Meccanica di un addio
Spazio a cura di: Sharon Lattanzi
Domande a cura di: Alessandra Boschini

Carlo Calabrò è di Palermo. È bioingegnere, sceneggiatore e attore. Sposato con due figli, vive e lavora a New York. Qui trovate la recensione del suo romanzo della nostra Alessandra Boschini.
ThrillerLife: ciao Carlo, grazie per aver accettato questa intervista! Tema centrale di “Meccanica di un addio” è la predazione dell’uomo verso la natura, lo sfruttamento senza scrupoli che trova terreno fertile per corruzione, mafie e narcotraffico. Dove nasce questa sensibilità verso un argomento così importante e attuale?
Carlo Calabrò: Ho lavorato per anni a diretto contatto con l’ambiente imprenditoriale della foresta amazzonica brasiliana. All’inizio, con tante belle illusioni (che ho prestato al mio protagonista) poi, nel corso del tempo, sempre più con uno sguardo curioso ma fondamentalmente disincantato, sulle piccole e grandi meschinità che incontravo.
In quella frontiera geografica e umana ho trovato una sintesi di quello che secondo me è il problema fondamentale della contemporaneità: l’assunzione del profitto a paradigma unico e assoluto, a prescindere dai costi. L’ottica dello sfruttamento cieco in nome del profitto sta alla base di gran parte delle sfide del mondo attuale. Per quanto possa sembrare un concetto un po’ novecentesco (e forse démodé) è invece ancora oggi la chiave di lettura per capire il cambiamento climatico, i conflitti geopolitici e lo sfaldamento della società e della cultura a partire dai social media.
ThrillerLife: nel tuo romanzo calchi molto la mano sulle differenze tra il rigore svizzero dell’Ingegnere Kaufman, persona integerrima e onesta, e la pigrizia, l’inedia e la corruzione del popolo brasiliano. Sembra quasi che tu abbia vissuto in prima persona un’esperienza del genere…
Carlo Calabrò: io non la metterei in termini così netti. Dal mio punto di vista il romanzo cerca di raccontare un punto d’incontro che sta più o meno a metà strada. Kaufmann non è affatto integerrimo anzi, se guardiamo alla sua evoluzione nel romanzo, assume abbastanza in fretta posture eticamente criticabili. Lui viene salvato, alla fine, da un brasiliano che fa una scelta morale, contro ogni convenienza. Svizzeri, brasiliani o italiani, siamo tutti esseri umani, con le nostre luci e ombre. Dei miei undici anni in Brasile conservo ricordi straordinari, amicizie profonde e lezioni etiche solide e ammirevoli; accanto, naturalmente, a un catalogo di meschinità talmente ricco che ha dato origine all’ambientazione di questo romanzo.
ThrillerLife: il sogno di Florian, la produzione etica di legname, si scontra prima con l’invidia del vicino polacco Kowalski e poi con la malavita locale. Non rimangono alternative: prendere o lasciare. Florian, da perfetto svizzero, sarà costretto a dire addio al suo sogno. Non c’è quindi possibilità che onestà e rispetto delle leggi possano avere la meglio sulla corruzione ed il malaffare?
Carlo Calabrò: perché le leggi abbiano un senso, è necessario che ci siano strutture che le facciano rispettare. Nell’Amazzonia di Kaufmann, così come in alcuni aspetti della vita politica, economica e sociale in Italia, le leggi sono soltanto scritte, ma non sono applicate. E se non sono applicate, prevalgono le regole del gioco non scritte, quelle che prosperano quando le regole ufficiali sono ignorate da tutti.
ThrillerLife: Florian, bioingegnere, è un uomo che sa apprezzare la vita, sa cogliere le sfumature positive del suo soggiorno nella foresta e riesce a capire la meccanica degli ingranaggi politici da oliare e quelli da evitare. È un personaggio che ti rispecchia?
Carlo Calabrò: bioingegnere sono io, per formazione. Kaufmann no, ha studiato meccanica molto più di me e si vede – sa fare cose che non mi sognerei neanche di provare, io non vado molto più in là del trapano e della sega a piatto. Per quanto riguarda il saper cogliere sfumature positive in contesti difficili, mi piacerebbe poter dire lo stesso di me, anche se non è sempre il caso. Vivere, in fondo, è esattamente questo: è imparare a trovare aspetti positivi nelle circostanze che ci sono date e andare avanti sempre, nonostante tutto.
ThrillerLife: sono molti i personaggi che spiccano nel romanzo, tutti molto ben caratterizzati e “coloriti”: dall’avvocato che fa anche il barbiere, all’uomo di fiducia che trova inutile indossare scarpe antinfortunistiche perché fa caldo, al perito mandato dalla Svizzera per visionare i danni provocati dall’incendio e avviare le pratiche. A chi ti sei ispirato per dar vita a tutti i soggetti?
Carlo Calabrò: alcuni di quei personaggi li ho conosciuti veramente, se non per come sono raccontati, magari “a pezzi”. I personaggi del romanzo sono spesso sovrapposizioni di più persone reali che ho conosciuto nei miei undici anni di Brasile, trasfigurate da elementi di fantasia. D’altra parte, è giusto scrivere di ciò che si conosce meglio, quindi attingo spesso ai miei ricordi personali per caratterizzare un personaggio o un dialogo. Sulle scarpe antinfortunistiche, per esempio, ho combattuto, e perso, una lunga battaglia quando facevo l’imprenditore. Quando fa caldo risultano fastidiose, perfino per un ingegnere.
ThrillerLife: hai tre libri del cuore?
Carlo Calabrò: magari fossero solo tre! Però facciamo così: in un ipotetico, tragico incendio della mia biblioteca, prima di scappare via prenderei “Il Maestro e Margherita”, di Mikhail Bulgakov; “La Versione di Barney”, di Mordecai Richler; e “Le Città del mondo”, di Elio Vittorini. Queste sono tra le letture che più mi hanno formato come lettore e come scrittore, so esattamente dove sono, mentre il resto degli scaffali non è sempre in ordine come vorrei…
ThrillerLife: prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche messaggio che vorresti lasciare ai lettori di Thrillerlife?
Carlo Calabrò: regalate libri ai vostri amici! Anche quelli che leggono meno o che non leggono. Io lo faccio da anni, ostinatamente, perché ogni libro passato a una persona nuova è un gesto di speranza e di resistenza, è un pezzetto in più di costruzione di un futuro migliore.
La redazione di Thriller Life ringrazia Carlo Calabrò per la disponibilità.





