“A maglie strette” di Veit Heinichen

A maglie strette
“La legge è uguale per tutti, ma non tutti sono uguali di fronte alla legge”

A maglie strette

Recensione di Alessandra Boschini

TRAMA

Il vicequestore aggiunto Proteo Laurenti firma nel suo ufficio della questura triestina i documenti per il pensionamento. Un super-ricercato trafficante d’armi di origini russe riesce a sfuggire alle forze dell’ordine a Milano. La fuga all’estero si compie di notte con un gommone che attraversa il golfo di Trieste e lo porta in Croazia. Nella notte avviene un’esplosione vicino al Sailing Yacht A, il gigantesco panfilo a tre alberi sequestrato a un oligarca russo, in rada nel golfo di Trieste. Al mattino, dopo la burrasca, Laurenti va a pescare e in mare trova il cadavere di una donna giovane e androgina che al primo sguardo assomiglia ad Alain Delon giovane.

È la sorella gemella di una manager che gestisce l’impresa di un corrotto vecchio uomo d’affari triestino, già avversario del commissario nel romanzo Nessuno da solo. E qui comincia il lavoro di Proteo Laurenti. Una casta di politici, funzionari e uomini d’affari cerca di controllare lo sviluppo e gli investimenti nella città di Trieste con loschi contatti oltre confine e flussi di denaro di dubbia provenienza.

RECENSIONE

Il ritorno del vicequestore Proteo Laurenti, il personaggio nato dalla penna di Veit Heinichen, ha un sapore malinconico in questo nuovo romanzo, intitolato “A maglie strette”. Infatti, Laurenti, che vive per il suo lavoro e ci si è sempre dedicato con tutto sé stesso, ha ricevuto dal Ministero dell’Interno i documenti per il pensionamento. Li ha firmati e momentaneamente accantonati per la sua uscita in mare, consuetudine quotidiana che gli permette di schiarirsi le idee e portare in tavola un po’ di pesce fresco. Ma tra una bracciata e l’altra si imbatte nel cadavere di una donna in balia dei flutti.

Si apre così una lunga indagine, molto complessa e contorta, complicata da pastoie politiche e burocratiche che si intreccia ad altri casi all’apparenza senza nessun nesso ma che, invece, sono legati da un filo sottile. C’è qualcuno che muove quel filo, tessendo una ragnatela di affari loschi, traffici illeciti, mazzette e corruzione. Laurenti conosce bene visto che ha già avuto a che fare con i suoi maneggi in “Nessuno da solo”.

il nome di Raccaro saltava fuori ovunque, possibile che gli sporchi traffici di quel faccendiere non avessero mai fine?”

Si scopre infatti che Raffaele Raccaro era riuscito a ottenere gli arresti domiciliari grazie alle sue conoscenze e a bustarelle piuttosto consistenti. Ma, ironia della sorte, il suo balcone, qualche strada più in là, si affaccia direttamente alla questura, come a rinfacciargli ogni momento la sua coscienza sporca.

Ma cosa lega un losco faccendiere alla morte della skipper ritrovata da Laurenti? E quel è il nesso con l’attentato allo yacht russo ancorato alla rada, bloccato da oltre un anno? E con un trafficante d’armi sfuggito ai servizi segreti e di cui si sono perse le tracce sul confine croato?

È proprio la configurazione geografica in cui si colloca Trieste a farne uno scenario così imprevedibile, il territorio di confine come luogo ideale di traffici illeciti, migrazioni e contrabbando.

“A maglie strette” è un noir complesso e articolato in cui il ritmo lento della narrazione permette di gustarsi la città e il suo territorio all’orizzonte il cielo e il mare si mescolavano in una foschia velata” mentre sulle doline carsiche le osmize vendono vino e prodotti locali di cui Laurenti è ghiotto.

La struttura narrativa di Viet Heinichen è costruita su capitoli molto lunghi che hanno però il pregio di snodare in parallelo sia le indagini investigative degli inquirenti che le mosse della criminalità. In parallelo, la vita privata e lavorativa di Proteo Laurenti ci mostrano una Trieste in tutto il suo splendore. Il ritmo del racconto ha un retrogusto nostalgico e malinconico anche se non mancano ironia e interessanti cenni storico culturali soprattutto sulla gente triestina “orgoglio e testardaggine facevano parte del DNA di quella gente al pari del plurilinguismo e dell’atavica esperienza con i confini politici, sia in terra che in mare”.

I molti personaggi che affollano le pagine potrebbero distrarre il lettore, ma Veit Heinichen ha la capacità di destreggiarsi molto bene anche in una trama poliziesca che procede senza troppe accelerazioni né scossoni. Purtroppo, però, la probabile verità viene già svelata a metà lettura, senza però toglie un proseguo lineare e piacevole. Il vicequestore Proteo Laurenti si godrà la pensione o potremo ritrovarlo in altre indagini?

TRADUZIONE Monica Pesetti

EDITORE: Edizioni e/o

PAGINE: 272

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE

 Veit Heinichen

Scrittore tedesco, Veit Heinichen si è laureato in economia a Stoccarda. Ha lavorato come libraio e ha collaborato con diversi editori. Nel 1994 è stato co-fondatore della Berlin Verlag (una casa editrice berlinese premiata vari volte come “Casa editrice dell’anno”) di cui è rimasto direttore sino al 1999. Dal 1997 vive a Trieste, una città di mare e di confine dove ha voluto ambientare i suoi romanzi, che sono tutti dei bestseller in Germania e Austria.

A partire dal 2003, i suoi libri sono stati tradotti anche in italiano, olandese, francese, sloveno, greco, norvegese e spagnolo. Il principale protagonista dei suoi libri gialli è la città di Trieste con le sue complessità, la bora, la sua multiculturalità. Come in tutti i noir, il personaggio principale è un poliziotto, il Commissario Proteo Laurenti, salernitano trapiantato da anni a Trieste, proprio come lo scrittore, che ne descrive stranezze e bellezze proprio perché la osserva con gli occhi di uno straniero. In Italia, i suoi romanzi gialli sono pubblicati da Edizioni E/O.

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