Intervista a Tommaso Scotti per “Il segreto del vecchio signor Nakamura”.

Tommaso Scotti

Domande a cura di: Ilenia Ruzza

Spazio a cura di: Redazione interviste

Il segreto del vecchio signor Nakamura

Il segreto del vecchio signor Nakamura

ThrillerLife: ciao Tommaso, grazie per aver accettato questa intervista! Il romanzo de “Il segreto del vecchio signor Nakamura”(QUI trovate la recensione della nostra Ilenia) unisce il thriller e il noir al true-crime. Tutto nasce da un crimine accaduto e che ancora oggi è irrisolto. Il 10/12/68, a Tokyo, avvenne il furto di un furgone portavalori con 300milioni di Yen.

Tu come sei venuto a conoscenza di questo fatto di cronaca? Cosa ti ha incuriosito così tanto da costruirci intorno la storia del vecchio signor Nakamura?

Tommaso Scotti:

Me ne parlò mio padre molti anni fa. Nemmeno lui sa come facesse a saperlo (glielo ho chiesto di recente e non se lo ricorda, forse la notizia arrivò anche in Italia in quegli anni ma poi non se ne è più parlato). Mentre discutevo con Longanesi il romanzo successivo a I diavoli di Tokyo ovest, loro mi hanno proposto di uscire momentaneamente dalla serie di Nishida per esplorare qualcosa di diverso, sempre in Giappone e possibilmente ispirato a una storia vera. Così esplorando varie possibilità mi sono ricordato di quella storia e ho deciso di approfondire.

ThrillerLife: Il furto è descritto in modo dettagliato e anche le successive fasi sono molto precise. Tenendo presente che tu stesso nel libro dici che le notizie scarseggiano in lingua inglese e che in lingua italiana sono praticamente nulle, quanto è stato difficile il lavoro di ricerca in tal senso e quanto impegno e tempo ti ha occupato anche in relazione alla stesura del libro stesso?

Tommaso Scotti:

È stato abbastanza complicato. Ho studiato principalmente su un paio di libri giapponesi (riportati nella nota dell’autore a fine libro) e varie fonti su internet. Al giorno d’oggi l’intelligenza artificiale può aiutare a tradurre rapidamente articoli e brevi passaggi da documenti online (anche se al momento della scrittura non era ancora così avanzata) ma per quanto riguarda libri fisici, discussioni sul campo e tutto il resto, è chiaramente molto più complicato. Se non avessi saputo il giapponese non avrei potuto approfondire più di tanto.

ThrillerLife: “C’era una sorta di romanticismo in tutta quella vicenda. Come in uno strano paradosso matematico, qualcuno era riuscito a rubare senza togliere niente a nessuno. Insomma, era il CRIMINE PERFETTO” sono le parole con cui il signor Nakamura parla della rapina. Poni molta attenzione sulle conseguenze indirette che questa rapina ha comportato per alcuni personaggi. Secondo te, quindi, è realmente possibile commettere il crimine perfetto?

Tommaso Scotti:

E chi lo sa, dipende dalla definizione di crimine perfetto. Se perfetto implica soltanto che il colpevole non viene trovato, allora esiste senz’altro (purtroppo). Se perfetto ha un’accezione più ampia che include questa sorta di ‘romanticismo’ di cui sopra, non saprei. La vera domanda è: se anche esistesse, sarebbe davvero una buona cosa?

ThrillerLife: tramite il signor Nakamura evidenzi molto bene tutti gli errori, le mancanze e le leggerezze dell’indagine investigativa del tempo. Sembri quasi voler evidenziare che il Giappone non è poi così perfetto come molte volte può sembrare. È solo una sensazione o per te che vivi in Giappone è effettivamente così? Qual è l’aspetto che maggiormente ti ha lasciato sconcertato?

Tommaso Scotti:

Certo, il Giappone è ben lontano dall’essere un paese perfetto (quale paese lo è?). È un posto meraviglioso sotto tanti aspetti, molti dei quali noti a tutti. Tuttavia, è pieno di angoli bui che la maggior parte della gente non conosce (o non vuole ammettere). Nei miei romanzi cerco sempre di dipingere il Giappone per quello che è, nel bene e nel male.

Ci sono molte cose che mi hanno sconcertato negli anni, difficile elencarle tutte. Il Giappone è un paese di paradossi, dove ci sono modi di fare e di pensare spesso troppo lontani dai nostri per essere capiti davvero a fondo. Ci vogliono anni di studi, ricerca e apertura mentale solo per avvicinarsi a farsi un’idea del perché di certe cose. Un approccio comune qui è quello del ‘fare qualcosa tanto per far vedere che si sta facendo qualcosa’, senza dare il minimo peso al fatto che tale cosa abbia senso o meno. Così, su due piedi, mi viene in mente quando, all’inizio della pandemia, qui ritardarono l’inizio delle vaccinazioni per eseguire prima test ‘in loco’ sulla popolazione giapponese.

