Febbre alta di Andrea Cotti

Febbre alta
“I rimorsi si smorzano perchè il cervello umano è una macchina straordinaria, rimuove, anestetizza. Si adatta”

Febbre alta

Recensione di  Alessandra Boschini

TRAMA:

Un killer in pensione. Mai sentito. Surreale, come il titolo di una commedia americana. Anche perché, nel suo mestiere, la liquidazione ha sempre avuto un altro significato. Santino Fiore ha quasi sessant’anni, un cuore che fa le bizze e una moglie che non sa del suo vero lavoro. Ha finto per una vita d’essere un impiegato, ma la realtà è molto più sanguinosa di così. Ha quattro giorni per chiudere la carriera con un’ultima missione. Poi, forse, potrà riposare in pace. Vittoria Melis ha trentuno anni e trentotto di febbre, invece.

È una poliziotta testarda e volitiva, intelligente. Ha appena ricevuto un’importante promozione e ha deciso di recarsi in Commissariato anche se è malata. La febbre si alza. S’incontrano così, Santino e Vittoria, tra Bologna e un paesone della Bassa Emiliana, San Giovanni in Persiceto, che nasconde molto più di quanto mostra. Dietro le facciate gialle e solari delle case si muove il cuore oscuro del potere criminale di provincia.

Droga, mafia, vecchi conti da regolare. Nel mezzo, una rete sottile di destini incrociati, il tempo che stringe, e un filo che unisce due anime agli antipodi: Santino è disilluso e silenzioso, Vittoria è rabbiosa e piena di ideali. Ma entrambi sono soli. E, in fondo, molto più simili di quanto immaginano. Andrea Cotti firma un noir dove l’azione si intreccia ai sentimenti e la verità si nasconde nei dettagli, nei silenzi e nelle scelte più intime. Un romanzo emiliano ambientato in un mondo in cui tutti sono malati, febbricitanti o cardiopatici, affetti da mal di denti o persino in punto di morte.

RECENSIONE:

Quattro giorni e quattro destini che si incrociano. Questo il fulcro del nuovo noir “Febbre alta” firmato da Andrea Cotti una storia malinconica in cui la febbre è metafora di un malessere opprimente, angosciante e soffocante che accompagna i personaggi. La vice ispettrice Vittoria Melis ha la febbre alta, sta malissimo ma si reca in ufficio ugualmente perché lei “è poliziotta, è donna, è sarda”.

Santino Fiore, ex membro dei servizi segreti, malato di cuore, è stato inviato a S.Giovanni in Persiceto per un’ultima missione. Davide Sarno è un malato terminale di cancro, nessuno della sua famiglia è a conoscenza né della malattia né del suo passato oscuro. Cristiano Doni, una vita miserabile, sempre arrabbiato e “furibondo con il mondo”, prigioniero di un lavoro che odia. Nel giro di quattro giorni i loro destini avranno modo di sfiorarsi e incrociarsi per poi scontrarsi come le palline di un flipper.

San Giovanni in Persiceto San_Giovanni_in_Persiceto diventa teatro di questa trama torbida, un paesone di quasi 30000 abitanti  vicino a Bolognama con una propria identità, che negli ultimi anni ha vissuto una fortissima infiltrazione della ’ndrangheta che “si è diffusa come un tumore”. Andrea Cotti racconta processi e indagini che hanno “portato alla luce l’intreccio tra criminalità organizzata e le attività economiche emilianefocalizzando così l’attenzione sull’aspetto sociale ed economico dell’ambientazione. I personaggi si muovono, tra i portici della piazza e la stazione, tra i viali del centro e le attività commerciali.

“Febbre alta” si legge d’un fiato, per i capitoli brevissimi composti da frasi asciutte e lapidarie, per le descrizioni efficaci e per il ritmo convulso, senza freni. I salti temporali improvvisi non risultano spiazzanti ma, anzi, consentono la costruzione e la genesi dell’impianto narrativo dando dunque un impulso ancora più frenetico. In “Febbre alta” si intuisce l’esperienza in ambito televisivo di Andrea Cotti, la trama infatti ha un plot decisamente cinematografico, sia per il linguaggio senza fronzoli che regala sonorità ed emozioni, sia perché i turbamenti dei personaggi si percepiscono, se ne vivono le scelte, il malessere e i forti turbamenti.

La scrittura di Cotti è secca e precisa, concisa e tagliente ma offre al lettore gli strumenti per vivere la creazione e l’evoluzione dei quattro protagonisti portandoli a un epilogo in cui tutto sembra rallentare e subire uno stop: un flash, un frammento d’immagine in cui il tempo rimane bloccato, un fotogramma abbastanza lungo per pensare alle scelte fatte, alla vita passata, alla strada percorsa. E nei loro occhi lo stesso sguardo malinconico e rassegnato perché i fatti accadono e la vita continua, nonostante tutto.

EDITORE: Piemme

PAGINE: 240

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Andrea Cotti

Andrea Cotti per circa cinque anni ha gestito una libreria a San Giovanni in Persiceto (Bologna). Dapprima ha pubblicato alcune raccolte di poesia: Per interposta persona, Da quale fuoco (segnalato al Premio Librex Montale, al Premio DeltaPOesia, vincitore del Premio Italo Alighiero Chiusano) e La fede del poco e del meno. Ha vinto il Premio biennale Iceberg per giovani artisti, nella sezione poesia. Per quanto riguarda le opere di narrativa ha pubblicato invece Tre, la raccolta di racconti Lo stesso discorso di sempre e Che brutto nome mi hanno dato, Stupido e Francesco vola (questi ultimi sono romanzi per ragazzi).

Dalla sua opera Un gioco da ragazze viene tratto l’omonimo film, così come dal libro Stupido è derivato il film Marpiccolo (2009). Con i romanzi Il cinese e L’impero di mezzo dà vita al personaggio del detective Luca Wu, vicequestore aggiunto italo-cinese, che gli consente di raccontare i meccanismi della mafia cinese in Italia. Sempre in ambito di giallo pubblica con Carmelo Pecora Interroghiamo il sospettato.

Guida per evitare errori per scrittori meticolosi di storie crime e per lettori e spettatori curiosi (Laurana editore, 2022). Scrive anche sceneggiature (L’ispettore Coliandro, Un gioco da ragazze, Marpiccolo, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, Il grande gioco). Ha partecipato al documentario Le case bianche, di Mauro Ascione e Emanuele Tammaro, in cui ha raccontato le vicende che sono confluite nella scrittura del film di Alessandro Di Robilant Marpiccolo

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