Aysuun. Figlia della steppa
Recensione di: Ilaria Galafassi
TRAMA:
Ai confini della Mongolia c’è una donna che resiste: il suo nome è Aysuun, e questa è la storia della sua vendetta.
È il 1930 e i sovietici lanciano una “campagna di pacificazione” nei territori della Mongolia e della Tuva per sradicare la cultura nomade. Non hanno pietà per nessuno: saccheggiano le yurte, massacrano i bambini, uccidono chiunque si metta sulla loro strada. Quando una brigata di soldati assale il loro campo, la tredicenne Aysuun e sua madre sono le uniche a sopravvivere. Venticinque anni dopo, mentre è al galoppo sul dorso di uno stallone indomabile, Aysuun incrocia di nuovo lo sguardo del suo aguzzino: è il colonnello Kariakin, venuto a prendere il comando di una fortezza nella steppa.
È giunto il momento della vendetta, ma Aysuun sa che dovrà essere più scaltra del colonnello dell’Armata Rossa. Aiutata dal suo uomo, Tumur, durante una corsa di cavalli ruba Tara, il purosangue prediletto di Kariakin, per spingerlo a seguirla. Il colonnello si mette così sulle tracce della donna e dà il via a un temerario inseguimento, che lo condurrà ad attraversare la steppa sconfinata aiutato da un drappello di soldati. Ma chi è la preda e chi il cacciatore?
RECENSIONE:
Ian Manook torna nelle sconfinate terre della Mongolia, già scenario della trilogia di Yeruldelgger, per raccontare la storia di Aysuun, il suo coraggio, la sua vendetta.
“Non è soltanto la mia storia, piccolo fratello, è anche quella di epoche passate, di popoli perduti, di tradizioni dimenticate. Di steppe ferite”
“Aysuun. Figlia della steppa” si sviluppa come una narrazione al presente fatta dalla protagonista, che ripercorre i suoi ricordi dal giorno in cui, tredicenne, ha conosciuto l’orrore e la brutalità della distruzione della sua famiglia.
Aysuun appartiene ad un popolo nomade, i Tuvani, colpito dalla campagna di pacificazione sovietica “contro chiunque aspiri a una libertà diversa da quella decretata dallo Stato in nome del popolo”.
È diventata una figlia della steppa, in un’estate che ha cambiato il suo mondo. Tra inimmaginabili difficoltà che ne hanno forgiato il carattere e la determinazione, ha ricostruito il suo equilibrio di donna che non potrà mai dimenticare, fino a preparare la sua vendetta.
“Ma contro ogni aspettativa e all’opposto di tante infelici, essere una figlia della steppa mi ha dato voglia di creare me stessa e di rimanere libera, con tutte le mie disgrazie a tracolla, senza chiedere niente a nessuno.”
La scrittura di Ian Manook è diretta, a tratti cruda, rende realistiche le scene d’azione grazie alle descrizioni minuziose. Chi legge riesce a ritrovarsi nell’incalzare degli eventi e a percepire l’inquietudine e l’angoscia dei passaggi più adrenalinici.
I personaggi hanno una caratterizzazione accurata, soprattutto dal punto di vista psicologico. Ciascuno di loro mostra via via un particolare inaspettato, che sorprende il lettore.
Un grande punto di forza è rappresentato dagli elementi naturali: il paesaggio è determinante e sottolinea gli stati d’animo dei personaggi. Si respirano profondo rispetto e riconoscenza nei confronti della steppa, dei fiumi, delle montagne, degli animali che li popolano.
“La notte scende come un velo. Riveste di velluto la steppa e arrotonda il mondo. Smussa le vette e sagoma i picchi. I ghiacciai in lontananza si screziano di madreperla, poi luccicano di scintille fredde e blu prima di spegnersi”.
I capitoli sono principalmente brevi e alternano i piani temporali, mentre il racconto di Aysuun si snoda con approfondimenti relativi al periodo storico e alle usanze del suo popolo.
Nella cornice di un thriller molto originale, “Aysuun. Figlia della steppa” racchiude avventura, emozioni, riti ancestrali. È una lettura che non lascia indifferenti, per i molteplici temi affrontati: discriminazione e sterminio, violenza e vendetta, tradizioni e famiglia.
Traduzione: Maurizio Ferrara
Editore: Fazi Editore – collana Darkside
Pagine: 284
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Ian Manook, pseudonimo di Patrick Manoukian, è nato a Meudon, Francia, nel 1949. Giornalista ed editore, ha pubblicato il romanzo Yeruldelgger, Morte nella steppa (2016) primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale segue Yeruldelgger, Tempi selvaggi (2017) e Yeruldelgger, La morte nomade (2018), poi premiato con vari riconoscimenti, fra cui il Prix SNCF du polar. La serie è stata pubblicata in Italia da Fazi. Tra gli altri titoli, Heimaey (Fazi, 2019), Askja (Fazi, 2020), Aysuun. Figlia della steppa (Fazi, 2025).