“Paolo Itri: quando la morte diventa sorella”

Paolo Itri

Intervista a Paolo Itri

DOMANDE DI: Alessandra Boschini

SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Sorella morte

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Paolo Itri con il suo nuovo libro “Sorella morte” (Mondadori, 2025) letto e recensito qui dalla nostra Alessandra.

Paolo Itri è nato nel 1965 a Napoli, dove attualmente vive. Entrato in magistratura nel 1991, dal 2002 al 2011 ha fatto parte della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, occupandosi di importanti indagini sulla camorra napoletana e sulle stragi della Cosa Nostra siciliana. Tra il giugno 2011 e il novembre 2015 è stato ispettore generale del ministero della Giustizia. Nel 2019 ha pubblicato per Edizioni Piemme “Il Monolite. Storie di camorra di un giudice antimafia”. Nel 2023 è stato nominato sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e presidente di sezione della Corte di giustizia tributaria di Napoli.

THRILLER LIFE: Per tua stessa ammissione, racconti che il romanzo trae origine dal tuo passato, dall’austero palazzo dei tuoi avi e dai documenti rinvenuti. Stella Cilento, il luogo delle tue vacanze, diventa Licunti, così la storia ha inizio. Cosa ti ha spinto a creare una trama tanto angosciante?

PAOLO ITRI: Per rispondere alla domanda non posso che rievocare un passo di Edgar Allan Poe tratto dai Marginalia, peraltro già citato nella prefazione dell’opera a cura del magistrato Raffaele Cantone: “Se mi si chiedesse di definir molto brevemente la parola Arte, io la direi: la riproduzione di ciò che i sensi percepiscono in natura, attraverso il velo dell’anima. La pura imitazione, per quanto accurata, di ciò che è in natura non dà diritto ad alcun uomo di prendere il sacro nome d’artista: l’arte è la riproduzione della natura attraverso un temperamento”.


La storia di “Sorella Morte” non è altro che l’interpretazione in chiave narrativa di una serie di vicende familiari che ancora attendono una risposta che, probabilmente, non arriverà mai.

THRILLER LIFE: Paolo Itri, adolescente curioso con l’indole investigativa, così come Riccardo Prosperi. Possiamo quindi affermare che Riccardo è il tuo alter ego?

PAOLO ITRI: Sicuramente il protagonista del racconto presenta tratti psicologici e caratteriali che mi appartengono sin dall’adolescenza. Sono sempre stato attratto, più che dai racconti, dagli interrogativi senza risposta. Il mistero ha sempre esercitato su di me un enorme fascino. Quando i miei coetanei leggevano i romanzi di Emilio Salgari, io divoravo i racconti straordinari di Poe e i gialli di Arthur Conan Doyle, di Ellery Queen, Agatha Christie e Rex Stout, ma anche i racconti di Kafka e le poesie di Baudelaire.

Non amavo giocare a carte, ero un ragazzino solitario appassionato di scacchi, rebus, cruciverba e indovinelli logici. In televisione ero affascinato dai cortometraggi di Sherlock Holmes interpretato da Basil Rathbone. Era l’epoca in cui, ancora adolescente, mi intrufolavo di nascosto al cinema per vedere i primi capolavori di Dario Argento come “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Quattro mosche di velluto grigio” e “Il gatto a nove code”. È stato proprio questo temperamento, l’attrazione per l’ignoto e il desiderio di trovare delle risposte ai misteri della vita che mi hanno spinto verso la professione del magistrato inquirente.

THRILLER LIFE: Enrico, il padre di Riccardo, è un uomo ombroso, taciturno, austero ma rimane una figura marginale nella trama, come mai?

PAOLO ITRI: Occorre considerare che il vero protagonista del romanzo è in realtà il Palazzo Prosperi, un luogo triste e spettrale dove Enrico trascorse la sua infanzia ma di cui, nel libro, non parla praticamente mai, quasi cerchi in tal modo di rimuovere i fantasmi di un oscuro passato. Il personaggio del libro, in realtà, non rispecchia pienamente la figura di mio padre, che, pur essendo un uomo dal carattere non facile, amava tuttavia stare in compagnia dei figli e della famiglia. Eppure, anche lui, come il personaggio del libro, non parlava quasi mai della sua giovinezza trascorsa tra le mura della malinconica dimora familiare.

Anzi, quando il discorso cadeva sull’argomento, il più delle volte si chiudeva in un significativo mutismo. Il nostro rapporto era fatto più di silenzi che di contrasti veri e propri, di cose non dette, o dette solo a metà. Nel romanzo ho cercato di salvaguardare il personaggio, che all’epoca dei fatti accaduti nel Palazzo era appena un fanciullo, tratteggiandone la figura come quella di un uomo problematico e di poche parole.

THRILLER LIFE: Nonno Francesco, detto Ciccio, è una figura alquanto controversa: scienziato rinomato e medico stimato, ma nasconde diversi scheletri nell’armadio e protegge con un muro di silenzi e omertà gli omicidi perpetrati dalla figlia. Come lo definiresti e a chi ti sei ispirato per la sua creazione?

