Delitti allo specchio
Recensione di: Alessandra Boschini
TRAMA:
«Si tratta di corna o di sangue?», domanda Depin. «Di sangue, Depin, di molto sangue», risponde Boschi. In effetti, alla residenza Fairy, un’incantevole ed esclusiva residenza sanitaria che in pochi possono permettersi, sono già tre i morti ammazzati da mano sconosciuta. Meglio non coinvolgere la polizia, pensa il direttore Ernesto Boschi; meglio risolvere in casa il problema affidandosi a un investigatore privato di prima categoria e far tornare tutto alla consueta normalità.
Chiamato al proprio dovere, Antony Depin abbandona la sua Assemini per volare molto, molto lontano e capire cosa stia succedendo in quel posto fatato, dove improvvisamente qualcuno ha cominciato a uccidere i pazienti. Si fingerà un ospite della struttura e aspetterà con gli occhi aperti che arrivi il suo turno. Ma gli basta poco per capire che alla residenza Fairy chiunque potrebbe essere vittima o carnefice. Dovrà solo restare vivo abbastanza a lungo per mettere insieme tutti i pezzi del mosaico, trovare il killer e archiviare il caso.
RECENSIONE
Il terzo caso per l’ispettore Antony Depin lo vede lasciare la sua amata Assemini e la Sardegna per intraprendere un lungo viaggio verso una lussuosa residenza in un luogo remoto non meglio identificato.
È stato contattato da Ernesto Boschi, perché ha bisogno della sua competenza: nella residenza Fairy di cui il Boschi è direttore, gli ospiti vengono uccisi senza che nessuno capisca il perché.
La residenza Fairy è “un luogo di lusso per i reietti della società”, le persone ospitate “o non sono gradite dalle famiglie oppure hanno molti soldi, ma per le loro disabilità sono incapaci di vivere nel mondo”.
Sindromi deficitarie o ritardi cognitivi, patologie psichiatriche o neurologiche, praticamente “un manicomio a cinque stelle, una gabbia dorata”.
Lì la pazzia è di casa e, dato che anche la pazzia segue le sue logiche, i gesti folli dovrebbero essere all’ordine del giorno ma gli ospiti continuano a morire in un’apparente casualità.
La polizia non viene coinvolta perché il direttore teme la chiusura della residenza e la conseguente perdita di rendite milionarie, così Antony Depin, l’inseparabile Borsalino in testa, la giacca sgualcita e la fedele Beretta nella fondina, si mimetizza, senza alcuna difficoltà, tra gli ospiti, confondendosi tra loro e seminando il panico.
Sì perché il suo talento è lo stesso dei colleghi investigatori privati della Chicago nel ’53, come Depin ama ricordare: i suoi metodi sono cinici e brutali ma schietti e diretti, per lui “le donne sono solo tappe di relax tra un proiettile e l’altro”.
Il suo arrivo spezza gli equilibri monotoni e fragili creatasi nella struttura, semina disagio e malumore “siamo in una gabbia di matti ma per trovare un filo logico nella testa si uno di questi devi saper ragionare come loro”. “Delitti allo specchio” ci pone di fronte alle malattie mentali e all’emarginazione di chi ne soffre, ma Parpaglia è maestro nel trattare il tema con spirito acuto e ironico, con leggerezza e un pizzico di sarcasmo.
Parpaglia, con Depin, ha creato un personaggio davvero insolito e fuori dagli schemi: irriverente, provocatorio, sfrontato, ignaro del politically correct, sputa sentenze e battute caustiche senza battere ciglio, è sfacciatamente provocatorio ma, allo stesso tempo, è fondamentalmente umano.
Così come sono umani tutti i personaggi che interpretano “Delitti allo specchio”, teatranti di una tragicommedia dal sapore amaro, in cui la follia trova svariati nomi e manifestazioni, ma li accomuna tutti.
Il personaggio Depin sembra uscito da un fumetto di gangster, un po’ detective Marlow e un po’ Bogart, così come la scrittura di Parpaglia strizza l’occhio alla letteratura noir americana hard boiled.
Il risultato è un poliziesco intrigante e coinvolgente che Parpaglia offre al lettore attraverso uno stile fluido e piacevole, dal ritmo coinvolgente a cui non mancano le battute, il sarcasmo e le boutade. “Delitti allo specchio” regala l’immagine di una realtà sommersa, quella delle persone fragili “incapaci di vivere nel mondo”, considerate diverse dunque reiette e segregate ma usando un linguaggio scanzonato e ironico tutto appare sotto una luce giocosa a sottolineare che il limite tra normalità e pazzia è fin troppo labile.
EDITORE: Newton Compton
PAGINE: 256
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE

E’ nato nel 1974, nipote del generale Paolo Pinna Parpaglia, laureato in giurisprudenza svolge la professione forense dal 2005. Vive a Cagliari ed esordisce nella narrativa con il romanzo legal thriller “Verità Processuale” (Edizioni la Zattera – 2015). Segue nel 2016 il romanzo giallo “Marghine” (Edizioni la Zattera – 2016) vincitore del premio letterario Osilo – 2018.
I diritti di questi romanzi vengono acquisiti dalla casa editrice romana Newton Compton che li pubblica con i titoli “Quasi Colpevole” (2018) e “Quasi Innocente” (2019). Con “Storia della Piccola Storiella” vince il premio Le Favole della sera (2016) Bologna. Nel 2020.
La serie dedicata all’investigatore Depin inizia con “Chi ha ucciso Desiré Bellanova 2022, a cui segue “La morte si chiama Madame” 2024 (di cui trovate la nostra recensione) La morte si chiama Madame di Paolo Pinna Parpaglia. Un’altra trilogia di gialli, sempre ambientata in Sardegna, sono “Inviato a giudizio” 2021, ”Il quarto testimone” uscito nel 2023 e “Il mistero di Tavolara” del 2024, recensito per thrillerlife Il mistero di Tavolara del geniale Paolo Pinna Parpaglia