Il fumo e l’incenso
TRAMA:
Il tempo sembra immobile a Serrapriola, minuscolo e sonnolento paese dell’entroterra siciliano dove da sempre tutto scorre uguale a sé stesso: padre Ramacca allena la squadra di calcetto della parrocchia, gli adolescenti del rione – i Megli – vivono la noia, l’amore e forse le prime esperienze con la droga, don Orazio Scuderi mantiene saldi gli equilibri, nell’interesse di tutti. Per il resto, l’evento più clamoroso che possa accadervi è la sparizione del crocifisso restaurato con le offerte dei fedeli, che scatena il disappunto delle anziane comari.
Almeno fino a quando, in un pomeriggio qualunque, un ragazzino del gruppo dei Megli scompare. A indagare sono chiamati il maresciallo Maira e il procuratore Ammirata, i quali non sono così disposti a scoprire una verità che temono scomoda. Anche il disilluso Sergio Vilardo, ex giornalista d’inchiesta ormai votato al quieto vivere, sembra tenersi alla larga.
Il suo intuito però non è ancora del tutto sopito, e lo conduce a intravedere una pista inattesa. E a ritrovare l’incoscienza di seguirla. Ma fino a che punto?
RECENSIONE:
“Il fumo e l’incenso” è un romanzo denso di simboli e tensione morale, ambientato in una Sicilia rurale sospesa tra sacro e degrado, luce e oscurità interiore. Michele Burgio firma un’opera stratificata, che affronta la perdita dell’innocenza, il peso del giudizio collettivo e la sottile linea che separa la fede dal sospetto, l’innocenza dalla colpa. Pubblicato da Bompiani, il libro non è solo un’indagine su un crocifisso rubato, ma anche un viaggio nei chiaroscuri di un paese immobile, dove i protagonisti – adolescenti inquieti, comari devotissime, autorità opache – sembrano vivere dentro una lente d’ingrandimento esistenziale.
Serrapriola, paese immaginario ma radicato nell’anima più autentica della Sicilia interna, è un microcosmo in cui tutto si osserva e si giudica. Il furto del crocifisso restaurato – simbolo del sacro e della comunità – è il detonatore narrativo, ma il vero cuore del romanzo è la rete di relazioni, sospetti e omissioni che ne derivano. A questo si aggiunge la sparizione di un ragazzo del gruppo dei “Megli”, giovani adolescenti che passano il tempo tra scorribande, noia, affetti confusi e prime esperienze con la droga. Due eventi – la sparizione dell’oggetto sacro e quella dell’adolescente – finiscono per specchiarsi l’uno nell’altro, riflettendo lo stesso interrogativo: cosa resta, oggi, della verità?
Burgio non offre una risposta semplice. L’indagine del maresciallo Maira e del procuratore Ammirata si muove lenta, ostacolata dalla reticenza degli adulti e dalla nebbia morale che avvolge il tutto. La giustizia qui è fragile, forse compromessa, e le autorità sembrano più preoccupate di non turbare l’equilibrio apparente che di cercare realmente i colpevoli. In questo, l’autore riecheggia esplicitamente la lezione di Leonardo Sciascia: la verità non è mai limpida, e quando si tocca il potere, si rischia sempre di affondare nel silenzio.
In “Il fumo e l’incenso” lo stile di Burgio è ricercato, intenso, e alterna momenti di lirismo contemplativo a passaggi più realistici. La lingua è intrisa di odori, suoni e luci: il calore torrido, l’incenso che aleggia, il chiacchiericcio delle comari, il silenzio teso delle autorità. Il lettore si trova immerso in un’atmosfera quasi metafisica, dove la Sicilia non è solo un luogo geografico ma anche una condizione dell’anima. L’elemento religioso, con le sue liturgie, i suoi simboli e i suoi peccati taciuti, attraversa il testo in modo costante, mai banale.
Uno dei punti più riusciti del romanzo è il ritratto degli adolescenti. “I Megli” non sono caricature, ma personaggi autentici, vivi, che incarnano il disagio di un’età di passaggio in un mondo che offre pochi orizzonti. In loro convivono innocenza e ferocia, slancio vitale e abisso. La loro noia non è semplice vuoto, ma grido inespresso verso un mondo adulto che non li ascolta e non li capisce.
Il romanzo richiede una lettura attenta e paziente. Il ritmo è incalzante: qui la tensione è più atmosferica che narrativa. Ma proprio questo è uno dei suoi meriti. Il mistero non è tanto “chi ha rubato il crocifisso?”, quanto “chi siamo diventati, in questo tempo di fumo e incenso?”. Nessuno è innocente, ma nemmeno colpevole fino in fondo: tutti abitano quella zona grigia che è la realtà.
In conclusione, “Il fumo e l’incenso” è un’opera intensa, elegante e inquieta, che unisce denuncia sociale e profondità psicologica, ambientata in un Sud denso di ombre e memorie. Michele Burgio firma un esordio maturo, capace di parlare del presente con voce antica e acuta insieme. Un romanzo per lettori che cercano domande, più che risposte.
Traduzione: –
Editore: BOMPIANI
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Michele Burgio è nato a Palermo nel 1982, ma è serradifalchese nell’anima. Da sempre legato alle sue campagne assolate ed ai cristalli di gesso e di zolfo, da otto anni raccoglie, studia, ricerca a vario titolo, documenti orali legati alla dimensione etno-dialettale della Sicilia.
Attualmente svolge l’ultimo anno del Dottorato in Dialettologia italiana, tanto per cambiare.