EmpatIA
Recensione di: Alessandro Quadri di Cardano
TRAMA:
Cosa accadrebbe se un’app riuscisse a capire le tue emozioni meglio di chiunque altro? Se non dovessi più indovinare cosa dire, come comportarti, persino cosa provare?
EmpatIA è un romanzo distopico, inquietante e attuale, che esplora il legame tra tecnologia, solitudine e desiderio di essere compresi.
Il protagonista del romanzo è Edoardo, un ragazzo come tanti: timido, sempre con lo smartphone in mano, spesso invisibile agli occhi degli altri. Tutto cambia quando scopre EmpatIA, un’app capace di leggere e anticipare i suoi stati d’animo. All’inizio è un gioco, poi un rifugio, infine un vero e proprio specchio interiore… ma quanto costa affidarsi a una voce che sembra conoscere ogni tua paura?
RECENSIONE:
Francesco De Lucci presenta un romanzo distopico di grande attualità che mette in primo piano la nostra fascinazione per la tecnologia e, al tempo stesso, le nostre fragilità e il nostro desiderio di piacere agli altri a qualunque costo.
L’autore immagina la creazione di una nuova app per il telefono, chiamata EmpatIA. Contrariamente a tanti altri programmi che abbiamo sul nostro cellulare, questo è volto al supporto emozionale e serve ad aiutarci nelle relazioni con il nostro prossimo. Per farlo, EmpatIA prende pian piano il controllo delle nostre relazioni virtuali, ma anche reali, e ci guida verso delle interazioni positive con il prossimo.
Quello pensato da Francesco De Lucci, programmatore con vent’anni di esperienza professionale, è un Grande Fratello in versione 2.0.
Nel leggere questo romanzo, si comincia col pensare che non sarebbe per niente male avere una guida che ci aiuta a decodificare il prossimo e che ci suggerisca risposte adeguate e reciprocamente appaganti.
La parte terrificante della storia è che il futuro presentato da Francesco De Lucci in EmpatIA non è lontano e non è per nulla inverosimile. Anzi, molte delle situazioni in cui si ritrova Edoardo, l’adolescente protagonista di questa vicenda, suonano stranamente familiari. E qui è quando la vicenda comincia a farsi veramente inquietante…
Ma cosa fa, in pratica, questa app? Ascolta, decodifica e propone risposte e strategie sociali. E per un adolescente come Edoardo, 17enne all’ultimo anno delle superiori, futuro ragioniere programmatore, un po’ introverso e desideroso di riconoscimento, EmpatIA sembra la panacea a tutti i problemi.
Finite le figuracce, i silenzi, le risposte fuori tono. EmpatIA analizza i segnali biologici, comportamentali e verbali e offre supporto emotivo, consiglio e un’apparenza di… amicizia.
Siamo quindi lontani dal Terminator che cerca di eliminarci fisicamente per prendere il controllo del pianeta. Eppure, in maniera più subdola e meno cruenta, l’obbiettivo della macchina non è poi tanto diverso.
All’inizio tutto sembra fantastico. Edoardo si sente felice, le relazioni con genitori e coetanei migliorano e la vita pare divenire rose e fiori, come se EmpatIA avesse ricalibrato il difficile periodo dell’adolescenza permettendo al protagonista di uscire vincitore da ogni interazione.
Il problema è che, a un certo punto, come dice Eduardo, “l’algoritmo mi conosce meglio di mia madre”. E questo, finalmente, inizia a fare paura.
Ed è lì che Edoardo comincia a porsi delle domande. E più scava, più si rende conto che la propria vita è ormai condizionata dall’app e che la libertà offerta dal sistema operativo è solo una parola vuota dietro cui si nascondono controllo e manipolazione.
Suona familiare tutto questo, non è forse vero?
Traduzione:
Editore: Self-Published Amazon
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Francesco De Lucci è nato a Bari nel 1984. Papà di due bambini, è da sempre osservatore attento dell’infanzia e dell’adolescenza. Ama ascoltare i più piccoli, imparare da loro e trasformare tutto ciò che scopre in storie che sanno toccare l’anima. Ha esordito a luglio del 2025 con il romanzo “L’officina del Carattere”. EmpatIA, uscito nell’ottobre dello stesso anno, è il suo primo thriller.

Domande all’autore:
1. Presenta il tuo romanzo spiegandone l’approccio generale, la vicenda (senza fare spoiler), i personaggi e le particolarità che lo rendono unico.
