La notte devastata di Jean-Baptiste Del Amo

La notte devastata
"Era sempre stata lì, al centro del loro territorio e tuttavia alla periferia dei loro giochi, delle loro esplorazioni, marchiata col sigillo del proibito."

La notte devastata

Recensione di: Ilaria Ambrosi

TRAMA:

Saint-Auch: una sfilza di case rosa pesca e di floridi prati, giardinetti rocciosi, siepi di alloro o di tuia. Dalle finestre si odono a volte provenire grida, insulti, pianti. Un bambino che urla, un cane che guaisce. Ma nessuno se ne cura, in questa piccola città a venticinque chilometri da Tolosa. Thomas, Mehdi, Alex, Max e Lena sono una banda di ragazzi.

Vivono nello stesso quartiere e fanno tutto ciò che è dato fare ad adolescenti degli anni novanta. Comprano robaccia da quelli più grandi e la fumano distesi sui tetti delle pensiline degli autobus o su vecchi divani piazzati nelle antiche serre di Saint-Auch, dove si rifugiano ad ascoltare i Nirvana o a guardare film horror, giusto per sentire i loro cuori battere.

A volte si cimentano in stupide sfide: nuotare in una cisterna d’acqua, fare telefonate anonime, tirare petardi in un terreno incolto. Qualcuno è umiliato a scuola, qualcun altro cerca l’amore, tutti mettono alla prova i loro desideri. Quando passano davanti a l’impasse des Ormes, il loro sguardo è catturato da una casa in fondo al vicolo cieco, una casa che sembra acquattata in una penombra vischiosa e fredda, dietro i nodi inestricabili dei rovi e l’ombra proiettata dai muri.

C’è chi avverte una sensazione di déjà-vu, come se conoscesse il posto o l’avesse sognato, c’è chi sente un brivido corrergli lungo la schiena. La casa è marchiata con il sigillo del proibito a Saint-Auch, e i ragazzi l’hanno sempre tenuta alla periferia dei loro giochi e delle loro esplorazioni. Quando, però, uno di loro muore in circostanze orribili, in una notte da fiera demoniaca, come un ragno nero in attesa di una preda la casa li inghiotte in un incubo senza fine.

RECENSIONE:

Con La notte devastata, Jean-Baptiste Del Amo costruisce un romanzo che richiede tempo per dispiegarsi, ma lo fa con una cura narrativa che rispecchia il suo stile ricco e sensoriale. L’impatto iniziale è volutamente lento: l’autore indugia sulle dinamiche quotidiane di un gruppo di adolescenti negli anni Novanta, osservando con precisione quasi chirurgica le loro fragilità, le rivalità, i silenzi e quel misto di inquietudine e incoscienza tipico dell’età.

Questo avvio più dilatato può apparire impegnativo, ma prepara il terreno per la virata improvvisa verso l’orrore, creando un contrasto netto che amplifica la tensione.

La storia funziona proprio grazie a questo equilibrio tra realismo e perturbante. Thomas, Mehdi, Alex, Max e Lena sono personaggi tratteggiati attraverso gesti, piccole crudeltà, desideri acerbi e sfide senza senso: Del Amo non li idealizza, li osserva mentre si muovono nei margini di un quartiere qualsiasi, tra pensiline, serre abbandonate e case che sembrano inghiottire la luce. Il mondo di Saint-Auch è un ambiente che vive, respira, e soprattutto nasconde: la casa in fondo all’impasse des Ormes diventa il simbolo del proibito che attira e respinge allo stesso tempo.

Uno dei punti di forza del romanzo è l’atmosfera.

I riferimenti dichiarati nella postfazione richiamano maestri come Stephen King, Dean Koontz, Clive Barker , Peter Straub e naturalmente H. P. Lovecraft .

L’eco di questi autori non diventa mai imitazione, ma si riflette nell’uso del non-detto, dell’indicibile e di un’oscurità che sembra esistere al di fuori delle regole umane. È un horror che lavora sull’attesa, sulle sensazioni, più che sulla spiegazione.

Del Amo costruisce un immaginario che riecheggia IT di Stephen King — soprattutto per il modo in cui il trauma, l’amicizia e la paura si radicano in un gruppo di ragazzi — e non è difficile cogliere un’affinità anche con l’ormai popolare serie TV Stranger Things, dove innocenza e orrore si scontrano in un paesaggio suburbano solo in apparenza sicuro.

A rendere il tutto ancora più immersivo contribuisce la presenza di numerosi rimandi ai film horror cult che i protagonisti guardano nelle loro serate improvvisate: un dettaglio che arricchisce la credibilità dell’ambientazione anni Novanta e aiuta a comprendere come l’immaginario cinematografico plasmi la loro percezione del mondo e delle paure.

Proprio questa scelta però può diventare al tempo stesso un limite: la parte centrale e finale privilegia l’impalpabile, rinuncia a dare risposte nette e lascia volutamente sospesi alcuni snodi. È un’impostazione coerente con l’horror “cosmico”, in cui l’origine del male resta fuori portata, ma potrebbe non convincere chi cerca un finale che ricomponga il mistero.

Anche la presenza di momenti a forte componente erotica risulta divisiva: per alcuni lettori può accentuare l’ambiguità del racconto, per altri rischia di stonare con il clima horror più puro.

Nel complesso, però, La notte devastata colpisce per quello che riesce a evocare.

L’immedesimazione cresce insieme al senso di minaccia e la seconda metà del libro trascina il lettore in una spirale in cui amicizia, paura e colpa si intrecciano fino a diventare indistinguibili. Del Amo non cerca di rassicurare: costruisce un’esperienza emotiva, lasciando che siano le sensazioni a parlare, e accetta che qualche zona d’ombra rimanga tale.

 Il risultato è un horror inquieto e malinconico, che resta nella mente anche una volta chiuso il libro.

Editore: Feltrinelli Gramma

Traduzione: Maria Baiocchi

Numero pagine: 432

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

Jean-Baptiste Del Almo

Jean-Baptiste Del Amo è nato nel 1981 a Tolosa ed è uno dei più noti e apprezzati scrittori francesi contemporanei. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Francia ed è noto per una narrativa che esplora il lato oscuro dei legami familiari, della memoria e della crescita. Per Feltrinelli Gramma è uscito “La notte devastata” (2025).

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