UN OMICIDIO A PARIGI – Matthew Blake

Un omicidio a Parigi
I campi le hanno portato via così tanto. L’ultima cosa che le resta è il suo cuore.

Un omicidio a Parigi

Recensione di: Laura Cortese

TRAMA:

Giugno 1945, la guerra è finita da poco, i campi di concentramento nazisti sono stati liberati e a Parigi stanno tornando tutti i prigionieri francesi che vi erano rinchiusi. Per accoglierli, e per controllare che tra di loro non si nascondano dei collaborazionisti, tutti devono passare tre giorni in quello che prima del conflitto era il lussuoso Hotel Lutetia, il più bello della Rive Gauche. Nelle stanze trasformate in dormitori, i presunti prigionieri vengono visitati e interrogati, prima di poter tornare alle loro case e alle loro famiglie. Tra loro ci sono anche due ragazze, Sophie e Josephine, ma solo una uscirà viva dalla stanza che condividono nell’hotel.

Ottant’anni dopo, nel 2025, Josephine Benoit, ora novantaseienne, e nel frattempo divenuta una famosissima pittrice, si presenta alla reception del rinnovato e lussuoso Lutetia. Qui confessa di chiamarsi Sophie Leclerc e di aver commesso un omicidio, molto tempo prima, proprio nella stanza numero 11 di quell’hotel. La donna è affetta da demenza senile e la nipote Olivia, che vive a Londra e lavora come psicoterapeuta esperta nel recupero di ricordi, è convinta che la nonna sia solamente confusa e che, a causa della malattia, mescoli nella sua mente realtà e fantasia.

Ma, forse, la situazione non è così semplice e ben presto Olivia si trova invischiata in un mistero che ha le sue radici nel passato ma che vive ancora nelle strade di Parigi, e che può essere letale. Cos’è accaduto realmente nei corridoi dell’Hotel Lutetia nel 1945? Quali segreti si nascondono dietro l’omicidio della donna nella stanza 11? Matthew Blake firma un thriller avvincente, che si legge tutto d’un fiato e che si interroga su quanto i ricordi possano essere spesso scomodi se non molto, molto, pericolosi.

RECENSIONE:

“Un omicidio a Parigi” di Matthew Blake, già autore del thriller “Anna O.” di cui potete leggere la nostra recensione qui, si presenta come un romanzo ambizioso, capace di intrecciare storia, memoria e mistero attraverso epoche diverse. L’idea di base è potente e suggestiva: un crimine nascosto tra le pieghe della Storia, un hotel dal passato emblematico, una donna anziana che confessa un omicidio commesso ottant’anni prima, forse frutto della confusione mentale… o forse no. Tuttavia, a dispetto di un impianto narrativo promettente, la realizzazione non è altrettanto efficace.

La vicenda si apre nel giugno 1945, con la fine della Seconda guerra mondiale e il ritorno a Parigi dei prigionieri francesi sopravvissuti ai campi di concentramento. L’Hotel Lutetia, un tempo simbolo di lusso sulla Rive Gauche, è stato riconvertito in centro di accoglienza. Tra i rimpatriati ci sono due giovani donne, Sophie Leclerc e Josephine Benoit, costrette a condividere per tre giorni la stanza numero 11. Solo una di loro sopravviverà. Decenni più tardi, nel 2025, una celebre pittrice novantaseienne – Josephine Benoit – si presenta alla reception dello stesso hotel e confessa di essere in realtà Sophie Leclerc, e di aver ucciso la vera Josephine in quel lontano 1945.

La narrazione di “Un omicidio a Parigi” si sviluppa su più piani temporali, alternando passato e presente, con l’inserimento del punto di vista di Olivia, nipote della donna, psicoterapeuta londinese esperta nel recupero dei ricordi. È proprio questa struttura a più voci con salti temporali che, da elemento potenzialmente arricchente, finisce per soffocare il romanzo. Il lettore si ritrova spesso disorientato tra i continui cambi di prospettiva, che rallentano l’azione e introducono ripetizioni narrative poco funzionali. La stessa vicenda viene rivisitata da angolazioni diverse, ma invece di offrire profondità, il risultato è una sensazione di stallo, come se la storia non avanzasse mai davvero.

Matthew Blake, da noi intervistato l’anno scorso in occasione dell’uscita di Anna O, alterna passaggi intensi e promettenti a momenti meno riusciti, in cui la narrazione si appesantisce e perde incisività. I personaggi, sebbene costruiti con cura, faticano a emergere con forza a causa di un ritmo spesso frammentato e di un uso eccessivo dell’introspezione, che spezza la tensione invece di alimentarla.

In definitiva, Un omicidio a Parigi” è un romanzo che, pur partendo da una trama potenzialmente potente, si perde nei suoi stessi meccanismi narrativi, lasciando il lettore con la sensazione che sotto l’eleganza dell’Hotel Lutetia ci fosse un mistero interessante da raccontare, ma che sia rimasto chiuso dietro una porta che l’autore non è riuscito davvero ad aprire.

Nonostante tutto, l’opera di Matthew Blake conserva un certo fascino, soprattutto per chi predilige romanzi psicologici lenti, ricchi di dettagli e d’atmosfera. Il mistero resta vivo, anche se offuscato da una narrazione dispersiva. Chi cerca in “Un omicidio a Parigi” un thriller avvincente e serrato potrebbe rimanere deluso. Chi, invece, ama immergersi in storie che si muovono tra memoria, identità e colpa, troverà forse in questo romanzo una lettura più suggestiva che coinvolgente.

Traduzione: Tiziana Lo Porto

Editore: La nave di Teseo

Pagine: 384

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Matthew Blake

Matthew Blake ha studiato Lettere alla Durham University e al Merton College di Oxford.
Ricercatore e speechwriter a Westminster, dopo aver scoperto che in media una persona passa dormendo trentatré anni della propria vita, inizia una ricerca approfondita sui crimini legati al sonno e sulla misteriosa malattia conosciuta come “sindrome della rassegnazione”, che lo porta a indagare su delitti compiuti in casi di sonnambulismo. Anna O nasce da questo interesse ed è il suo romanzo d’esordio.

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