Speciale tematiche
TESTI DI: Laura Crottini, Mattia Clavello, Barbara Casavecchia, Luca Ronzoni, Veronica Geraci Federica Cervini
Buongiorno a tutti lettori e ben tornati sulla nostra pagina eccovi giunti alla seconda edizione del nostro speciale dedicato alle tematiche portanti del mondo del thriller e dove le abbiamo incontrate nel nostro percorso; per chi si fosse perso il primo articolo potere recuperarlo a questo link.
La tematica che abbiamo indagato in questo mese è: la ricerca di giustizia.
Quello del cercasi giustizia da soli è forse uno dei temi più noti e ricorrenti nel thriller ed è forse anche uno dei temi con maggiori sfaccettature; la ricerca di giustizia viene infatti intesa sia in senso positivo (l’eroe cerca di scagionarsi o scagionare qualcuno a lui vicino, come nel caso del celeberrimo “Uomo di neve” di Jo Nesbø) oppure in senso negativo (l’antagonista decide di farsi giustizia da solo per un ipotetico torto subito). Ma il tema della ricerca giustizia può esse affrontato anche per quanto riguarda la contrapposizione fra giustizia legale e giustizia morale, delirando uno scontro del protagonista con le forze locali.
I libri letti dalla nostra redazione nell’ultimo periodo trattanti proprio questo tema sono:
- “Cammina cammina, la morte si avvicina” di A. K. Benedict
- “Presunto colpevole” di Scott Turow
- ”Il mistero della cascata” di Giovanni Cocco
- ”Identità negate” di Ferdinando Salamino
- ”La morte non paga doppio” di Bruno Morchio
- “Terzo set” di Andrea Percivale
- “Il Dio che hai scelto per me” di Martina Pucciarelli
Entriamo ora nel vivo analizzando come questo tema ha trovato applicazione nei libri appena citati:

“Presunto colpevole”
Presunto colpevole” segna il ritorno di Rusty Sabich, iconico personaggio creato da Scott Turow nel lontano 1987. Rusty è ormai un uomo di 77 anni, ritirato dalla professione legale e pronto a sposare la compagna Bea. La sua vita tranquilla viene sconvolta quando il suo figliastro, Aaron, viene accusato dell’omicidio di Mae, figlia del procuratore locale. Nonostante i problemi legati al conflitto d’interesse, Rusty decide comunque di rappresentare Aaron perché il ragazzo sembra essere stato già condannato ancora prima che inizi il processo.
Il tema della giustizia in Presunto colpevole è affrontato in modo profondo e critico, mettendo in luce le contraddizioni e le imperfezioni del sistema giudiziario americano, soprattutto in contesti rurali e socialmente divisi. L’autore ci mostra come la giustizia possa essere distorta da pregiudizi razziali, da stereotipi sociali e da una cultura che spesso cerca un colpevole prima ancora di cercare la verità.
Ne consegue una riflessione potente su cosa significhi davvero giustizia e la domanda che ci si pone è se il sistema legale possa davvero garantire un verdetto imparziale o se sia condizionato da fattori culturali, politici e personali. L’ autore ci mostra, infatti, come il sistema giudiziario sia vulnerabile alle pressioni sociali, ai bias culturali e alle emozioni collettive.
In definitiva, il romanzo mostra come la giustizia non sia sempre sinonimo di verità, ma è piuttosto un terreno dove la legge, pur essendo il fondamento della civiltà, non è immune da errori, pressioni e ingiustizie. Turow ci invita a guardare oltre il verdetto, a interrogarci su cosa significhi davvero essere colpevoli o innocenti, e a domandarci a quali compromessi morali saremmo disposti a scendere pur di proteggere chi amiamo. Siamo davvero pronti a scoprire la verità, anche quando mette in discussione tutto ciò in cui crediamo?
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Barbara a questo link.

“Il mistero della cascata”
In questo romanzo il tema in oggetto viene sviluppato dal punto di vista “positivo”; abbiamo – infatti – come protagonista il maresciallo Alfredo Mantegazza che che, nel contesto dell’Alta Brianza cercherà di svelare la verità riguardo il presunto suidicidio di Roberto Riva, un giovane imprenditore locale.
La ricerca di giustizia si sviluppa, in un crescendo senza respiro, per mezzo della forza del protagonista. Mantegazza può apparire come un Maigret contemporaneo, ma con una spigolosità complessa, scontrosa, ma anche con slanci di inaspettata tenerezza. Tutto ciò in una mescolanza di generi: dal poliziesco tradizionale, al thriller, con venature noir, fino a spingersi nell’hard boiled e nel romanzo psicologico.
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dal nostro Luca a questo link.

