria densa di spezie e speranza.
Il romanzo si distingue per il suo stile coinvolgente, capace di far immedesimare il lettore nei momenti di gioia e sofferenza del protagonista. Roberts non si limita a descrivere le avventure di Lin; esplora anche le sfide morali e le domande esistenziali che il suo personaggio si trova ad affrontare. Quanto può tollerare un uomo? Qual è il limite della resilienza umana? Questi interrogativi rendono la lettura non solo avvincente ma anche profondamente riflessiva.
Nonostante la lunghezza considerevole del romanzo, con le sue 1184 pagine, la narrazione scorre con fluidità, trascinando il lettore in un vortice di emozioni e avvenimenti. Le avventure di Lin, dai suoi sforzi per curare i malati nello slum alle sue interazioni con la criminalità organizzata, sono narrate con una prosa ipnotica che tiene alta l’attenzione. Tuttavia, alcuni passaggi possono risultare prolissi, e la rappresentazione di alcune relazioni, in particolare quella amorosa, appare a tratti idealizzata e distante dalla realtà.
Tra amori tormentati, amicizie profonde e sfide morali, Lin si confronta con il suo passato e le sue scelte, cercando un senso di appartenenza. L’attrazione per Karla, una donna enigmatica e ambigua, e il legame con Kadherbai, una figura paterna e guida spirituale, arricchiscono la sua storia di complessità e sfumature. Il romanzo non si limita a descrivere un viaggio fisico, ma diventa un percorso di crescita personale, in cui Lin cerca di comprendere la sua identità in un mondo in cui è spesso considerato un outsider.
Roberts riesce a mescolare umorismo e dramma, offrendo spunti di riflessione sulla natura umana e sull’etica. La frase “Si può combattere una guerra in modo onorevole e mantenere la pace in modo riprovevole” riassume perfettamente le contraddizioni del mondo in cui viviamo e le scelte difficili che i personaggi devono compiere.
Uno degli elementi più affascinanti di “Shantaram” è la sua capacità di svelare il cuore pulsante dell’India, con la sua straordinaria bellezza e le sue contraddizioni. Roberts non si limita a osservare come un turista; vive come un indiano, facendosi portavoce di storie di speranza e resilienza che emergono anche nei contesti più difficili. La sua esperienza diretta conferisce al racconto un’autenticità che arricchisce la narrazione, rendendo ogni pagina un invito a esplorare non solo un Paese ma anche la complessità dell’animo umano.
In conclusione, “Shantaram” è un’opera che invita a riflettere sulle relazioni umane, sulla speranza e sulla capacità di trovare bellezza anche nei luoghi più inaspettati. È un libro che, pur con le sue debolezze, riesce a toccare le corde più profonde del cuore, rendendolo uno dei 100 libri da leggere assolutamente nella vita. Prima di leggerlo, il lettore deve prepararsi a un viaggio emozionante attraverso l’India e dentro se stesso: “Shantaram” non è solo una storia, è un’esperienza che segnerà chi legge per sempre.
Va segnalata la realizzazione di una controversa serie che si ispira alla vita movimentata e criminale del suo autore. Questa racconta la storia di Lin Ford, interpretato magistralmente da Charlie Hunman di Sons of Anarchy, un rapinatore di banche australiano sopravvissuto ad abusi e torture, che evade di prigione e si rifugia in India, dove spera di poter cominciare una nuova vita lontano di guai.
Tuttavia, i guai lo seguono, o meglio, sembra proprio che il protagonista non sia capace di schivarli. Per anni la trasposizione sullo schermo di Shantaram è rimasta in un limbo. Per quasi due decenni, dopo che era diventato un successo editoriale, sono stati fatti diversi tentativi per farne una trasposizione. Tutti falliti, compreso il progetto di Johnny Depp e Warner che ne avevano acquisito i diritti per un film, abbandonato quindici anni fa perché troppo costoso.
Editore: Neri Pozza
Pagine: 1184 pagine
Anno di pubblicazione: 2003
Traduzione: Vincenzo Mingiardi.
AUTORE:

Gregory David Roberts è nato a Melbourne, in Australia, nel 1952. Scappato da un carcere di massima sicurezza, si è rifugiato in India dove ha trascorso dieci anni. Dopo la pubblicazione e lo strabiliante successo di Shantaram, ha tenuto numerose conferenze, in giro per il mondo, sul tema della giustizia sociale. Dal 2004 si è ritirato dalla vita pubblica per dedicare il suo tempo alla famiglia e alla scrittura.