Mariana Enriquez – Un luogo soleggiato per gente ombrosa

Un luogo soleggiato per gente ombrosa
"Fuori un futuro di ragazzi morti e una città che non sa più che fare."

Un luogo soleggiato per gente ombrosa

Recensione di: Eleonora Francesca Grotto

TRAMA:

Donne visitate dai fantasmi perché sono le uniche in grado di accoglierli; donne che si trasformano in uccelli perché si sono rifiutate di obbedire (o perché hanno amato perdutamente); donne con la pelle putrida, che lasciano sul pavimento brandelli di sé; donne ammazzate che ritornano; donne senza volto come quadri pasticciati; donne che si abbandonano alla pazzia. Sono loro le protagoniste di questa raccolta di racconti di Mariana Enriquez, signora delle tenebre, regina del gotico, voce potentissima dell’horror contemporaneo, che fin dal suo esordio ha dimostrato di conoscere la lingua della sofferenza, e grazie a questo di riuscire ad avvicinarla, a parlarci, a guardarla negli occhi.

Il risultato, ancora una volta, è un’escursione negli abissi della notte, nelle cavità più buie del presente e dell’anima, in un’Argentina violenta e violentata, strangolata dalla crisi economica, dagli abusi del potere e dalla paura dell’altro, del diverso, del marginale; un paese popolato di strane creature, che però non è difficile trovare familiare; un universo perturbante in cui sono proprio le donne, come vestali non addomesticate, a portare dentro il fuoco del futuro.

RECENSIONE:

Mariana Enriquez con “Un luogo soleggiato per gente ombrosa” ci regala ancora una volta una raccolta di racconti che lascia il segno, confermandosi maestra indiscussa nel mescolare l’orrore più viscerale a una lucida analisi della società contemporanea argentina. Dopo il memorabile “I pericoli di fumare a letto”, l’autrice torna a esplorare i propri territori prediletti: periferie degradate, fantasmi del passato che non spariscono mai, corpi che si deformano e una violenza che permea ogni pagina come un’ombra persistente.

Ciò che rende questa raccolta così potente è proprio la sua capacità di utilizzare il genere horror, non come semplice espediente narrativo ma, come strumento di denuncia sociale. Enriquez non si limita a spaventare: scava nelle ferite aperte dell’Argentina, nella disuguaglianza, nella violenza di genere, nei desaparecidos che continuano a infestare la memoria collettiva. L’horror diventa metafora perfetta per descrivere una realtà già di per sé terrificante, dove il mostruoso non è mai solo soprannaturale ma profondamente umano.

La scrittura dell’autrice è affilata, precisa, capace di creare atmosfere claustrofobiche con poche pennellate. Non c’è ridondanza e neppure compiacimento nell’orrido: ogni dettaglio è calibrato per insinuarsi sotto la pelle del lettore. Enriquez sa esattamente quando mostrare e quando suggerire, lasciando che sia l’immaginazione a completare il quadro più inquietante. Il risultato è un senso di disagio persistente che non ti abbandona nemmeno dopo aver chiuso il libro, un’inquietudine che continua a lavorarti dentro per giorni.

I racconti di “Un luogo soleggiato per gente ombrosa” oscillano tra realismo sporco e derive fantastiche, mantenendo sempre un equilibrio precario,  aspetto che ne diventa il vero punto di forza. Non sai mai dove finisce la realtà e dove inizia l’incubo, e questa ambiguità è perfettamente funzionale al messaggio dell’autrice: in un paese dove la violenza è quotidiana e sistematica, dove la povertà è una condanna e la memoria storica un campo di battaglia, distinguere il reale dal mostruoso diventa impossibile.

Dovendo trovare un difetto, si potrebbe dire che alcuni racconti risultano leggermente meno incisivi rispetto ad altri, con finali che non sempre raggiungono l’intensità emotiva dell’incipit. Qualche storia avrebbe potuto beneficiare di una conclusione più definita, anche se è comprensibile la scelta stilistica di lasciare il lettore sospeso nel dubbio.

“Un luogo soleggiato per gente ombrosa” è un titolo perfetto per una raccolta che parla di contraddizioni: la luce accecante che rivela ombre insospettabili, spazi apparentemente sicuri che nascondono orrori indicibili. Enriquez continua a essere una voce fondamentale della letteratura contemporanea, capace di usare il genere per dire verità scomode sulla società in cui viviamo. Un libro che disturba, provoca, non concede tregua. Esattamente ciò che la grande letteratura dovrebbe fare.

Traduzione: Fabio Cremonesi

Editore: Marsilio

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Mariana Enriquez

Mariana Enriquez è considerata una delle scrittrici più dotate e brillanti della sua generazione. Laureata in giornalismo, dirige il supplemento culturale del quotidiano argentino «Página/12». Specializzata in narrativa horror e gotica, i suoi racconti sono apparsi su prestigiose riviste internazionali, tra cui il «New Yorker», «Granta» e «McSweeney’s». Le cose che abbiamo perso nel fuoco (Marsilio, 2023) una raccolta di racconti neri che ha conquistato pubblico e critica di tutto il mondo, è stato pubblicato in 20 paesi.

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