L’occhio del falco
RECENSIONE: Emanuele Di Filippo
TRAMA:
Loriano Zaccari è un ex giornalista del «Messaggero» che, dopo il naufragio del suo matrimonio e il licenziamento dal quotidiano romano, si trasferisce in Val di Sole per collaborare con l’«Eco di Trento», un piccolo giornale di provincia. Un giorno, sull’altura di Pejo 3000, viene trovato un cadavere congelato con addosso una divisa della Prima guerra mondiale.
Sembrerebbe il cadavere di un milite ignoto, se non fosse per un semplice ma fondamentale dettaglio che proprio Zaccari riesce a scorgere. Un dettaglio che fa mettere sulle sue tracce il vicequestore Clara Neccini, graduata della Polizia di Stato spedita a Trento un anno prima. Tra i due inizia quindi una collaborazione segreta per svelare il mistero, nonostante l’iniziale diffidenza; ma le cose, come Loriano ben presto impara, non sono mai quelle che sembrano.
RECENSIONE:
Federico Bonati esordisce nel panorama del noir italiano contemporaneo con il personaggio di Loriano Zaccari, protagonista de “L’occhio del falco”. A questo personaggio ha recentemente dedicato un nuovo volume, intitolato “Influencer” (vedi nostro articolo “Influencer” di Federico Bonati – ThrillerlifeInfluencer).
“L’occhio del falco” riesce a distinguersi principalmente per uno stile narrativo, che pur non regalando chissà quali voli pindarici, ricorda con gusto l’hard boiled secco e visivo di americana memoria, rielaborato con autentica italianità, e che fa dei dialoghi naturali e scorrevoli il suo reale punto di forza, incorniciando il tutto in un’ambientazione suggestiva.
Bonati scrive con un ritmo serrato e incisivo, sensibile all’introspezione e al paesaggio. Accompagna i protagonisti con frasi spesso brevi, ben costruite, a volte taglienti, come se la pagina dovesse restituire al lettore il respiro affannato di Loriano, l’arrovellarsi del suo cervello arguto a caccia di indizi e deduzioni. Il lessico risulta calibrato, senza esibizionismi, prediligendo sonorità e scorrevolezza. Non mancano accenni lirici, senza mai esagerare, soprattutto nelle descrizioni dei paesaggi alpini, descritti con malinconia.
Le scene dialogate scorrono rapide, rese vive da un orecchio attento ai ritmi del parlato e alle sfumature emotive. Lo stile di Bonati lavora per sottrazione, evitando inutili indugi, ma riesce comunque a costruire una buona atmosfera attraverso piccoli dettagli significativi, scegliendo le poche parole giuste: una tazza sbeccata sul bancone, la luce che taglia le montagne, il tono di voce di un comprimario.
Inoltre, Federico Bona tiene viva la curiosità nel lettore mettendo in scena un caso godibile, seppur basato su una grossa e poco verosimile leggerezza delle forze dell’ordine. La scrittura di Bonati si adatta perfettamente, inoltre, alla psicologia del protagonista, un uomo disilluso, che sa essere ironico nonostante i suoi spigoli, che guarda disincantato al mondo, ma ancora affamato di giustizia.
La narrazione in terza persona crea un punto di vista quasi cinematografico e fa vivere al lettore l’urgenza di chi indaga rischiando in prima persona.
In chiusura, “L’occhio del falco” è un buon noir, un po’ troppo sobrio, ma efficace. Al lettore resterà la voglia di saperne di più, sui personaggi e le loro storie passate. Federico Bonati dimostra di saper usare la lingua come un bisturi, capace di lasciare un suo segno distinto, anche se non troppo profondo.
EDITORE: AFFIORI
PAGINE: 160
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2024
AUTORE:

Federico Bonati è giornalista, scrittore e autore di podcast. I suoi racconti sono stati finalisti e vincitori di svariati concorsi, in molti casi pubblicati in volumi e antologie.