Intervista a Gabriele Dolzadelli
DOMANDE DI: Michelangela Barba
SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Gabriele Dolzadelli con il suo nuovo libro “L’eco dei sussurri” (Morellini Editore, 2025) letto e recensito dalla nostra Michelangela. (QUI la recensione).
Gabriele Dolzadelli è uno scrittore valchiavennasco, trapiantato nel cuneese. Esordisce nel 2014 con una saga piratesca autoprodotta, “Jolly Roger”, che vende migliaia di copie.
Ha scritto diversi romanzi, dal fantascientifico “Backup” (2019) ai romanzi di narrativa come “L’uomo senza epilogo” (2020), finalista al Premio Internazionale Città di Como, e La regola del ventisette (2023).
Ha partecipato a un’antologia benefica (“La memoria non dimentica”) insieme ad autori come Matteo Bussola e Alessandro Barbaglia. Per Morellini Editore ha pubblicato il thriller “Chi nasce a San Giuda” (2021) e il giallo “L’eco dei sussurri” (2025). È fondatore della community Mondo Self Publishing e del festival letterario Libri in Valle. Inoltre è membro del direttivo del Collettivo Scrittori Uniti e consulente per BBPlus e per la Libreria Self del Salone Internazionale di Torino.
THRILLER LIFE: In questi anni hai dimostrato di essere un autore poliedrico e ti sei cimentato con generi diversi. Oggi sei al secondo Thriller. Che rapporto hai con questo genere? Ne scriverai altri?
GABRIELE DOLZADELLI: Tendo a non scrivere mai partendo dall’etichetta a cui deve appartenere il romanzo. Mi innamoro delle storie e quando mi entrano in testa e fermentano, richiedendo il loro spazio sulla carta, non posso mai dire loro di no. Credo però che il thriller, in tutte le sue forme, mi abbia sempre accompagnato nel mio percorso.
Quando ho scritto di fantascienza, in realtà si poteva parlare di thriller fantascientifico, quando ho scritto narrativa erano anche dei soft thriller, fino ad arrivare al giallo e al thriller puro dei miei ultimi lavori. Questo perché mi piace lo stile cinematografico e asciutto e le storie con un certo ritmo, con colpi di scena e tensione. Probabilmente questo è il genere che mi fa sentire più a mio agio e che mi diverte scrivere.
THRILLER LIFE: Ti senti ancora legato alla saga che ti ha dato maggiore notorietà, quella di romanzi storici di Jolly Roger? Cosa ti ha lasciato quel “viaggio”?
GABRIELE DOLZADELLI: Alla saga Jolly Roger devo tutto. Mi ha fatto scoprire l’amore per la scrittura ed essendo un progetto che mi ha tenuto impegnato per cinque anni con altrettanti romanzi, puoi immaginare quanto mi sia affezionato ai suoi personaggi. Tessere i destini di tutti loro, intrecciarli e condurli al punto d’arrivo è stato emozionante, ma mi ha anche richiesto tantissime energie.
Un progetto così complesso non credo lo rifarei. Inoltre ho anche dei sentimenti contrastanti per la saga, perché da un lato continua a essere il mio progetto che ha venduto di più, raggiungendo le migliaia di copie, dall’altro presenta il mio stile più acerbo, quello di dodici anni fa (“La terra di nessuno” lo scrissi nel 2013 per poi pubblicarlo l’anno dopo) e un po’ mi spiace che alcuni mi scoprano come autore con quei libri, facendosi forse un’idea sbagliata della mia attuale scrittura.
THRILLER LIFE: Hai fondato un gruppo Facebook per aspiranti scrittori in self publishing. Se dovessi dare loro un consiglio, uno soltanto, per la strada che hanno deciso di intraprendere, quale sarebbe?
GABRIELE DOLZADELLI: Un solo consiglio è difficile, mi viene da dirne tanti. Di cercare l’opinione di un professionista, fuori dalla cerchia di parenti e amici, per capire il valore della propria scrittura e dove poter migliorare. Di accettare le critiche costruttive e di mettersi costantemente in discussione e, soprattutto, di lavorare duramente per un prodotto professionale a trecentosessanta gradi. Se per gioco, però, mi concedi un solo consiglio, sintetizzerei tutto con: pubblica responsabilmente.
THRILLER LIFE: C’è un genere letterario in cui vorresti cimentarti prima o poi, ma non lo hai ancora fatto? Quale? Perché? E cosa ti ha fermato finora?
GABRIELE DOLZADELLI: Horror e fantasy. Ho delle idee nel cassetto. Non mi ha fermato nulla, se non che le giornate sono fatte di ventiquattro ore e ho troppe storie da scrivere in una vita sola. Però, prima o poi, le svilupperò perché hanno un loro fascino. Il fantasy, poi, è totale libertà creativa. Cosa c’è di più affascinante?
THRILLER LIFE: Ci racconti un po’ di più del tuo legame con la tua terra d’origine, la Valchiavenna, e con la montagna che nel tuo romanzo è protagonista?
GABRIELE DOLZADELLI: Sono nato nella vicina Valtellina e sono poi cresciuto lì, dove ho vissuto fino all’anno scorso, all’età di 36 anni. La valle è sempre stato il mio mondo, con la sua semplicità, una strada sola e i piccoli comuni che gravitano attorno a Chiavenna, il più grande. Ho sempre amato la mia terra, anche se mi sono sempre sentito cittadino del mondo. Mio padre è di lì, ma mia madre è originaria di Benevento. Ho inoltre un bisnonno toscano, una di Mantova e una bisnonna ligure.
Questo miscuglio, probabilmente, mi ha reso da sempre poco campanilista. Però ho sempre trovato la montagna come una madre iperprotettiva. Da un lato è una presenza confortante, dall’altro opprimente. Ho descritto entrambe le sue nature nei miei romanzi. Ne “L’uomo senza epilogo” l’ho descritta come un paesaggio fiabesco, affascinante, mentre in “Chi nasce a San Giuda” e ne “L’eco dei sussurri” ne ho tratteggiato soprattutto le ombre. Come in tutte le cose, ci sono due facce della stessa medaglia.
La redazione di Thriller Life ringrazia Gabriele Dolzadelli per la collaborazione.