Persero quindi qualche mese per fare test su un campione talmente ridotto da risultare statisticamente insignificante, ma per loro era importante farlo a prescindere. Il risultato? Tempo prezioso perso per fare una cosa inutile, che però aveva l’obiettivo di mostrare alla popolazione un certo tipo di approccio e cautela che qui è molto importante.
Oppure per tornare alla finzione di Nakamura, quando hanno deciso di rivelare molto presto nell’indagine i numeri di serie di alcune delle banconote rubate. Una cosa inutile e forse controproducente. Ma sempre meglio qualcosa di ridicolo ma concreto che dare l’impressione che non si stia facendo nulla.

ThrillerLife: riesci a raccontare e descrivere in modo quasi poetico quella parte di Giappone fatta di piccoli quartieri legati alla tradizione e ad un naturale lento scorrere del tempo, in netto contrasto con una parte di Giappone invece molto più moderno e tecnologico. Per uno straniero, che come te, ha scelto di vivere lì, è facile entrare in questa realtà o ne sono gelosi?

Tommaso Scotti:

L’unica cosa veramente difficile è la barriera linguistica (e culturale). Una volta superate quelle, entrare in certe realtà non è difficile, bisogna solo volerlo. Per quanto possano esserci persone ‘gelose’ ce ne sono anche molte ben felici di tramandare le proprie conoscenze e rituali, tanto a un giapponese quanto a uno straniero. Basta trovare le persone giuste.

ThrillerLife: Nakamura racconta la sua versione della storia al giornalista Watanabe accompagnato dalla cameramen Myoga. La ragazza, con alle spalle studi in terra americana, riesce a catalizzare l’attenzione del lettore per il suo comportamento anticonformista, spesso mette in imbarazzo i due uomini che accompagna e arriva a definire maschiliste e patriarcali la maggioranza delle istituzioni giapponesi. Trovi che sia effettivamente così?

Tommaso Scotti:

È un discorso complesso su cui preferisco non dilungarmi in questa sede. È vero che, soprattutto a un occhio superficiale o magari occidentale, che non è pienamente consapevole del contesto culturale, il Giappone possa sembrare un paese a forte stampo patriarcale/maschilista. E forse lo è, per certi versi. Il problema, a mio avviso, è che determinate definizioni e punti di vista vanno sempre contestualizzati. Determinati comportamenti, che da noi vengono subito additati in un certo modo, qua sono molto più integrati nel contesto sociologico, storico e culturale.

Un esempio banale: le donne nei negozi o nei ristoranti spesso parlano con una voce più acuta, quasi in falsetto. Lo fanno perché, culturalmente, quel tono è percepito come più cordiale, femminile e accogliente. È un’imposizione patriarcale che premia la donna carina, gentile, remissiva? Io non credo. Basta osservare che, nello stesso ruolo, anche gli uomini usano un tono artificiosamente gentile, forse per noi anche un po’ ridicolo.

È un codice professionale, non un dogma di genere. Così come in tante altre situazioni: anche quando può sembrare che una donna ricopra un ruolo svilente, la realtà è che nella maggior parte dei casi quel ruolo è scelto con consapevolezza, e soprattutto senza costrizione. Tutto è orientato a mantenere un certo tipo di armonia sociale che affonda le radici nei secoli e che, almeno secondo me, continua a essere intatta. In modo diverso dal nostro, sì, ma non per questo sbagliato.

ThrillerLife: l’epilogo torna al presente. Il vecchio signor Nakamura incontra Takeshi Nishida della squadra omicidi. A tal proposito, puoi svelarci se hai delle novità riguardo all’ispettore nippo-americano dagli occhi bicromatici?

Tommaso Scotti:

Non posso dire molto ma la prossima avventura di Nishida c’è ed è a buon punto.

ThrillerLife: ci sono autori da cui trai ispirazione quando scrivi? Oppure hai degli autori che vuoi consigliarci?

Tommaso Scotti:

Non particolarmente.

ThrillerLife: ti ringraziamo per il tempo che gentilmente ci hai dedicato e prima di salutarci hai un messaggio che vorresti lasciare ai lettori di ThrillerLife?

Tommaso Scotti:

Grazie a voi per l’intervista, e ai lettori per l’interesse e il supporto.


 

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