Crudele è la notte
Domande a cura di ThrillerLife
Spazio a cura di Sharon Lattanzi

Autori: Giovanni Angelo Jonvalli nasce a Firenze nel 1968. Oltre ad essere un paroliere e un fotografo si dedica anche alla scrittura ed è Service Manager in una delle aziende più innovative d’Italia.
Mirco Filistrucchi nasce a Bologna nel 1957. Imprenditore e paroliere, ha lavorato come direttore creativo e copywriter
ThrillerLife: ciao Giovanni e ciao Mirco! Siamo molto felici che avete accettato di rispondere alle nostre domande. Nel romanzo, il male assume forme molteplici: è istituzionale, mistico, quotidiano e sembra sfuggire a ogni tentativo di razionalizzazione. In questo senso, la manticora diventa un simbolo potentissimo ma ambiguo. Voi, come autori, credete ancora in una possibilità di resistenza etica individuale — come sembra suggerire la figura di Florentino — o il romanzo è una dichiarazione di impotenza dell’individuo di fronte alla storia e ai suoi mostri?
Giovanni Jonvalli: la Storia non esiste, esiste una narrazione collettiva, continuamente rivista, di accadimenti più o meno vicini a noi, una interpretazione che cerca di dare coesione e intento comune alle vite di milioni di individui che agiscono singolarmente con intenti diversi. In questo senso ognuno di noi crea la storia e la determina con il suo agire, della cui portata non dovrebbe mai interessarsi.
Mirco Filistrucchi: la storia con la maiuscola è fatta di storie minuscole, personali. Ognuno è responsabile della propria.
ThrillerLife: il professor Camilo Blanco utilizza un metodo d’indagine basato sull’archeologia della parola e sull’analisi di sogni popolati da simboli enigmatici (come la manticora o l’uomo avvolto nei serpenti). Come avete sviluppato questo approccio investigativo così unico (quasi esoterico) e come si intreccia con la struttura del giallo tradizionale?
Giovanni Jonvalli: l’idea di un investigatore onirico era venuta a Mirco anni fa e abbiamo pensato a lungo a come inserirla in un romanzo. Quando la storia della Manticora ha cominciato a prendere forma ci è stato chiaro che era questa l’occasione perfetta.
Mirco Filistrucchi: di esoterico non c’è nulla se non il mondo, personalissimo, dei simboli in cui ognuno di noi è immerso. La nostra mente recepisce in ogni istante milioni di informazioni di cui solo una minima parte, quella che richiede una azione o una elaborazione da parte nostra, raggiunge la coscienza. Tutto il resto finisce altrove e talvolta sedimenta. Il pendolino, i tarocchi, l’astrologia così come i sogni sono solo un modo per interrogare il nostro inconscio alla ricerca di quegli indizi che ci sono sfuggiti e di quelle verità che non abbiamo il coraggio di dire a noi stessi apertamente.
ThrillerLife: “Crudele è la notte” sembra mescolare l’oppressione della realtà storica e politica con l’orrore intimo e personale dei delitti e un linguaggio simbolico e onirico. Come avete lavorato per bilanciare e intrecciare queste diverse componenti – il contesto di regime, la brutalità dei crimini e la dimensione del sogno/simbolo – per costruire non solo la trama investigativa ma anche l’atmosfera particolare e opprimente del romanzo? In che modo questi diversi livelli si influenzano e si amplificano a vicenda nella narrazione?
Giovanni Jonvalli: volevamo un giallo che riportasse alcune atmosfere per noi fondamentali. A livello cinematografico volevamo una indagine alla Cittadino X in una atmosfera quasi da folk horror che nella prima stesura era molto più presente. Ci piaceva l’idea di un romanzo che portasse le atmosfere e in una certa misura anche il linguaggio degli anni Sessanta in cui si inseriva la modernità, anche in termini di pensiero e di lingua, dell’assassino seriale.
Mirco Filistrucchi: abbiamo dovuto lavorare molto per calibrare i vari aspetti, in questo senso l’editing è fondamentale.
ThrillerLife: nel romanzo si intrecciano elementi di denuncia sociale, indagine poliziesca e visioni mistiche ma alcuni critici potrebbero obiettare che l’introduzione del soprannaturale — come l’apparizione della Madonna o la presenza simbolica della manticora — rischi di deviare l’attenzione dalla concretezza storica della Spagna franchista, attenuando l’impatto della critica politica. Come rispondete all’accusa che l’allegoria, in questo caso, possa fungere da forma di elusione anziché di chiarimento?
Giovanni Jonvalli: in realtà non c’è nulla di soprannaturale nel romanzo, non una sola riga e, anche senza fare spoiler, si può dire che persino l’apparizione Mariana si spiega razionalmente prima della fine del libro. Era importante per noi sottolineare la cultura profondamente religiosa e superstiziosa in cui il franchismo stesso nasce e si radica.
Mirco Filistrucchi: d’altronde nella Spagna franchista le Madonne apparivano con straordinaria regolarità e in quello che tutti ritenevano essere il paradiso di Dio in terra, garrote e tutto, non c’è da stupirsene.
ThrillerLife: nel corso del romanzo, la giustizia istituzionale appare corrotta, inefficace o complice del potere, mentre la giustizia individuale — quella incarnata da Florentino o da Marcos Esteban — si rivela tragica, isolata e senza esito. Tuttavia, nonostante questa visione estremamente cupa, scegliete di non ricorrere né al cinismo né alla ribellione esplicita ma a una forma di accettazione quasi interiore del fallimento. È una scelta narrativa o ideologica?
Giovanni Jonvalli: la Giustizia è il primo indicatore da osservare per giudicare un Paese: non c’è Libertà senza Giustizia: il diritto è nemico dell’arbitrio e senza arbitrio non si può punire il nemico e salvare l’amico indipendentemente da ciò che hanno fatto davvero. Se questo è facilmente riconoscibile nei regimi del Novecento, come il franchismo, diventa secondo me un esercizio utile anche e soprattutto oggi.
Mirco Filistrucchi: la giustizia personale è limitata, inevitabilmente tragica anche quando resta l’ultima occasione per non tradire sé stessi. Secondo Raymond Carver, Karen Blixen diceva di scrivere ogni giorno un po’ “Without hope and without despair”, senza speranza e senza rassegnazione. Credo sia l’atteggiamento che abbiamo cercato di trasmettere ai nostri personaggi.
ThrillerLife: quali sono i vostri tre libri del cuore?
Giovanni Jonvalli: premesso che sceglierne tre è complicato, direi “Palomar” di Calvino, “Cent’anni di solitudine” di Marquez e “L’Aleph” di Borges.
Mirco Filistrucchi: se dico il “Mein Kampf”, “La Bibbia” e “La settimana enigmistica” suona troppo come una provocazione?
ThrillerLife: prima di salutarci, quale messaggio volete lasciare ai lettori di ThrillerLife?
Giovanni Jonvalli: leggere è una forma di resistenza: non smettete.
Mirco Filistrucchi: nessun messaggio ma l’augurio di non perdere mai la capacità di meravigliarsi.
La redazione di Thriller Life ringrazia Mirco Filistrucchi e Giovanni Jonvalli per la loro disponibilità.





