Piccoli inganni crudeli di Sulmi bak

Piccoli inganni crudeli
“Non immaginava che delle piccole bugie all’apparenza insignificanti, dei piccoli inganni potessero trasformarsi in un dardo avvelenato capace di uccidere”

Piccoli inganni crudeli

Recensione di: Federica Salzano

TRAMA:

La vita di Mira è andata in frantumi quando è rimasta orfana. Un anno dopo il terribile evento che l’ha privata della madre e del fratellino, Mira inizia a lavorare come insegnante di ripetizioni di Yujae, un adolescente schivo e problematico, che abita nel suo stesso quartiere ma in una casa infinitamente più lussuosa della sua. Yujae ha un fratello maggiore, Yuchan, che all’opposto è geniale e proiettato verso una brillante carriera accademica, spinto dall’ambiziosa madre Jiwon. Ma il più piccolo dei fratelli è davvero il più fragile? Mira è davvero soltanto un’insegnante di ripetizioni? E Jiwon è solo una madre ansiosa e protettiva?

In un romanzo in cui nulla è come sembra, e in cui a condurre il gioco non è mai chi all’apparenza lo guida, la verità emerge a frammenti taglienti, spiazzanti, fatali. Una verità fatta di onore tradito, di dignità spezzata, di ambizione e rancore. Pagina dopo pagina dilaga tutto il gelo di una forza inesorabile: la vendetta. Il lettore ne è a poco a poco pervaso, poi braccato. E non ne può uscire.

RECENSIONE:

“Piccoli inganni crudeli” è un romanzo breve ma denso di significato, scritto dalla sudcoreana Sulmi Bak. In meno di 200 pagine, l’autrice riesce a costruire un thriller psicologico carico di tensione emotiva, incentrato sulle dinamiche familiari e sui segreti che si nascondono dietro le apparenze.

È uno di quei libri che sembra semplice all’apparenza, ma man mano che si va avanti ci si accorge che sotto la superficie si nasconde un groviglio di emozioni, dolori ed enigmi.

La protagonista, Mirna, è un’insegnante privata segnata da una tragedia recente: ha perso la madre e il fratellino in un episodio che rimane a lungo avvolto nel mistero. Cerca di ricominciare accettando un incarico presso la famiglia di Yujae, un adolescente problematico con scarso rendimento scolastico e dai comportamenti discutibili. Il suo opposto è Yuchan, fratello maggiore brillante, disciplinato, apparentemente perfetto agli occhi della madre, Jiwon, una donna determinata, autoritaria, fredda ma anche profondamente contraddittoria.

Fin dalle prime pagine, ci si accorge che nulla è come sembra. I rapporti familiari sono tesi, le emozioni represse e le parole non dette si accumulano, creando una rete di sospetti, silenzi e piccole crudeltà quotidiane. L’autrice sceglie deliberatamente di non specificare una precisa ambientazione spaziale o temporale: la casa in cui si svolge gran parte della vicenda diventa un microcosmo chiuso, quasi soffocante, che riflette perfettamente lo stato emotivo dei personaggi.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la costruzione psicologica. Sulmi Bak tratteggia con precisione il malessere di Yujae per non essere compreso, l’ambiguità affettiva di Jiwon verso i due figli, la tensione costante tra i due fratelli e il senso di smarrimento — ma anche di determinazione — che accompagna Mirna nella sua ricerca di verità. Ciascun personaggio è definito non tanto dalle azioni quanto dalle omissioni, dalle contraddizioni, da ciò che cerca di nascondere agli altri e a sé stesso.

La trama si sviluppa con ritmo costante, alternando momenti di apparente calma a rivelazioni improvvise, in un crescendo di tensione che porta il lettore a mettere continuamente in discussione le proprie impressioni. Il meccanismo narrativo gioca proprio sull’ambivalenza: chi è vittima e chi carnefice? Quanto contano i traumi passati rispetto alle scelte presenti? È possibile comprendere, o addirittura giustificare, il male quando nasce dal dolore?

Un altro elemento notevole è lo stile: asciutto, preciso, privo di fronzoli, ma allo stesso tempo efficace nel trasmettere l’intensità emotiva dei personaggi. Non c’è spazio per la retorica o per le lunghe descrizioni: ogni frase ha un peso, ogni parola contribuisce a costruire l’atmosfera sospesa e inquietante che domina il romanzo.

Nonostante la brevità, “Piccoli inganni crudeli” riesce a toccare temi profondi: il senso di colpa, la fragilità dei legami familiari, il desiderio di essere visti e riconosciuti, la rabbia repressa, la violenza psicologica che si annida nelle relazioni più intime. L’autrice mostra come dietro ogni gesto quotidiano possano nascondersi fratture invisibili, e come, a volte, siano proprio le persone più vicine a noi a ferirci in modo irreparabile.

Quanto i traumi del passato influenzano le nostre scelte? È possibile perdonare? O certi rancori sono destinati a esplodere, prima o poi?


È una storia che parla di famiglia, di dolore, di colpa, ma anche di desiderio di essere notati, capiti, amati.

“Piccoli inganni crudeli” è un romanzo che lascia il segno. Non solo per la trama avvincente e i colpi di scena, ma per la capacità di far emergere, le zone d’ombra dell’animo umano. È una lettura consigliata a chi ama i thriller psicologici che non puntano solo sulla suspense, ma anche sull’analisi profonda dei personaggi e sulle dinamiche interiori.

Traduzione: Mary Lou Emberti Gialloreti

Editore: Longanesi     

Pagine: 208

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Sulmi Bak

BAK SULMI, scrittrice sudcoreana, classe 1984, è laureata in giornalismo. Il suo successo inizia nel 2021 quando pubblica solo in ebook Piccoli inganni crudeli e decine di migliaia di lettori si appassionano alla storia, che presto diventa anche un webtoon (una forma di fumetto digitale molto popolare in Corea). Visto il grande successo, il romanzo esce anche in edizione cartacea, dando vita a un vero fenomeno editoriale.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: