Il dilemma del carnefice
Spazio a cura di: Sharon Lattanzi
Domande a cura di: Alessandra Boschini

Autore: Massimo Tivoli è de l’Aquila e insegna Informatica all’Università. Inizia a scrivere racconti brevi all’età di quarant’anni e il suo ultimo romanzo è “Il dilemma del carnefice” (qui trovate la recensione della nostra Alessandra).
ThrillerLife: ciao Massimo, grazie per regalarci un po’ del tuo tempo. La prima domanda sorge spontanea dopo aver letto la tua biografia: il tuo esordio letterario avviene con un thriller, come mai hai scelto proprio questo genere dopo aver scritto romanzi brevi, racconti lunghi tra noir, gialli e storici?
Massimo Tivoli: ciao, grazie a voi per l’opportunità. È stata una scelta naturale, che è venuta da sé. Posso ritenermi un lettore forte. Leggo di tutto, dai classici ai contemporanei, dalla narrativa mainstream a quella di genere, ma in prevalenza leggo romanzi di genere thriller, giallo e noir. Quindi il thriller rientra da tempo tra le mie consapevolezze. Del resto, come scrittore, nelle storie che ho scritto prima del mio romanzo con Giunti, c’è sempre stata una forte componente thriller. Durante la mia gavetta decennale, mi sono formato su questo, non solo come genere narrativo, ma proprio come modo e struttura di una narrazione concepita per avere un ritmo serrato, per incollare il lettore alle pagine.
ThrillerLife: Gianni Lovita ha una vita complicata. Il rapporto col padre, teso e mai chiarito, quello con Daniela vissuto tra alti e bassi e ora, alla morte della madre, si ritrova a dover badare a Pia. Dà l’impressione che sia un personaggio immaturo ma in evoluzione, che stia imparando a vivere anche grazie ai cambiamenti. Com’è nato il soggetto Gianni Lovita?
Massimo Tivoli: in evoluzione lo è sicuramente. Poi, più che immaturo, Gianni si ritrova impreparato, perché colto di sorpresa dalla vita. Occuparsi di Pia, sua sorella, lo fa sentire inadeguato. A lei, ha sempre pensato sua madre. Quindi possiamo pure definirlo immaturo, ma non tanto in sé, quanto nella misura in cui i suoi lo hanno tenuto al riparo da certe problematiche. Il soggetto di Gianni Lovita, come del resto quello di Pia (i due sono inscindibili), ce l’ho dentro da sempre. È a mio padre e a sua sorella, che vive e ha sempre vissuto con lui a causa di una disabilità cognitiva, che mi sono ispirato.
Il resto è il risultato di una bella dose di studio e tanta fantasia. Nonostante la fonte d’ispirazione di stampo autobiografico, eventuali elementi autobiografici nel romanzo sono in misura minima, in una sorta di sottotesto. Più che altro, mi hanno permesso di trattare con equilibrio temi delicati come l’autismo o lo stato di impotenza in cui può versare una persona che si ritrova all’improvviso, tra le mille incombenze della vita, a doversi occupare di un suo familiare malato.
ThrillerLife: la figura di Pia è il fulcro di tutta la narrazione. Al di là della trama stessa, con la sua dolcezza e i suoi modi delicati e ripetitivi, le sue associazioni mnemoniche, il sembrare refrattaria alle emozioni quando invece assimila come una spugna, ha conservato tutte le fotografie scattate al fratello nel corso degli anni, a modo suo gli dimostra tutto l’amore possibile. Com’è nato il personaggio di Pia?
Massimo Tivoli: Pia è nata e rinata parecchie volte. Oltre a quanto scritto nella risposta precedente, si tratta di un personaggio complesso, sfaccettato e imperscrutabile. È inevitabile che sia il risultato di un lungo lavoro di studio, analisi e scrittura del personaggio. Un lavoro protratto nell’arco di due anni, da quando una prima Pia, appena abbozzata, mosse i primi passi in un racconto pubblicato in appendice al Giallo Mondadori.
Poi, grazie a Diego Di Dio, editor, mio docente di scrittura e amico, è evoluta in un’altra Pia, meglio inquadrata, ma ancora con del potenziale inespresso, che si è aggiudicata la finale al Premio Tedeschi 2024 e, successivamente, il favore di Giunti. Poi ancora, grazie a Nicoletta Verna e Claudio Conti, i miei editor in Giunti, è finalmente uscita fuori (più che nata) la Pia che avevo dentro, ma che non ero ancora riuscito a far esprimere al massimo. Insomma, Pia Lovita non è solo figlia dell’ispirazione, ma è anche e soprattutto figlia del duro lavoro e di revisioni su revisioni, come del resto è per qualsiasi personaggio che voglia sperare di risultare memorabile.
ThrillerLife: il carnefice, che la stampa ha battezzato “Dilemma” è, a sua volta, un personaggio che ha sofferto, costretto, in passato, a scelte dalle conseguenze devastanti. Può essere visto come una sorta di giustiziere?
Massimo Tivoli: Rispondo restando sul vago, per non incorrere in anticipazioni. Se sia o meno un giustiziere non posso dirlo, sicuramente il modus operandi può portare a pensarlo. Quello che posso dire, perché scritto sul retro della copertina, è che Dilemma più che uccidere, officia un rito di espiazione. Dal suo punto di vista, la morte delle persone coinvolte non le/gli interessa (se Dilemma sia una donna o un uomo è da scoprire), è solo un effetto collaterale.
Un’altra cosa che posso dire è che, riguardo le scelte dalle conseguenze devastanti che le/gli hanno segnato il passato, il punto non è che siano state scelte in assoluto giuste o sbagliate, ammesso che per le scelte estreme possa esistere una qualche nozione di assolutezza, s’intende. Dilemma non lo crede affatto.
ThrillerLife: Gianni e Pia ormai sono entrati prepotentemente nel cuore di chi ha letto “Il dilemma del carnefice” e a questo punto ti chiediamo se hai già pensato di dar loro un seguito…
Massimo Tivoli: Ci sto pensando proprio in questi giorni. Per ora ho solo diverse isole di pensiero sconnesse, la bozza di qualche personaggio, dei flash di scena, ma devo ancora trovare dei collegamenti, inquadrare il disegno nella sua interezza. Ma piano piano ci arrivo…
ThrillerLife: quali sono i tuoi tre libri del cuore?
Massimo Tivoli: “Il processo” di Kafka, “La morte di Belle” di Simenon e “Il vecchio e il mare” di Hemingway.
ThrillerLife: prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, ti chiedo se c’è qualche consiglio che vuoi dare ai lettori di ThrillerLife.
Massimo Tivoli: darò un consiglio che, per certi versi, può andare contro i miei interessi, ma è qualcosa in cui credo profondamente, come lettore. Il consiglio è questo: di tanto in tanto, uscite dalla vostra comfort zone, leggendo anche generi o comunque tipologie di storie che sembrano non rientrare tra le vostre preferenze di lettura, perché si possono trovare belle sorprese, oltre che rendersi conto che l’etichetta relativa al genere narrativo, in fondo, lascia il tempo che trova. D’altro canto, non restate interdetti se vi capita di leggere un romanzo che rivista il genere in modo inaspettato, stravolgendone alcune regole o perfino contravvenendo a queste. Di nuovo, si potrebbe incorrere in qualche bella scoperta.
La redazione di Thriller Life ringrazia Massimo Tivoli per la disponibilità.





