L’orologiaio di Brest
Recensione di: Giulia Capacchietti
TRAMA:
Il tempo per alcuni è una corsa incessante, per altri un passo lento e incerto. Per qualcuno, invece, si è arrestato per sempre. E la storia d’Italia è un filo spezzato: un orologio fermo alla stagione del piombo e del sangue. In questo silenzio immobile sono immersi Vera Coen e Andrea Malchiodi.
Ha il destino scritto nel nome, Vera. Lavora come giornalista per un quotidiano locale e considera la ricerca della verità una missione. Ma a quarant’anni si ritrova con un lavoro insoddisfacente e precario, i dubbi di aver sbagliato tutto ad affollarle la mente e una scoperta sconvolgente con cui fare i conti…
Il professor Andrea Malchiodi di anni ne ha quarantatré e ha incassato le delusioni di una carriera accademica spezzata da uno scandalo, in cui è stato ingiustamente coinvolto, insieme all’amarezza per un matrimonio finito. A separarlo dalla moglie e dalla figlia c’è un oceano di incomprensione. Ad affliggerlo, il dolore per la malattia della madre che lo ha cresciuto da sola, dopo averlo concepito in una notte nei primi anni settanta, gli anni della rivolta.
Un giorno come tanti, Andrea si trova davanti Vera. La giornalista lo mette a parte di un’incredibile rivelazione. C’è qualcosa che li lega. Un fatto di sangue accaduto quattro decenni prima. Una ferita nel lontano passato di lei che riscrive il passato di lui. E da quel momento per Andrea tutto cambia.
Comincia così un’indagine nelle tenebre più fitte della notte della Repubblica, a caccia del misterioso “uomo degli ingranaggi”, l’esperto di armi ed esplosivi, militante di un’organizzazione combattente, poi primula rossa e custode di segreti inconfessabili. Il nastro si riavvolge fino al principio degli anni ottanta, sospesi tra gli ultimi fuochi della lotta armata e le prime luci di un’età che si presenta come nuova e invece è dominata dai Gattopardi di sempre.
L’orologiaio di Brest è una vecchia foto dimenticata, rimasta fuori dall’album di famiglia, è il ricordo rimosso che la risacca della memoria riporta alla coscienza, la verità celata che sconvolge le vite rimettendole in prospettiva. Maurizio de Giovanni scrive il romanzo che non aveva mai scritto: una storia che interroga il rapporto tra colpa e innocenza, memoria e oblio, verità e segreti, ma soprattutto che indaga il più indecifrabile dei legami: quello tra padri e figli.
RECENSIONE:
Con “L’orologiaio di Brest”, Maurizio De Giovanni dimostra ancora una volta il suo talento nel mescolare memoria storica, introspezione psicologica e tensione narrativa.
Il romanzo inizia in modo volutamente frammentato, presentando diverse vite che scorrono in parallelo, esistenze che sembrano distanti, ma che sono destinate a unirsi in un mosaico complesso e perfettamente coerente. È come se il lettore ricevesse un puzzle dai contorni sfocati, i cui pezzi si incastrano solo continuando a leggere, fino a formare un’immagine tanto chiara quanto sorprendente.
I protagonisti della storia sono Vera e Andrea. Lei è una giornalista con una missione personale: scoprire la verità su un attentato avvenuto quarant’anni prima, in cui suo padre perse la vita. Questo compito le è stato affidato dalla madre sul letto di morte e rappresenta per lei una sorta di eredità morale. Andrea, d’altra parte, è un professore universitario segnato da un passato doloroso: un’accusa infamante ha distrutto la sua reputazione e, con essa, i legami affettivi.
Vive ai margini, tra una madre ormai prigioniera della propria memoria svanita e una figlia con cui non riesce più a comunicare. Le strade dei due protagonisti si incrociano, dando vita a un incontro di fragilità e resistenza, di verità taciute e colpe mai del tutto espiate. Attraverso di loro, De Giovanni racconta due umanità spezzate che si aggrappano alla possibilità di comprendersi.
Ma la vera protagonista del romanzo è la Storia. L’autore riporta il lettore indietro nel tempo, negli anni più oscuri della Repubblica Italiana: quelli degli attentati, della violenza politica, del clima di paura che ha segnato un’intera generazione., gli anni di piombo, quando si voleva colpire lo Stato colpevole e si punivano innocenti.
De Giovanni non ricostruisce soltanto i fatti, ma scava sotto la superficie, mostrando le ambiguità del potere, le manipolazioni, le ideologie, e quella zona grigia dove il confine tra giusto e sbagliato si fa incerto.
Lo fa con la consueta maestria narrativa: alternando piani temporali, voci e prospettive, costruisce un intreccio che inizialmente disorienta, ma che progressivamente si chiarisce, fino a rivelare una verità tanto complessa quanto inevitabile. Il ritmo cresce pagina dopo pagina, in un crescendo di tensione e di emozione, fino a un epilogo che lascia sospesi, poiché la storia non si chiude, ma da appuntamento a un successivo capitolo.
L’orologiaio di Brest è, a tutti gli effetti, un romanzo corale e profondo. Dietro la trama investigativa si cela una riflessione sull’identità, sulla memoria e sul rapporto tra padri e figli, sul peso dei segreti familiari e sul bisogno di verità.
Maurizio De Giovanni non si limita a raccontare una vicenda: indaga il cuore stesso dell’essere umano e le sue contraddizioni.
Il risultato è un’opera intensa e matura, che unisce la precisione della ricostruzione storica alla sensibilità psicologica dei personaggi. Un romanzo che parla del passato per interrogare il presente, ricordando al lettore quanto sottile sia la linea che separa la giustizia dalla vendetta, la verità dal silenzio.
Editore: Feltrinelli Editore
Pagine: 240
Anno di pubblicazione: 21 ottobre 2025
AUTORE:

Maurizio de Giovanni è scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e autore di popolari serie poliziesche come quelle del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara Morozzi. Dai suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche e tradotti in tutto il mondo, sono state tratte fortunate serie televisive.