L’oscura immensità della morte
Recensione di: Michelangela Barba
TRAMA:
L’oscura immensità della morte è un classico del noir europeo, riscrittura implacabile del Conte di Montecristo spogliato di ogni epica e di qualsiasi grandezza, affresco – acido e senza appello – del compiersi di una vendetta.
Perché è proprio la vendetta ciò che Silvano Contin brama. Una volta era un uomo felice. Poi, all’improvviso, è sprofondato in un incubo da quando la moglie e il figlio sono stati uccisi nel corso di una rapina. Da allora ha scelto di alimentare la propria sofferenza guardando le foto dell’autopsia dei suoi cari, perché solo il dolore lo aiuta a orientarsi nell’oscura immensità della morte. Ma dopo quindici anni arriva l’occasione che ha tanto atteso. Raffaello Beggiato, il responsabile del duplice omicidio, sta scontando l’ergastolo. Sembra cambiato, anche se non ha mai voluto rivelare il nome del complice della rapina, che è riuscito a farla franca.
Quando gli viene diagnosticato un male incurabile, Raffaello presenta un’istanza di grazia e – in subordine – una richiesta di sospensione della pena. Per concedere la grazia, però, è necessario l’assenso di Silvano. Parte da qui la catena di eventi che, nelle pieghe di un Veneto incanaglito e feroce, e in un vorticoso procedere di colpi di scena, trasforma colui che ha patito l’orrendo sopruso in un cacciatore senza scrupoli, mentre il carnefice di un tempo diventa preda.
Nel suo romanzo più estremo, Massimo Carlotto compone un viaggio al termine della notte del sistema giudiziario, svela la rivalsa tribale nascosta dietro alla retorica che avvolge i “parenti delle vittime”, mostra il tarlo che scava nell’Italia delle emergenze infinite, dell’accanimento persecutorio e della paranoia securitaria. Soprattutto: ci ricorda che nella letteratura nera – e spesso nella realtà – per ricomporre l’ordine infranto non sono sufficienti le sentenze, non bastano le pene e nemmeno le galere. A volte, non serve neppure la verità.
RECENSIONE:
Nuova edizione del noir di Massimo Carlotto già uscito nel 2004: una riflessione intensa quanto amara sul senso della pena, o meglio, sull’assenza dello stesso.
“L’oscura immensità della morte” ci racconta di come, in un attimo, è stata distrutta per sempre la vita – e con lei l’umanità – di Silvano Contin. Distrutta senza una ragione dalla banalità del male di due banali delinquenti: durante una rapina vengono uccisi sua moglie e il suo unico figlio. Uno dei due rapinatori, Raffaello Beggiato, viene arrestato e sconta la sua pena in carcere, un giorno alla volta, senza spostarsi dal suo metro quadrato né fisico né mentale. L’altro no: è riuscito a farla franca e a condurre una vita dall’apparenza serena, anche lui, come Raffaello, totalmente privo scrupoli o sensi di colpa di sorta.
Questo sembra il quadro che il destino ha voluto dipingere, ma il male incurabile che colpisce Raffaello si rivela paradossalmente una ghiotta occasione: per Raffaello per uscire dal carcere, per Silvano per trovare una buona volta ciò che la giustizia non gli ha dato.
Massimo Carlotto, che ben ha conosciuto le storture del sistema giudiziario italiano, dipinge un affresco tragico, dove non c’è salvezza vera per nessuno. Dove la giustizia non esiste ed è sostituita da una serie di formalità ipocrite gestite da altrettanto ipocrite figure. Da segnalare come rientrante in questa categoria la “volontaria della biblioteca in carcere”: un personaggio minore ma sintomatico della superficialità della riflessione sul dolore e sulla pena anche da parte di chi è pur animato dalle migliori intenzioni.
“L’oscura immensità della morte” è ciò che vede la moglie di Silvano prima di morire, ma anche l’abisso in cui Silvano precipita e l’inutile esistenza di Raffaello.
Dopo il mondo dell’alta finanza di Lecco di “Trudy” (di cui avevamo già parlato qui), Massimo Carlotto ci porta di nuovo in carcere e nelle periferie urbane e umane che tante volte ci ha narrato, confermando di meritare in tutto e per tutto la sua fama di maestro del noir.
“L’oscura immensità della morte” è il libro che non può mancare nella libreria di tutti coloro che vogliano sviluppare consapevolezza di cosa davvero sia un delitto – sia per chi lo commette, sia per chi lo subisce – al di là delle verità patinate del “true crime” da salotto e dei titoli di giornale strillati e poi svaniti in fretta. Indispensabile.
Editore: SEM
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2025, prima edizione 2004
AUTORE:

Massimo Carlotto (Padova, 22 luglio 1956) è uno scrittore, drammaturgo, giornalista, saggista, fumettista e sceneggiatore italiano.
Tra gli anni settanta, quando era un giovane militante di Lotta Continua, e gli anni novanta fu protagonista di un noto caso giudiziario di cronaca nera: fu accusato di aver ucciso con 59 coltellate una giovane di 24 anni. Condannato dopo una lunga serie di processi a 16 anni di reclusione, fu graziato dopo sei anni di carcere dal presidente Oscar Luigi Scalfaro.
Carlotto è stato definito come uno dei migliori scrittori di noir e hard boiled a livello internazionale.