Il caso dell’uomo che fu ucciso due volte
Recensione di: Michelangela Barba
TRAMA:
Nel paesino della Bassa avvolto nella nebbia è avvenuto un misterioso omicidio. La vittima è Fabio Mazza, il rubacuori locale. I sospetti sono tanti: indifferente com’era al fatto che la sua conquista fosse sposata o meno, il morto si era fatto molti nemici, e certo non aiutano le condizioni del corpo trovato in mezzo alla piazza. Fabio Mazza presenta, infatti, due ferite mortali, come se l’avessero ammazzato due volte: con un colpo di pistola e tagliandogli la gola.
Il maresciallo Arturo Bonomi, aiutato dall’ineffabile dottor Peruzzi, da Boris l’oste e dal resto della sua compagnia di amici, è costretto a addentrarsi nei segreti e nei vizi dei suoi compaesani, scoprendo un mondo di gelosie brucianti e passioni nascoste, amori che iniziano e amori che finiscono, femmes fatales e mogli insoddisfatte.. ma chi tra loro sarà il vero assassino?
RECENSIONE:
“Il caso dell’uomo che fu ucciso due volte” di Alvise Trisciuzzi è un romanzo di genere giallo- noir, ambientato alla fine degli Anna Sessanta in un paesino nella Bassa Padana immerso nella nebbia, che non è solo sfondo ma diventa co-protagonista della storia.
La nebbia avvolge tutto: le case isolate, le campagne, le persone e diventa metafora delle ombre morali e delle mezze verità che il maresciallo Arturo Bonomi deve dissipare.
Fin dal titolo si intuisce quale sarà il mistero al centro della trama: un uomo che viene colpito da due ferite letali, inferte in due momenti diversi, una morte che forse nasconde più di un segreto.
Il protagonista, il maresciallo Arturo Bonomi – che avevamo già apprezzato l’anno scorso ne Il delitto della Madonna di Fossalto, è un personaggio ben delineato: un investigatore diligente, ligio al dovere ma anche intuitivo, un uomo legato al suo territorio e capace di guardare la malvagità con un occhio lucido e umano. La sua indagine sull’uomo “doppiamente assassinato” si trasforma ben presto in una sorta di viaggio proibito nei segreti e nelle passioni che nessuno vuole lasciar trapelare in una comunità di cui tutti sembrano essere parte all’apparenza – e solo all’apparenza -in perfetta armonia.
Alvise Trisciuzzi è abile nella sua scrittura fotografica, che riesce a rendere egregiamente l’atmosfera rarefatta della pianura. Le descrizioni della nebbia, dei silenzi, delle voci che si perdono nella campagna scorrono come i fotogrammi di una pellicola. I tempi sono misurati con sapienza: la tensione sale in modo naturale e disinvolto, alternando momenti più riflessivi a scene di investigazione più incalzanti.
“Il caso dell’uomo che fu ucciso due volte” riesce a mescolare con una buona regia il fascino del classico giallo con una ambientazione moderna, in cui i personaggi non sono semplicemente pedine della trama ma persone “a tutto tondo” che facilmente ci sembrerà di avere incontrato davvero, guidate da pulsioni, colpe e rancori.
Concludendo, “Il caso dell’uomo che fu ucciso due volte” è un giallo che convince, per l’equilibrio tra trama e atmosfera, per la capacità di raccontare un’Italia sfuggente, nebbiosa – eppure tanto autentica! – e per la voce di un autore che ha ben chiari i meccanismi della tensione e il respiro del paesaggio.
Un libro che fa piacere leggere, che può lasciare soddisfatti tanto gli appassionati del giallo classico quanto chi cerca una storia più completa, ricca di profondità emotiva e di atmosfere suggestive.
Editore: NEWTON COMPTON
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Alvise Trisciuzzi è nato a Padova nel 1974 e adesso vive con la famiglia a Torreglia, ai piedi dei Colli Euganei. È avvocato, un volontario AVIS (ci tiene a ricordare l’importanza delle donazioni di sangue) e un grande appassionato di sport: ciclismo, basket e football americano, ma solo dal divano. Adora le storie, in particolare quelle gialle. Gli piace ascoltarle, leggerle e a volte scriverle. Con la Newton Compton ha pubblicato Il delitto della Madonna di Fossalto e Il caso dell’uomo che fu ucciso due volte.