Ovunque giaguari
Recensione di: Alessandra Boschini
TRAMA:
La dirigente di polizia Anna Musumeci lascia una lettera di addio, scritta di suo pugno, a fianco al suo corpo impiccato. Stava indagando sulla morte di un bracciante della cooperativa Amunì, governata da don Damiano. Il questore si arrende volentieri a quella che pare una indiscutibile evidenza. Solo Tommaso, il padre di Anna, che ha trovato il cadavere, crede che non possa essersi suicidata: troppa vitalità, troppa passione, troppa curiosità. Dieci anni dopo, il tredicenne figlio di Anna convince il nonno, mai rassegnato, a investigare.
Il giovane Tommaso, che porta lo stesso nome dell’avo, è preoccupato per il padre, inghiottito da una silente depressione, e ritiene di alleviarne il dolore inchiodando l’assassino. Non solo: deve riuscirci prima che mischino le ossa della madre (come da prassi dopo dieci anni), per trovare prove dal momento che non è mai stata fatta un’autopsia. Anche Vito Prestia, vicequestore, non ha mai creduto alla tesi del suicidio, e fa riaprire il caso. Da lì le vicende si ingarbugliano, e in tanto gnommero (come direbbe Gadda) emerge una verità imprevedibile e sconcertante che scompiglia le carte e lascia il giovane Tommaso di fronte a una realtà intollerabile.
RECENSIONE:
“Ovunque giaguari” si legge come un giallo, ci sono omicidi e indagini, la ricerca della giustizia è il tema centrale, ma è anche un romanzo familiare profondo, emozionale e fortemente espressivo.
Tommaso Pagano firma una storia intensa, che si legge col cuore in gola perché è coinvolgente, emoziona, fa ridere e piangere, arrabbiare e anelare alla verità.
Impossibile non innamorarsi dei personaggi, i due Tommaso, nonno e nipote, coinvolti in una missione troppo grande per loro. Tommaso il vecchio e Tommaso il giovane si somigliano, “uniti da una strana sincronia, con 70 anni di scarto”, legati dall’urgenza di conoscere la verità sul suicidio di Anna Musumeci.
Anna, madre di Tommaso il giovane e figlia di Tommaso il vecchio, è stata trovata da quest’ultimo impiccata, dieci anni prima. Non ha mai creduto alla tesi del suicidio, Anna amava la vita, era troppo perfezionista e non si sarebbe fatta trovare in sottoveste appesa alla trave, amava il suo lavoro e amava il figlio che “era il suo sole”. Non si è mai arreso ed è convinto che, con l’aiuto del nipote, si possa finalmente arrivare alla verità.
Prima che “le ossa vengano mischiate” i due Tommaso devono agire parallelamente alle indagini delle forze dell’ordine, perchè anche il vicequestore Vito Prestia conosceva Anna, la sua precisione e l’ostinazione nel lavoro. Poi ci sono quelle lettere anonime a ricordargli “con una scrittura rossa, infantile, da maniaco” che bisogna far luce su quella faccenda. “Quanti occhi erano stati chiusi su quell’indagine?”
Così tutti percorrono a ritroso le ricerche su cui Anna si stava concentrando e che riguardavano l’omicidio di Amir, un giovane immigrato irregolare, ucciso da due poliziotti. Il ragazzo lavorava presso la cooperativa Vitaviva, “una lavatrice dove entrano un sacco di soldi sporchi che poi escono puliti”, tra caporalato e sfruttamento. Chi era immischiato in quei traffici e cosa aveva capito Anna? Qual era il ruolo di don Damiano che gestiva il centro per immigrati Amunì e che aveva già subito minacce, pressioni e un incendio doloso? Sono solamente loro tre, Prestia e i due Tommaso, gli unici a non essersi mai arresi perchè “sono pazienti come i giaguari, certi pensieri. Sono ovunque”.
In una Siracusa di fine maggio, “col vento ancora freddo”, Tommaso Pagano muove i suoi personaggi, procedendo a balzi e saltelli. La narrazione srotola e poi riannoda gli eventi, mostrandoci il giovane Tommaso, ragazzino solitario, timido e introverso, incapace di comunicare con quel padre chiuso nel suo dolore, silenzioso e lontano, anche fisicamente. Quello stesso dolore lo prova anche Tommaso il vecchio, che “ha smesso di provare interesse per il mondo” dalla morte prima della figlia e poi della moglie Milena, guida una Panda scassata senza patente perchè ha la cataratta, guarda cassette Vhs di film porno piangendo e convive con Moana, una gatta arancione che sembra vegliare su di lui.
Tommaso Pagano ha dipinto personaggi così vivi, intensi e reali che risulta impossibile non affezionarsene, si vive ogni loro singola emozione e ogni pensiero, si ride e si piange su dialoghi talvolta assurdi ma tanto densi e vivaci. “Ovunque giaguari” è un titolo fuorviante finché non ci si immerge nella lettura e se ne vivono le emozioni, assaporando tutte le sfumature e lasciandosi condurre verso un finale tanto intenso quanto imprevedibile e inaspettato. Non lasciatevelo scappare!
EDITORE: Mondadori collana Omnibus
PAGINE: 240
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Tommaso Pagano è nato a Genova, ma da tredici anni si ritrova a Siracusa a fare il sostituto procuratore. Ha scritto per l’editore Solferino Il bambino che disegnava le anime. La cosa più bella che ha fatto in vita sua si chiama Giacomo.