Predatori
TRAMA:
Ci sono stati anni, in America, in cui il male sembrava annidarsi ovunque. Nei parcheggi bui, ai lati delle strade, nelle case più insospettabili. L’FBI l’ha definita «l’epidemia», l’età dell’oro dei serial killer, che tra gli anni Sessanta e Novanta furono quasi duemila. Uccidevano in silenzio, con metodo, con fantasia e, spesso, con una faccia rassicurante. «Siamo i vostri figli, siamo i vostri mariti, siamo dappertutto» ha detto Ted Bundy, uno dei più famosi. E aveva ragione. Con la sua prosa intensa e incalzante, Stefano Nazzi ripercorre quei decenni bui, portandoci nelle menti di alcuni dei più spaventosi serial killer americani. Come John Wayne Gacy, che vestiva da clown alle feste per bambini e seppelliva adolescenti sotto casa.
Edmund Kemper, il gigante gentile che discuteva con gli agenti di Shakespeare e poi tornava a sezionare cadaveri. David Berkowitz, il Figlio di Sam, che diceva di agire per ordine di un labrador posseduto dal demonio. E ancora, Dennis Rader, padre di famiglia e tecnico della sicurezza, che si firmava BTK – «Bind, Torture, Kill» – e Aileen Wuornos, che sosteneva di uccidere per difendersi, ma lo fece sei volte, a sangue freddo. E come Ted Bundy, colto, brillante, magnetico, «un tipico ragazzo americano che uccide tipiche ragazze americane». Accanto a loro, ci sono le storie delle donne e degli uomini che li hanno inseguiti, studiati, catalogati.
Negli scantinati di Quantico, due agenti dell’FBI, Robert Ressler e John Douglas, iniziarono ad analizzare i profili degli assassini seriali e poi a parlare con loro. Insieme alla psicologa Ann Burgess, visitarono le carceri di massima sicurezza e intervistarono trentasei serial killer. Da quelle conversazioni nacque il profiling, l’idea che dietro l’apparente caos ci fosse un metodo e che dunque si potessero prevedere azioni imprevedibili. Fu Ressler a coniare il termine «serial killer», Douglas ne tracciò le prime tipologie. Cercarono schemi, modelli, ricorrenze. Furono i primi mindhunters, i cacciatori della mente. Questo libro è il racconto di quell’epoca. Un viaggio dentro la mente dei più spietati predatori americani e di chi ha provato a fermarli.
RECENSIONE:
Con “PREDATORI”, Stefano Nazzi firma un saggio potente e inquietante, che riporta alla luce uno dei periodi più bui della storia americana recente: quello tra gli anni Sessanta e Novanta, quando gli Stati Uniti furono attraversati da un’ondata di violenza senza precedenti. L’FBI parlò di “epidemia”. I serial killer in attività furono quasi duemila.
Nazzi – già noto per il suo lavoro sul podcast Indagini – racconta con precisione giornalistica e ritmo narrativo incalzante le vite di alcuni tra i più spietati assassini seriali americani: dall’insospettabile John Wayne Gacy, che si travestiva da clown per adescare adolescenti, a Edmund Kemper, l’omicida colto e disturbante; da David Berkowitz, il “Figlio di Sam”, a Dennis Rader, il famigerato BTK (Bind, Torture, Kill). Senza dimenticare Ted Bundy, forse il più noto, volto pulito e modi affabili, simbolo perfetto del male nascosto dietro la normalità.
Ma “PREDATORI” è anche il racconto della nascita del profiling criminale: nei sotterranei di Quantico, due agenti dell’FBI, Robert Ressler e John Douglas, insieme alla psicologa Ann Burgess, iniziarono a intervistare i serial killer incarcerati, per tracciarne profili, schemi, ricorrenze. Nasce così una nuova scienza investigativa, il “profiling”, raccontata qui con rigore e chiarezza.
Il libro si legge piacevolmente (per quanto il tema non sia esattamente piacevole), e colpisce constatare quanto persone apparentemente normali, benvolute e stimate da tutti, nascondano in realtà una personalità disturbata e un odio profondo verso il prossimo. C’è da dire però che, a volte, sembra che le forze dell’ordine abbiano volutamente “chiuso gli occhi” facendo finta di non vedere indizi palesemente chiari. Ricordiamo che uno dei serial killer di cui si parla, John Wayne Gacy, era molto amico di poliziotti, a cui faceva anche lavori gratuiti di ristrutturazione a casa.
Stefano Nazzi non indulge in macabre descrizioni: indaga, ricostruisce, connette, con la stessa pacatezza con cui racconta nel suo podcast Indagini. Il risultato è un libro solido, documentato, capace di raccontare l’orrore senza spettacolarizzarlo. Un’opera che interroga il lettore su quanto il male possa nascondersi nel quotidiano, e quanto sia difficile riconoscerlo prima che sia troppo tardi.
Editore: Mondadori
Pagine: 252
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Stefano Nazzi, giornalista, ha lavorato per alcune importanti testate nazionali. Si è sempre occupato di cronaca, seguendo i casi più conosciuti e di maggiore risonanza, ma anche vicende meno note. Oggi racconta la cronaca e l’attualità per «il Post». È ideatore e autore di Indagini, ai primi posti delle classifiche dei podcast, e di Altre indagini, sempre per «il Post». Ha condotto il programma televisivo «Delitti in famiglia», in onda su Rai Due, e «Il caso» su Rai Tre. Dal 2024 porta a teatro con grande successo alcune delle storie di Indagini. Da Mondadori ha pubblicato Il volto del male (2023) e Canti di guerra (2024).