Nostra solitudine
Recensione di: Barbara Casavecchia
TRAMA:
Come si fa oggi a stare nel mondo? In questo mondo. A trovare un modo, un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti anche coi nostri, di traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è sotto le bombe, di chi è oppresso, povero, svantaggiato. Ci si vergogna a dire che ci si sente soli, ma lo siamo sempre di più. Daria Bignardi lo dice con sincerità, ironia, coraggio. Sente che la solitudine può essere una prigione ma anche un posto da cui ascoltare il battito del cuore del mondo.
Il mondo la chiama e lei parte. Va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell’ultimo scambio. A At-Tuwani, il villaggio di No Other Land, conosce i volontari internazionali che ogni giorno accompagnano a scuola i bambini perché i coloni non gli sparino addosso. È a Gerusalemme, nella Chiesa del Santo Sepolcro, il giorno in cui muore Papa Francesco. Va in Vietnam, l’unico paese che ha sconfitto gli Stati Uniti, dove scopre quanto è inquinato il Mekong. Assiste all’operazione al cuore di un neonato in Uganda.
Vuole lasciare i social media perché intuisce che lì dentro c’è qualcosa che sfrutta malignamente la nostra solitudine, ma non riesce a rinunciare alla partita quotidiana a Wordle con le nipoti, al cazzeggio con le amiche, a flirtare con gli amanti. Morde la solitudine con passione. Capirà cosa cerca nello sguardo di un gorilla che incontra in Uganda e di tutti gli animali che incrocia sulla sua strada: i cani Giulio, Fix, Brillo, i gatti, le galline, un pappagallo.
RECENSIONE:
Nostra solitudine, il nuovo libro di Daria Bignardi, è un testo che chiede lentezza e disponibilità all’ascolto. Più che un romanzo è un memoir che parte dall’esperienza personale dell’autrice per allargare lo sguardo sul mondo. Il tono è sincero e controllato, non cerca di stupire, ma si interroga sul senso del vivere oggi, in un tempo in cui la solitudine non è solo un fatto individuale, ma una condizione che tocca tutti.
Il libro non segue una trama classica, procede come un flusso di coscienza fatto di incontri, luoghi e riflessioni. Le storie nascono dai posti attraversati dall’autrice: Hebron, At‑Tuwani, Bologna, Milano. Ogni luogo porta con sé un diverso tipo di solitudine: in Palestina la solitudine ha il volto della paura e della resistenza; in Italia prende forme più sottili, ma non per questo meno reali.
Nessuno vuole sentirsi solo: né io, né il monaco, né il mio amico francese che si era appena svegliato in una gelida mattina parigina.
Le persone che compaiono nel libro non sono personaggi costruiti, sono individui che vivono in contesti fragili, spesso segnati da ingiustizie: attivisti, volontari, abitanti di zone di conflitto. Ognuno porta una storia che apre uno spiraglio su un mondo più vasto. La solitudine diventa un filo che unisce tutto: chi osserva, chi lotta, chi resta, chi parte.
Le donne, le persone omosessuali o trans e le persone detenute, che condividono una condizione atavicamente svantaggiosa e oppressa, sono quelle che conoscono meglio la solitudine.
Il maggior punto di forza di “Nostra solitudine” è sicuramente la scrittura limpida, che non si perde in giri di parole e sa essere ironica, a tratti vulnerabile, ma sempre lucida. Ancora una volta Daria Bignardi incanta il lettore con la sua capacità di intrecciare la dimensione privata con il contesto geopolitico senza scadere nel sentimentalismo, dando vita a un’opera ibrida che è insieme memoir, reportage e saggio esistenziale.
Il tema centrale che attraversa ogni pagina è la solitudine, nelle molteplici forme in cui si manifesta: quella dei popoli oppressi, quella dell’osservatore occidentale, quella dell’individuo che tenta di comprendere il proprio posto nel mondo; la solitudine che ci accompagna da sempre, quella che non dipende da chi abbiamo accanto, quella che nasce dal sentirsi “fuori posto” anche quando tutto sembra andare bene.
Il libro assume una dimensione più politica quando la solitudine si intreccia con la storia, la guerra e l’ingiustizia, diventando la solitudine dei popoli, delle comunità spezzate, delle persone che vivono in territori contesi e in condizioni estreme. Ma la sfumatura più preziosa che attraversa l’intera narrazione è quella che mostra la solitudine come uno spazio in cui si impara a vedere davvero gli altri: non una condizione di isolamento, ma di attenzione.
Perché ogni tanto dimentico che la mia solitudine non è soltanto mia? La nostra solitudine non è solo nostra. Essere consapevoli dei meccanismi che governano il mondo e la sua storia, rifiutarne ingiustizie e oppressioni e organizzarsi per combatterle, obbliga molti compromessi e qualche speranza, quel sentimento tenero e perdente che ci rende umani.
La caratteristica di “Nostra solitudine” è quella di non avere un finale ben definito: l’ultima parte sembra chiudere un discorso lasciando però il lettore con la sensazione che la riflessione potrebbe continuare altrove. Perché la solitudine non è un problema da risolvere né qualcosa da eliminare, ma è una condizione che fa parte di noi, da riconoscere, attraversare, accogliere e, talvolta, valorizzare.
In conclusione, Nostra solitudine è un libro consigliato a chi ama i testi che richiedono attenzione e disponibilità a lasciarsi toccare. In poco più di 150 pagine, Daria Bignardi trasforma un sentimento privato in una lente etica e politica sul presente, lasciando il lettore con una sensazione paradossale: quella di essere stato in compagnia, proprio mentre si parlava di solitudine.
Anche senza la mia solitudine sarei più sola. Emily Dickinson lo aveva già capito.
Editore: Mondadori
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 28 ottobre 2025
AUTORE:

Daria Bignardi (Ferrara, 1961) vive a Milano dal 1984 e in questa città ha iniziato la sua attività di giornalista. Nel 1988 entra a Chorus, mensile di Leonardo Mondadori. Diventata giornalista professionista nel 1992, ha collaborato con varie testate: Panorama, Sette, La Stampa. Già dall’anno precedente iniziava a lavorare per radio e televisione. Ha diretto per due anni il mensile Donna di Hachette. Ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali il Premio Flaiano, due Telegatti (nel 2000 e nel 2007), due Oscar tv (nel 2001 e nel 2007), il Premiolino, l’Oscar del Riformista, il Premio Ideona e il Premio Alghero.
Nel 2008 pubblica con Mondadori il suo primo romanzo, intitolato Non vi lascerò orfani (che vince il Premio Rapallo, il Premio Elsa Morante per la narrativa e il Premio Città di Padova), al quale farà seguito nel 2010 un secondo libro, Un karma pesante. Due anni dopo esce, sempre per Mondadori, Un’acustica perfetta. Del 2014 è L’amore che ti meriti; del 2015 Santa degli impossibili. Per più di 10 anni Daria Bignardi ha tenuto una rubrica di libri su Radio Dee Jay intitolata “la Mezz’ora di Daria”. Collabora con varie riviste, tra cui Vanity Fair, e i suoi libri sono tradotti in varie lingue.