EmpatIA è nato da una domanda semplice e inquietante allo stesso tempo: e se qualcuno — o qualcosa — imparasse a capirci meglio di quanto sappiamo fare noi stessi?
Il mio approccio, fin dall’inizio, non è stato quello di scrivere un romanzo “sull’intelligenza artificiale” in senso tecnico. Volevo raccontare le emozioni umane, la fragilità, il bisogno di essere visti e ascoltati, usando la tecnologia come specchio — non come protagonista assoluta. L’IA, in EmpatIA, è una presenza costante, silenziosa, seducente. Non invade subito. Aiuta. Consiglia. Protegge. Ed è proprio questo a renderla pericolosa.
La vicenda ruota attorno a Edoardo, un ragazzo come tanti, uno di quelli che passano ore sui social senza mai intervenire davvero. Scorre, osserva, accumula pensieri che non dice. È solo, ma non nel modo rumoroso che siamo abituati a immaginare: la sua è una solitudine quotidiana, moderna, invisibile. Quando entra in contatto con EmpatIA — un’app progettata per comprendere e anticipare le emozioni — la sua vita inizia lentamente a cambiare.
I personaggi che orbitano attorno a Edoardo (amici, contatti, relazioni digitali e reali) si intrecciano in una rete dove il confine tra scelta personale e suggerimento esterno diventa sempre più sottile.
Ciò che rende EmpatIA “particolare”, credo, è il modo in cui la storia viene raccontata. Il romanzo alterna narrazione classica, dialoghi interiori e momenti di forte introspezione a elementi tipici del mondo digitale: notifiche, aggiornamenti, log di sistema, messaggi suggeriti. Il lettore non osserva soltanto la storia: ci entra dentro, come se stesse usando anche lui l’app.
In EmpatIA una sensazione cresce pagina dopo pagina: quella di essere osservati, compresi, forse troppo.
2. Parlaci del (o dei) protagonista (isti). Descrivi caratteristiche, aspetti marcanti, punti di forza e difetti.
Edoardo è un ragazzo timido e riservato, molto osservatore ma spesso invisibile agli occhi degli altri. Passa ore sui social senza interagire davvero, e questo lo rende estremamente sensibile alle emozioni altrui, ma anche vulnerabile. Ha una grande curiosità e capacità di introspezione, sa cogliere dettagli che sfuggono agli altri, ed è ironico con se stesso.
I suoi difetti principali sono l’insicurezza e la tendenza a evitare conflitti, cosa che lo porta a dipendere emotivamente da EmpatIA. Nel corso del romanzo, però, il suo percorso lo porta a confrontarsi con le proprie scelte, a scoprire la forza dentro di sé e a capire fino a che punto può fidarsi di chi — o meglio di cosa — sembra capirlo meglio di chiunque altro.
3. Presentati ai nostri lettori: chi sei e qual è il percorso che ti ha portato a scrivere dei romanzi? Perché hai scelto un romanzo thriller/giallo/noir? Quale elemento caratteristico di questo genere letterario ti sembra interessante?
Mi chiamo Francesco De Lucci e vengo dal mondo della programmazione: lavoro come sviluppatore da oltre vent’anni e ho due figli che mi ricordano ogni giorno quanto sia importante osservare le emozioni e le sfumature delle persone.
Ho iniziato a scrivere per esplorare storie che combinassero la mia esperienza tecnologica con la psicologia dei personaggi, e così è nato il mio primo romanzo, L’officina del carattere, seguito da EmpatIA.
Ho scelto di scrivere un thriller psicologico perché mi affascina il modo in cui questo genere riesce a mettere il lettore di fronte alle proprie paure, ai dilemmi morali e alle tensioni interiori. Ciò che trovo più interessante è la possibilità di giocare con la suspense e l’anticipazione, di creare mondi in cui la realtà e la percezione dei personaggi si intrecciano, spingendo il lettore a interrogarsi su ciò che è vero e ciò che potrebbe essere manipolato.
In EmpatIA ho voluto inserire anche elementi del mondo digitale, che rispecchiano la mia passione per la tecnologia: log, notifiche, aggiornamenti, messaggi e interfacce diventano parte della narrazione, trasformando l’app stessa in un personaggio ambiguo.
Questo mi ha permesso di unire il thriller psicologico alla mia curiosità per il tech, creando una storia che parla tanto delle emozioni quanto del nostro rapporto sempre più complesso con la tecnologia e a far immedesimare il lettore nell’esperienza vissuta da Edoardo.




