Estasi Americana di C.J. Leede

Estasi americana
Il desiderio è una creatura viva, come il vento. Forse, è tutto ciò che sono.

Estasi Americana

Recensione di: Martina Melgazzi

TRAMA:

Sophie Allen ha sedici anni e conduce un’esistenza reclusa in una cittadina ultraconservatrice del Midwest. Trascorre le giornate tra la scuola cattolica, la messa e due genitori dispotici, devoti a un dio crudele e onnipresente. Ogni suo sentimento di ribellione è sedato dal senso di colpa e dalla vergogna. Sophie non sa che, però, fuori da quella cupola di bigottismo, l’America sta bruciando. La misteriosa variante di un virus ha preso il sopravvento, e il focolaio si sta rapidamente trasformando in una pandemia incontrollabile.

Dopo i primi sintomi influenzali, gli infetti vengono trascinati in una psicosi alimentata dalla lussuria, le loro menti divorate dalla pulsione sessuale, i loro corpi trasformati in macchine di violenza. Le persone intorno a Sophie iniziano ad ammalarsi, poi ad aggredire, a stuprare, a uccidere, e lei è costretta a fuggire per mettersi in salvo e trovare suo fratello Noah. Davanti a un Paese devastato, anche il mondo interiore di Sophie cambia: capisce che il proprio corpo non è più un tempio invalicabile, ma un fascio vivo di passioni e sentimenti.

Mentre un dissennato leader politico-religioso fomenta gli entusiasmi di gruppi estremisti, tra i diversi sopravvissuti in fuga Sophie ritrova Ben, suo compagno di scuola, e inizia a capire che anche il desiderio, forse, può assumere la forma di un esorcismo.

RECENSIONE:

Estasi Americana di C.J. Leede si presenta come horror apocalittico, certo. Ma è soprattutto una parabola sulla colpa, sul desiderio e sulla rabbia repressa. Un’odissea psichica che prende la forma di un corpo femminile adolescente, cattolico, colpevole ancora prima di agire. E da lì esplode.

Tutto inizia con un virus, ma non è il solito virus. Non crea zombie, ma qualcosa di peggio: uomini – e donne – travolti da una furia sessuale incontrollabile, che si traduce in stupri, omicidi, mutilazioni. Una pandemia della carne che dilaga in un’America che già da tempo ha smesso di essere salva. Ma per Sophie, la protagonista, questa devastazione non è che il primo contatto con il mondo reale. Cresciuta in una casa schiacciata dalla fede più repressiva, senza accesso a libri, musica, parole, esperienze, Sophie scopre l’inferno e la libertà nello stesso istante. E da lì inizia il vero viaggio: sopravvivere non al virus, ma alla propria coscienza.

Leede prende i temi più brucianti del femminismo contemporaneo – il trauma religioso, la cultura della purezza, l’ignoranza sessuale, l’oggettivazione sistemica – e li trasforma in materia incandescente, da attraversare a piedi nudi. Il lettore viene immerso in un mondo dove ogni minaccia è una minaccia vera, ma è anche un mondo dove la violenza esterna è specchio di una violenza più intima: quella della colpa. Quella di chi ha sempre creduto di dover chiedere scusa, anche solo per esistere.

La scrittura è un altro punto di forza: viscerale, cruda, profondamente psicologica. Sophie non è una protagonista simpatica, e non vuole esserlo. È confusa, traumatizzata, piena di vergogna e di voglia. Eppure, ogni pensiero, ogni paura, ogni picco di rabbia è raccontato con una tale precisione da rendere impossibile il distacco emotivo.

E qui sta la forza del romanzo: “Estasi Americana” è un libro sul corpo e sull’anima, ma anche sul linguaggio e su ciò che ci viene impedito di dire. Le scene più forti del libro non sono quelle esplicitamente violente, ma quelle in cui Sophie lotta contro i suoi stessi pensieri. Dove il desiderio e il terrore diventano la stessa cosa. Dove la salvezza si confonde con la dannazione.

Nei capitoli finali – devastanti, lirici e brutali insieme – Leede tira la corda della tensione narrativa fino a spezzarla. Il finale è un’esplosione simbolica e carnale, una presa di coscienza che non ha bisogno di spiegazioni. Un grido. Una scelta. Una nuova nascita.

Non è un libro per tutti e nemmeno cerca di esserlo. Come già in Maeve Fly, Leede lavora con la materia del rifiuto, ma qui lo fa con una coerenza e una lucidità narrativa più controllata, meno compiaciuta. L’autrice sa dove vuole portarti, e lo fa senza anestesia.

Ci sono momenti durissimi da leggere, ma proprio per questo Estasi Americana è importante. Perché racconta una storia che fa male, ma lo fa con compassione. Perché prende l’orrore più viscerale e lo trasforma in un cammino verso una libertà che non redime, ma che finalmente accoglie.

Traduzione: Gaja Cenciarelli

Editore: Mercurio

Pagine: 512

Anno di pubblicazione: 2025

Autore:

C.J.Leede

CJ Leede è una scrittrice horror. Il suo romanzo d’esordio Maeve Fly ha vinto il Golden Poppy Octavia E. Butler Award e lo Splatterpunk Award e ha ottenuto una nomination al Bram Stoker Award.

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