“Braccata”: tra Milano e la Sicilia, tutti i misteri di Marina Di Guardo

Marina Di Guardo

Intervista a Marina Di Guardo

DOMANDE DI: Michelangela Barba

SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Braccata

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Marina Di Guardo con il suo nuovo libro “Braccata” (Mondadori, 2025) letto e recensito dalla nostra Michelangela (QUI la sua recensione).

Marina Di Guardo è nata a Novara, ma ha origini siciliane. Vive tra Cremona e Milano. Prima di dedicarsi alla scrittura, ha lavorato come vice direttrice dello showroom di Blumarine. Ha esordito nella narrativa con il romanzo “L’inganno della seduzione” (Nulla Die, 2012), poi seguito da “Non mi spezzi le ali” (Nulla Die, 2014). Il passaggio definitivo al thriller risale al 2015, quando pubblica nella collana digitale ZoomFiltri di Feltrinelli, “Bambole gemelle” e “Frozen Bodies” (Delos Books, 2016). Con Mondadori ha pubblicato “Com’è giusto che sia” (2017), “La memoria dei corpi” (2019), “Nella buona e nella cattiva sorte” (2020) e “Dress code rosso sangue” (2022).

THRILLER LIFE: In “Braccata” la vacanza tanto ambita diventa un incubo e la bellezza della Sicilia si trasforma in minaccia. Possiamo definirlo un romanzo sulla paura della “perdita improvvisa” della serenità o, secondo lei, è prioritario qualche altro aspetto?

MARINA DI GUARDO: Io credo che il tema più rappresentato in questo romanzo sia quello della gogna mediatica, purtroppo molto attuale oggigiorno. Si distruggono vite, reputazioni solo per inseguire click di visibilità senza preoccuparsi della veridicità delle informazioni veicolate. Credo si debba riflettere su questo distorto uso dei mass media, volto solo a una strumentalizzazione delle notizie.

TL: La protagonista, Angela, vive l’esperienza di essere “braccata” dall’opinione pubblica e dai media. Quanto pesa nel mondo di oggi, secondo lei, la paura del giudizio collettivo?

MARINA DI GUARDO: Credo che, grazie alla piazza virtuale, tutto sia amplificato ed esagerato. Il web può essere utile, un ottimo mezzo di comunicazione e diffusione, ma può essere usato in maniera distorta, come dicevo prima, per veicolare informazioni false e tendenziose, del tutto incontrollate.

TL: ⁠Nei suoi romanzi torna spesso il tema della colpa e del doppio: persone con una vita che pare scorrere serena (e persino privilegiata!) costrette a scoprire il lato oscuro di sé e delle persone che le circondano. Che cosa la attrae di più di questo tema?

MARINA DI GUARDO: Il tema della disillusione mi è molto caro, ne parlo sempre nei miei romanzi. Chi non ha sperimentato nella vita lo smarrimento di capire che persone a noi vicine, che credevamo amiche o anche di più, si rivelino poi tutt’altro? Sono traumi indicibili che ci tormenteranno e ci influenzeranno per sempre. E quando scopriamo di non conoscere persino i nostri lati oscuri, la rivelazione è ancora più scioccante.

TL: Le atmosfere di “Braccata” alternano eleganza, lusso, quotidianità e violenza improvvisa. È un contrasto che nasce dal suo sguardo sul mondo reale?

MARINA DI GUARDO: La vita è fatta di contrasti, di scenari all’apparenza perfetti e patinati che spesso sono solo facciata. Mi piace narrare le diversità, i punti equivoci, opachi che contraddistinguono l’esistenza dell’essere umano.

TL: ⁠Se dovesse riassumere il messaggio più profondo di “Braccata” in una frase, quale sarebbe?

MARINA DI GUARDO: Nessuno è mai al riparo.

La redazione di Thriller Life ringrazia Marina Di Guardo per la collaborazione.

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