PAOLO ITRI: La figura del dottor Prosperi è indubbiamente la più controversa del romanzo, come fu quella di mio nonno, che non ho avuto modo di conoscere direttamente perché morì durante la mia primissima infanzia. Plurilaureato, medico stimato, ma anche giurista e letterato (era un profondo conoscitore della letteratura e della mitologia greca), gli anziani del borgo lo descrivevano come un personaggio “borderline”, di grande intelligenza, ma dal carattere iracondo e imprevedibile. Nel libro, il giudizio sull’uomo rimane sospeso, tra lucida follia e verità inconfessabili.

Occorre però tener presente che sulla caratterizzazione del personaggio incide molto anche il contrasto tra la realtà rurale e culturalmente arretrata del Meridione d’Italia e la New York degli anni ’40, che non furono solo il decennio della Seconda Guerra Mondiale, ma anche il periodo in cui l’economia americana iniziò a riprendersi dalla Grande Depressione e pose le basi per il successivo boom economico del dopoguerra.

THRILLER LIFE: La magia della curiosità di un adolescente trova il suo apice nel ritrovamento dei documenti e nell’esplorazione dei sotterranei dell’antico palazzo. Quanto è affascinante scovare reperti di famiglia e quale attrattiva esercitano?

PAOLO ITRI: Quella vicenda è rimasta scolpita nella mia memoria, e il racconto ripercorre in maniera piuttosto fedele ciò che di fatto avvenne. Dopo la morte di mio nonno, infatti, per una serie di vicende familiari la dimora rimase abbandonata da un giorno all’altro e nessuno vi fece più ingresso per circa quindici anni. L’esplorazione del Palazzo durò diversi giorni, durante i quali raccolsi, tra le altre cose, un ampio materiale documentale che nel corso degli anni ho letto e catalogato accuratamente.

Una delle scoperte più straordinarie fu un manoscritto del nonno in cui è contenuta, tra le altre cose, una serie di enigmatiche strofe rimate che rimandano spesso alla mitologia greca e anche ad alcune misteriose vicende criminali, tra cui spicca quella di Giulia Tofana, una cortigiana della corte di Filippo IV di Spagna e fattucchiera, che fu considerata una specie di serial killer ante litteram, in quanto simpatizzante delle donne che si sentivano intrappolate in matrimoni sbagliati, alle quali vendeva veleni da somministrare ai mariti. Leggendo quei versi, che peraltro sono riportati testualmente nel libro, ebbi conferma della personalità sui generis del mio antenato.

THRILLER LIFE: L’ambientazione si sposta dalla campagna del sud Italia a New York. Anche questo fa parte della tua storia familiare e del tuo bagaglio personale?

PAOLO ITRI: Effettivamente, subito dopo la fine della guerra una delle mie zie sposò un soldato americano ed emigrò a New York, dove ha vissuto fino alla sua morte, avvenuta ormai parecchi anni orsono. Non ha mai più fatto ritorno in Italia.

THRILLER LIFE: Dalla lettura emerge una scrittura asciutta, a volte cruda, che fa emergere i lati più oscuri dell’animo umano. Quanto influisce il tuo lavoro di magistrato nella scrittura?

PAOLO ITRI: Già nel mio primo libro, “Il Monolite, storie di camorra di un giudice antimafia” (edizioni Piemme, 2019) affioravano alcuni dei tratti che caratterizzano le mie opere, soprattutto la tendenza a sviscerare luci e ombre dell’animo umano e a scavare nelle pieghe più nascoste e angoscianti della psiche. Su questa mia particolare attitudine ha di certo inciso il mestiere dell’inquirente, ma non solo. Essa affonda le sue radici nell’infanzia e nel vissuto familiare, ma anche nell’esperienza professionale, che per molti anni, indagando su fatti drammatici e sconvolgenti come le stragi mafiose e gli omicidi di camorra, mi ha portato a fare i conti con i più insondabili e oscuri meandri della mente umana.

Di fronte alla catastrofe umana e morale, il temperamento dell’uomo asseconda lo scorrere degli eventi, al prezzo di precipitarlo nell’inquietudine e nella metafisica dell’orrore. Volendo fare un raffronto, però, mentre nel mio primo libro era la realtà a superare la fantasia, in “Sorella Morte” è vero il contrario.

THRILLER LIFE: Che tipo di lettore è Paolo Itri?

PAOLO ITRI: Amo molto i thriller e i gialli psicologici, ma soprattutto sono un accanito lettore di saggi storici e filosofici. Non amo molto i romanzi, forse per una sorta di deformazione professionale che mi porta a preferire il mondo del reale rispetto alle costruzioni artificiose e ai personaggi di fantasia. Non a caso, forse, negli ultimi anni mi sono dedicato soprattutto alla lettura di numerosi saggi di fisica teorica sulla teoria della relatività e la meccanica quantistica. Anche questo è, in fondo, un tentativo estremo di dare delle risposte vere all’eterno mistero della vita e della morte.

THRILLER LIFE: Prima di salutarci e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thriller Life?

PAOLO ITRI: L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di leggere seguendo il proprio gusto, senza mai lasciarsi condizionare da certe recensioni o, peggio ancora, dalle mode del momento e dalle leggi del mercato. Meglio il passaparola. Quando entrate in libreria, non vi fermate ai primi scaffali e alle opere in bella vista, perché spesso le cose migliori bisogna andarsele a cercare dove in pochi le vedono. In fondo, se è vero che l’arte è la riproduzione della natura attraverso un temperamento, è anche vero che il talento dello scrittore si misura sull’indole del lettore.

La redazione di Thriller Life ringrazia Paolo Itri per la collaborazione.

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