Non chiamatemi Jessica Fletcher
Trama:
Un nuovo mistero avvolge Mestre. Dopo un primo furto “illustre”, impensabile e rocambolesco, che coinvolge acrobati ungheresi e monaci tibetani e che scardina gli equilibri internazionali, gli abitanti della città vengono investiti da un’ondata di altri furti – piccoli, ma inarrestabili. Dalla zia Rosanna a Piercoglione, non si salva nessuno. E tutti, prima ancora di rivolgersi al commissario di polizia Salvatore Lo Cascio, chiedono aiuto ad Alice Guerra, influencer mestrina con un passato (recentissimo e turbolento) come investigatrice improvvisata.
Ma questa volta Alice non ne vuole sapere di vestire i panni del suo idolo Jessica Fletcher perché, orgogliosamente muso da can, vorrebbe stare sola e tranquilla sul suo divano. E invece prima viene travolta dall’arrivo inaspettato della sua ex migliore amica d’infanzia, Vespasiana – in piena crisi dopo essere stata abbandonata da una famosa popstar con cui è stata fidanzata per anni – e poi, suo malgrado, nella vicenda dei furti ci finisce in pieno. Lo Cascio ha comunque parecchio da fare. Con i capelli sempre più fuori controllo, ha il terrore di rispondere al telefono, preoccupatissimo che a chiamarlo possa essere il Dalai Lama, l’FBI oppure Alice.
Intanto lei, in bilico tra una fortissima attrazione nei confronti del bel commissario siciliano e la più grande incazzatura degli ultimi anni, fa di tutto per aiutare Vespasiana e in qualche modo accetta anche di occuparsi dei misteriosi furti. Perché sa cosa significa perdere ciò a cui si tiene di più. Che sia un amore, un’amica o un pacco di Pan di Stelle.
Recensione:
Dimenticate la classica detective story in stile anglosassone, ordinata e compassata. In “Non chiamatemi Jessica Fletcher”, l’influencer veneta Alice Guerra ci trasporta in una Mestre surreale e irresistibilmente ironica, dove i furti non riguardano solo quadri famosissimi, ma anche – e soprattutto – cose di tutti i giorni, come un pacco di biscotti o un rossetto.
La protagonista, Alice Guerra, omonima dell’autrice ma dichiaratamente personaggio di fantasia, è un’influencer di provincia che ha già vissuto i suoi quindici minuti di gloria come investigatrice improvvisata (nel precedente libro della serie “Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher”, di cui trovate la recensione sul nostro sito. Ora vorrebbe solo pace, divano e Netflix.
Peccato che la quiete venga scompigliata da un vortice di eventi bizzarri: il furto di un’opera d’arte famosissima avvenuto proprio a Mestre, la scomparsa degli oggetti più cari alla zia e alle sue amiche e, ultimo ma non ultimo, il ritorno ingombrante dell’amica Vespasiana, devastata dalla fine di una relazione vip.
Alice non vuole saperne di “fare nuovamente la Jessica Fletcher”, ma la sequela di furti la reclama. Anche il commissario Lo Cascio – siciliano trapiantato al Nord, il poliziotto più stressato e mal pettinato della narrativa contemporanea – si ritrova coinvolto in questa nuova indagine. Il rapporto fra lui e Alice, fatto di attrazione malcelata e scaramucce continue, aggiunge un tocco sentimentale alla trama, senza mai scivolare nel banale.
Con “Non chiamatemi Jessica Fletcher” Alice Guerra costruisce una commedia gialla dal ritmo vivace, incastrando con maestria personaggi sopra le righe, situazioni grottesche e dialoghi brillanti. C’è molto Veneto – non solo geografico, ma anche culturale – in queste pagine, tra modi di dire, dinamiche di quartiere e un’ironia tagliente che prende di mira, con affetto, le piccole nevrosi quotidiane.
L’autrice conosce bene la lingua delle sue origini e la usa con naturalezza e intelligenza narrativa, sapendo che ogni espressione dialettale porta con sé un mondo, un tono, una sfumatura che l’italiano standard non restituirebbe con la stessa forza.
Il dialetto non è l’unica trovata: i personaggi sembrano usciti da una sit-com (con una regia però da romanzo ben scritto), e la trama, pur giocando spesso con l’assurdo, non perde mai coerenza interna.
Il romanzo funziona perché è autentico. Lungi dal cercare l’effetto thriller a tutti i costi, punta invece su una scrittura fresca e una protagonista imperfetta, contraddittoria, ma straordinariamente vera, nella quale è facilissimo immedesimarsi. La storia si conclude con un sorriso che abbraccia il cuore: una chiusura serena e luminosa, che lascia al lettore la sensazione di aver vissuto un viaggio ricco di umanità, ironia e piccole grandi verità.
“Non chiamatemi Jessica Fletcher” è un giallo atipico, pop, femminile e profondamente locale – e proprio per questo universale. Una lettura leggera ma intelligente, che lascia il segno grazie a una voce narrativa originale, capace di mescolare Pan di Stelle, sentimenti e colpi di scena. In dialetto veneto, naturalmente.
Editore: Rizzoli
Pagine: 324
Anno di pubblicazione: 2025
Autore:

Alice Guerra è un’influencer e autrice italiana. Seguitissima sui social, la sua missione è quella di diffondere il veneto. Laureata in comunicazione, in poco tempo ha conquistato i social grazie ai suoi video e le sue parodie in veneto. Nel 2024 esce per Rizzoli il suo primo libro, Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher. L’anno dopo torna in libreria con Non chiamatemi Jessica Fletcher.