La banda dell’Arancia Meccanica di Massimo Lugli

La banda dell'arancia meccanica
"Il terrore della Roma bene, i “coatti” di periferia che sembravano usciti da un film"

La banda dell’arancia meccanica

Recensione di: Michelangela Barba

TRAMA:

Colpiscono nei quartieri più esclusivi della Capitale, dove la gente si sente più al sicuro. Individuano la vittima per strada, la inseguono e la derubano dopo averla picchiata. Poi, all’inizio degli anni Ottanta, il salto di qualità: cominciano a prendere di mira le ville e gli appartamenti di lusso, e non si limitano a rubare. Le case si trasformano in teatri dell’orrore, che la gang devasta e saccheggia dopo aver malmenato, stuprato e terrorizzato gli abitanti.

Un incubo che vale agli spietati criminali il nome di banda dell’Arancia Meccanica. Tra le vittime ci sono anche personaggi famosi, attori e cantanti, e molti fuggono spaventati dai quartieri ricchi. Per anni, tra il 1979 e il 1983, le forze dell’ordine li inseguono invano, ma la banda sembra avere la misteriosa capacità di anticiparne le mosse. Ci vorranno oltre 700 rapine e un bottino da 15 miliardi di lire – oltre a gioielli, pellicce e orologi rubati – prima che l’incubo finisca e la gang, capitanata da un ex poliziotto, finisca in manette. Massimo Lugli trasforma la cronaca nera in letteratura, raccontando la storia angosciante e maledetta della gang che ha seminato il panico nella Roma bene.

RECENSIONE:

Roma, fine anni Settanta e primi anni Ottanta. Una banda di spietati rapinatori terrorizza i residenti alto borghesi della Capitale. La brutalità del modus operandi vale loro il soprannome di “banda dell’Arancia Meccanica”. Accanto alle indagini della polizia, l’inchiesta di Marco Berilli, giornalista di Paese Sera, e Anna Franceschini, dell’Unità. Il Principe della Nera e la novellina, da una soffiata all’altra, da un articolo all’altro, impareranno a conoscersi e a crescere come individui e come professionisti.

A partire da questo intreccio, ispirato a una storia di cronaca nera realmente accaduta a Roma in quel periodo, Massimo Lugli sviluppa “La banda dell’arancia meccanica”, un thriller intenso non solo per il ritmo incalzante ma anche – e soprattutto – per la “parabola del male” di un villain tanto crudele quanto umano, per la cui disperata, tenace battaglia contro la vita non si può non provare un – almeno vago – sentore di simpatia.

Sullo sfondo, la ricostruzione minuziosa e disincantata di un’epoca cinica, opportunista e fanfarona, in cui nessuno è del tutto innocente. Un’epoca che procede tronfia e inconsapevole verso la deriva socio-culturale che di lì a breve si manifesterà in tutta la sua pienezza.

“La banda dell’Arancia meccanica” trascina il lettore in un vortice di cupidigia, rabbia, degrado della condizione umana. Solo a tratti si intravedono piccoli, preziosi squarci di serenità e purezza: la condivisione di un buon pasto, una compagnia piacevole, l’incontro con una persona sincera. Semplicità e autenticità sono le uniche, fragili, isole di salvezza in un inferno di apparenza e ambizione sfrenata.

Una nota di merito, in particolare, va riconosciuta all’autore per l’attenzione riservata alle vittime e al tema del trauma e del “dopo”, della prepotente voglia di tornare a vivere nonostante il dolore, a volte nonostante il desiderio – altrettanto prepotente – di lasciarsi andare e soccombere.

Dopo “Il giallo Pasolini” e “Il baby killer della banda della Magliana”, ancora una volta, con “La banda dell’Arancia meccanica”, Massimo Lugli rende omaggio alla sua città, Roma, e alla sua professione di giornalista, mescolando con sapienza realtà e immaginazione in una narrazione viva e vivida, che non fa sconti a nessuno.

Un romanzo che non può mancare nella libreria di chi già ha avuto l’occasione di conoscere e apprezzare Massimo Lugli e che può essere un buon punto di inizio per chi ancora non conosce questo affermato scrittore.

Appassionato.

Editore: Newton Compton

Pagine: 258

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Massimo Lugli

Massimo Lugli, nato a Roma nel 1955, lavora a Paese Sera per poi passare a la Repubblica. Si occupa di cronaca nera ed è un appassionato di arti marziali.

Inizia la carriera di scrittore con il saggio-reportage Roma maledetta nel 1998. Cattivi, violenti e marginali metropolitani. I suoi romanzi, pubblicati dalla casa editrice Newton Compton, più volte ristampati e spesso trasferiti in ristampa alle collane di ampia tiratura o in ebook, sono portati ad esempio di libri ad alta diffusione. La Colorado Film ha acquistato i diritti per i romanzi Il carezzevole e L’Adepto.

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