“Identità negate”
In quest’altro romanzo preso in esame la ricerca di giustizia viene vista con un ottica leggermente borderline, il tutto parte da una visione positiva che però si macchierà di noir nel corso dell’opera. La particolarità di questo romanzo, inoltre, sta nel fatto che la ricerca di giustizia può svolgersi nella quotidianità stessa, nell’assistere alla vita di tutti i giorni, nell’esame di chi ci passa accanto, celando verità nascoste e sfociando nel noir psicologico che è la cifra narrativa di Ferdinando Salamino.
In identità negate Ivan Castelli conosce il Male come nessun altro. E’ freddo, lucido, implacabile, privo, apparentemente di sentimenti. Durante la propria carriera di criminologo, faccia a faccia con le pulsioni più nere dell’animo umano, ha imparato a camminare un passo davanti alla Morte e anticiparne le mosse e quando la morte lo toccherà da vicino non esiterà a mettere in atto tutto quello che ha imparato e così la ricerca di giustizia passerà inaspettatamente dalla vendetta, anche grazie ad un substrato, un senso, amaro di sconfitta generale, davanti a una società che viene rappresentata nella sua crudezza.
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dal nostro Luca a questo link

“La morte non paga doppio”
Dopo una morte sospetta per overdose, la famiglia del defunto contatta Mario Migliaccio, improbabile investigatore, che accetta il caso, pur sapendo che non verrà retribuito; Anche in questo romanzo – pertanto – siamo di fronte ad una ricerca di giustizia intesa come l’indagare per portare a galla la verità.
Mario, il protagonista, è un uomo irrisolto, il paladino meno eroico che si possa trovare in un noir, ma caparbio oltre misura, sempre alla ricerca della verità e per questo assolutamente adatto per questo ruolo, in questa storia che ci fa capire quanto impegnarsi per ottenere giustizia, anche se per altri, possa sanare le nostre più profonde ferite.
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Veronica.

“Cammina cammina la morte si avvicina”
Lyla Rondell sta indagando sul caso più importante della sua vita: Grimm lo squartatore sta lasciando dietro di sé una scia di sangue senza precedenti dove sono le vittime stesse a scrivere il finale della storia: trovando ispirazione dalle fiabe dei fratelli Grimm, l’assassino testerà i modi più “favolistici” per mietere vittime. E proprio quando questo andrà a toccare i nervi scoperti dell’ispettrice, questa non avrà altra scelta se non quella di scrivere lei il finale per mettere la parola fine a questo incubo.
Come spesso accade nei romanzi di questo genere, colui che indaga è costretto a fare uno strappo alle regole se vuole portare alla luce la verità, talvolta andando contro la legge. Altro elemento che da una spinta extra all’indagine è il coinvolgimento emotivo personale dell’ispettrice. Questo aspetto è piuttosto frequente nelle indagini poliziesche, dove i lati oscuri passati della protagonista vengono portati alla luce e soprattutto messi in discussione, tra bugie e false verità.
In conclusione di racconto quindi non solo l’assassino viene incastrato, ma anche la vita dell’ispettrice risentirà di questa caccia all’uomo, in grado di cambiarla per sempre.
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dal nostro Mattia a questo link.

“Terzo set”
Terzo set” è un viaggio in tre tappe dalle sfumature noir tra morale, tecnologia e senso di responsabilità.
L’elemento chiave del libro è la ricerca della giustizia in contrapposizione alle forme di pregiudizio che governano immancabilmente i nostri comportamenti sociali, facendoci agire sulla base dipreconcetti.
L’autore afferma che è necessario ricercare giustizia e nel suo libro propone al lettore una analisi su colpa ed innocenza, approfondendo i lati nascosti dell’animo umano ed il sistema dei pregiudizi di cui volente o nolente siamo schiavi.
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Federica a questo link

“Il Dio che hai scelto per me”
Si tratta di un romanzo coraggioso e molto duro in cui l’autrice, ispirandosi alla storia della propria vita, racconta crudamente l’esperienza di Alessandra all’interno della comunità dei Testimoni di Geova ed il suo percorso di allontanamento da quel gruppo.
Dopo una gioventù all’insegna delle regole, del rigore, dell’autodisciplina e dell’ubbidienza Alessandra trova la forza in nome dei suoi figli di allontanarsi dalla comunità che l’ha per anni imprgionata: Alessandra vuole giustizia anzitutto per i propri figli e non intende costringerli aduna vita di obblighi e dure imposizioni – quale quella che lei ha vissuto.
Ricerca di giustizia è in questo romanzo sinonimo di coraggio, e questo può nascere solo attraverso una forma altissima di amore quale è quello puro e incondizionato di una madre verso i propri figli.
Se questo approfondimento vi ha incuriositi non perdetevi la recensione completa scritta dalla nostra Federica a questo link
Vi aspettiamo al prossimo speciale con nuove tematiche da indagare e nuovi libri da approfondire.





