Intervista a Enrica Aragona
SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Enrica Aragona con il suo nuovo libro “Danza mortale” (Newton Compton Editori, 2025) letto e recensito qui dalla nostra Laura.
Enrica Aragona è nata a Roma nel 1978. Lavora nell’industria farmaceutica, ma la passione per la scrittura la accompagna da sempre. Con la Newton Compton ha pubblicato “A Roma si muore da soli” e “Danza mortale”.
THRILLER LIFE: A cosa si è ispirata per scrivere questo romanzo? È nato da un caso reale o è frutto della pura immaginazione?
ENRICA ARAGONA: In realtà questo romanzo nasce da un racconto breve che avevo scritto qualche anno fa per partecipare a un concorso letterario. Ricordo bene che una delle osservazioni della giuria fu che il tema, pur ritenuto interessante, sembrava “stretto” dentro i confini di un racconto breve e avrebbe meritato uno sviluppo più ampio.
Quella critica mi ha fatto capire che forse avevo toccato qualcosa che valeva la pena esplorare con maggiore profondità. Così ho deciso di riprendere in mano quel nucleo narrativo e dargli lo spazio che richiedeva. Il romanzo è nato proprio da questo desiderio di ampliare, approfondire e arricchire una storia che, nella sua prima forma, era solo un accenno. Non si tratta di un caso reale, ma nemmeno di pura immaginazione: è piuttosto l’evoluzione naturale di un’idea che ha trovato nella forma del romanzo la possibilità di respirare davvero, di crescere e trasformarsi in qualcosa di compiuto.
TL: Essendo romana e avendo vissuto negli anni dei grandi sequestri, soprattutto nella capitale, si è lasciata ispirare da questi eventi per la costruzione della trama?
ENRICA ARAGONA: In realtà sono un po’ più giovane… 😊 Sono nata proprio nell’anno del sequestro e poi dell’omicidio di Aldo Moro, che in qualche modo ha segnato l’epilogo di quella stagione storica. Forse anche per questo la storia contemporanea, e in particolare il periodo degli anni di piombo, mi ha sempre affascinata. È un’epoca che non ho vissuto in prima persona, ma che ha lasciato un’ombra lunga sulla città in cui sono nata e cresciuta (e che amo profondamente) e sulla memoria collettiva. Roma, con le sue contraddizioni, è un luogo che porta ancora addosso i segni di quegli anni.
Pur non avendo attinto a eventi specifici per costruire la trama, credo che quell’atmosfera, quel senso di tensione sotterranea e di fragilità sociale, siano entrati naturalmente nel mio immaginario. In qualche modo fanno parte del mio bagaglio culturale ed emotivo, e spero abbiano contribuito a dare profondità e complessità alla storia che ho voluto raccontare.
TL: C’è un legame tra lei e uno dei suoi personaggi? In che cosa si rivede?
ENRICA ARAGONA: Come dico spesso, ogni scrittore finisce inevitabilmente per scrivere di sé e di ciò che lo circonda: è un processo naturale, perché le storie che inventiamo si nutrono delle nostre esperienze, delle persone che incontriamo, delle emozioni che ci attraversano. In questo senso, sì, c’è sicuramente un legame tra me e alcuni dei miei personaggi. Per certi aspetti mi ritrovo molto in Nadia Montecorvo: non perché sia un mio alter ego, ma perché in lei ho riversato alcune sensibilità, alcune fragilità e anche qualche modo di guardare il mondo che mi appartiene.
Allo stesso tempo, molti altri personaggi sono nati osservando persone reali, magari solo un gesto, un modo di parlare, una contraddizione che mi aveva colpita. Non si tratta mai di ritratti fedeli, ma di suggestioni che si intrecciano e si trasformano nella finzione narrativa. In fondo, credo che sia proprio questo il bello della scrittura: prendere frammenti di realtà e rielaborarli fino a farli diventare qualcos’altro, qualcosa che parla anche, ma non solo, di noi.
TL: Il suo romanzo ha una forte componente psicologica: quanto è stato importante per lei approfondire le emozioni e le motivazioni dei personaggi?
ENRICA ARAGONA: Approfondire la dimensione psicologica dei personaggi per me è fondamentale. Non riesco a immaginare una storia che funzioni davvero senza capire chi la muove: le paure, i desideri, le contraddizioni, persino i silenzi. È proprio scavando in queste zone che la trama acquista spessore e credibilità.
Nel mio lavoro di scrittura cerco sempre di andare oltre l’azione, perché ogni gesto, ogni scelta, anche la più piccola, nasce da un mondo interiore complesso. Dare voce a quel mondo è uno degli aspetti più stimolanti della scrittura. Permette di costruire personaggi che non siano semplici funzioni narrative, ma individui con una loro logica emotiva, a volte limpida, a volte ambigua, proprio come accade nella vita reale. In questo senso, l’approfondimento psicologico non è solo importante: è il cuore stesso del processo creativo.
TL: Ci sarà un seguito con la commissaria Montecorvo o il suo percorso si conclude con questo romanzo?
ENRICA ARAGONA: Il prossimo romanzo in uscita, sempre per Newton Compton nel 2026, segnerà una deviazione piuttosto netta rispetto alla serie dedicata a Nadia Montecorvo e, più in generale, rispetto al genere giallo. Avevo bisogno di tornare a misurarmi con un registro diverso, e questo nuovo libro mi ha dato l’occasione di farlo. Il mio percorso nel mondo della grande editoria è iniziato anni fa proprio con un romanzo non di genere, a cui sono rimasta molto legata e che ancora oggi sento molto mio.
Questo nuovo romanzo è un progetto completamente diverso dai precedenti, con un’altra atmosfera, un altro ritmo narrativo, ambientato in un’altra epoca storica e con una protagonista femminile immersa in una realtà del tutto differente. Per questo, almeno nell’immediato, non è previsto un terzo romanzo della serie. Ma non considero affatto chiuso il percorso della commissaria Montecorvo: è un personaggio che potrebbe tornare quando sentirò di avere una storia da raccontare che sia all’altezza delle precedenti. Per ora, però, resta un “mai dire mai”…
La redazione di Thriller Life ringrazia Enrica Aragona per la collaborazione.





