Di madre in figlia di Concita De Gregorio

Di madre in figlia
“Sei salvo dove non c’è vita, del resto la vita è sempre un pericolo.”

Di madre in figlia

Recensione di: Giorgia Gallerani

Trama:

Ciò che ti isola ti salva, è la vita che ti mette in pericolo. Marilù abita in cima a un’isola: sotto c’è il villaggio, in mezzo il bosco e infine la radura con la sua casa, dove nemmeno i frequenti incendi estivi possono raggiungerla. È una donna che affascina ma un po’ spaventa, perché porta con sé il fatto di essere stata molto libera negli anni più liberi del secolo scorso, gli psichedelici Settanta. Fin troppo, pensa sua figlia Angela, che sente di averne ricevuto soltanto trascuratezza.

Ora Angela si trova costretta a malincuore ad affidarle per tre mesi la figlia Adelaide – che si fa chiamare Adè –, adolescente tanto attiva in Rete quanto insicura nel mondo e nel proprio corpo. In questa lunga estate nonna e nipote si ritrovano insieme dopo dieci anni, si conoscono e si riconoscono, mentre la madre irrompe con telefonate ansiose sul fisso di casa perché, come primo gesto, Marilù ha requisito il cellulare alla ragazza.

Per Adè la vacanza non potrebbe cominciare peggio, invece a poco a poco diventa un’avventura. C’è un segreto di cui la nonna non vuole parlare, qualcosa che riguarda la sua storia familiare, la linea femminile che la precede – sua madre, farmacista in un paesino del Sud, e la madre di sua madre, una guaritrice che è finita a vivere in un convento. Un’antica colpa in questa storia senza colpevoli. Sul delicato confine fra amare, proteggere e lasciare andare, fra prendersi cura e avvelenare, le tre, di madre in figlia, provano a capirsi. Ciascuna ha agito con le migliori intenzioni, anche se a volte il rancore, il dolore, l’amore accecano.

Recensione:

In Di madre in figlia Concita De Gregorio ci racconta una storia tutta al femminile, fatta di ferite antiche, affetti scomodi e domande che attraversano il tempo. Tre donne, tre generazioni, tre modi diversi di essere madre, figlia, e infine donna: questo è il cuore del romanzo.

La vicenda si apre con Angela, donna adulta e madre a sua volta, che si trova costretta ad affidare la figlia adolescente Adelaide alla nonna Marilù per un’intera estate. Non è una scelta fatta a cuor leggero: Angela è una madre ansiosa, iperprotettiva, e con Marilù ha un rapporto difficile, pieno di rancore e non detti.

Ciò che funziona molto bene in Di madre in figlia è il modo in cui queste tre donne, così diverse tra loro, finiscono per scontrarsi e incontrarsi, cercando – a modo loro – di capirsi. Nonostante le profonde incomprensioni generazionali, emerge un filo invisibile che le lega: la difficoltà di essere madre, di essere figlia, e più in generale, di essere donna in un mondo che spesso giudica senza conoscere.

Marilù è una figura affascinante, sfuggente: ha vissuto da spirito libero negli anni Settanta, fuori dagli schemi e dalle regole. Ma dietro questa apparente forza si intuisce un passato più complesso, segnato da una storia familiare che lei tiene nascosta. Sua figlia Angela è cresciuta dentro quell’atmosfera di libertà quasi imposta, che lei non ha vissuto come un dono, ma come una forma di abbandono. E diventata madre ha preso la strada opposta: è ansiosa, iperprotettiva, sempre attenta a non lasciare spazi vuoti.

In mezzo tra queste due donne così diverse c’è Adè, adolescente fragile e iperconnessa, che rappresenta sia un punto di incontro che una frattura tra le due. Quando, contro la sua volontà, viene mandata a trascorrere l’estate dalla nonna, si ritrova catapultata in un mondo isolato, senza internet e senza telefono. Quella che inizialmente le sembra una punizione, però, si trasforma poco a poco in un’occasione per guardarsi dentro e riscoprire sé stessa.

Concita De Gregorio riesce a mettere in scena le differenze tra queste tre generazioni, mostrando le fratture, i silenzi, ma anche i punti di contatto. Nessuna delle tre ha la verità in tasca, tutte sbagliano, tutte amano a modo loro. E alla fine è questo che resta: l’idea che, anche se ci facciamo del male, anche se non ci capiamo, ci si prova comunque ad amare. Con tutti i limiti del caso.

Pur apprezzando molto il modo in cui l’autrice costruisce il conflitto generazionale, mostrando le differenze tra queste tre donne senza mai giudicare nessuna, sarebbe stato interessante un maggior approfondimento del mistero legato alla vita di Marilù. Il romanzo suggerisce che c’è qualcosa di importante nel suo passato – un segreto, forse una colpa antica – ma non lo esplora fino in fondo. Rimane sullo sfondo, e lascia un po’ l’impressione di un’occasione narrativa non del tutto sfruttata.

Allo stesso modo, vedere sviluppato con più attenzione il legame tra Marilù e Adè sarebbe stato interessante. Il rapporto tra nonna e nipote è il nucleo più stimolante del libro, ma la loro complicità – che pure inizia a emergere – resta trattenuta, accennata, più suggerita che vissuta davvero sulla pagina. Sarebbe stato bello assistere più da vicino a quel lento avvicinarsi, ai piccoli gesti, alle parole non dette che fanno nascere una nuova forma di intimità tra due donne così diverse e così bisognose di ascolto.

Di madre in figlia è una lettura che fa riflettere. Non è un romanzo che grida, ma che lavora in silenzio, come fanno certi legami familiari che ci accompagnano per tutta la vita. Concita De Gregorio, con una scrittura limpida e intensa, riesce a farci entrare nelle pieghe più intime di questi legami. Un romanzo che parla di libertà, colpa, cura, e del difficile equilibrio tra trattenere e lasciare andare.

Editore: Feltrinelli

Pagine: 160

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Concita De Gregorio

Concita De Gregorio è laureata all’Università di Pisa in Scienze Politiche, ha iniziato la professione nelle radio e tv locali toscane passando poi a «il Tirreno» dove, per otto anni, ha lavorato nelle redazioni di Piombino, Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990 è passata al quotidiano la Repubblica, dove si è occupata di cronaca e di politica interna. Dal 2008 al 2011 è stata direttore de «l’Unità».

Tra le sue pubblicazioni si ricordano Non lavate questo sangue (Laterza, 2001); Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto (Mondadori, 2006); Malamore. Esercizi di resistenza al dolore (Mondadori, 2008); Così è la vita (Einaudi, 2011); Un giorno sull’isola (Einaudi, 2014); Mi sa che fuori è primavera.

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