Sette metri quadri, di Jussi Adler-Olsen

Sette metri quadri
Spazio minimo, massima pressione psicologica.

Sette metri quadri

Recensione di: Daniele Casumaro

Trama:

Sette metri quadri: sono le dimensioni della cella in cui Carl Mørck sta marcendo. È stato arrestato con l’accusa di traffico di droga e omicidio, due crimini che sarebbero legati a un caso irrisolto di quindici anni prima, noto come “il caso della pistola sparachiodi”. In quell’occasione un collega poliziotto fu ucciso e un altro rimase gravemente ferito. L’indagine portò alla nascita della Sezione Q, la squadra investigativa speciale della polizia di Copenaghen al lavoro sui cold cases.

Porte serrate, cancelli sprangati, sferragliare di chiavi: Carl – fino a poco prima un uomo grande, forte e onesto – è rinchiuso nella prigione di Vestre e questa adesso è la sua realtà, il suo mondo è tutto dentro una gabbia. Carl è un testimone scomodo e qualcuno l’ha incastrato. Tra criminali che lui stesso ha mandato dietro le sbarre, truffatori e agenti corrotti, gli resta solo un’arma: la sua squadra.

Ma come faranno Rose, Assad, Gordon e Mona a salvarlo, ora che qualcuno ha messo una taglia da un milione di corone sulla sua testa? Chi è stato, e perché? Con un mix perfetto di tensione e irresistibile umorismo, quella di Carl e dei suoi fidati compagni sarà una corsa contro il tempo, che metterà a dura prova la lealtà e il coraggio dell’intera Sezione Q. In copertina: illustrazione di Cosimo Miorelli. Quanto misura l’inferno? L’ultimo caso della Sezione Q.

Recensione:

Sette Metri Quadri è un thriller firmato da Jussi Adler-Olsen, maestro del noir scandinavo e creatore della celebre serie della Sezione Q, giunta probabilmente al suo ultimo capitolo.

Il romanzo mette al centro una condizione estrema: la prigionia in uno spazio minuscolo (sette metri quadri, appunto).

L’indagine che devono affrontare Assad e gli altri per tirare fuori Carl da questa situazione non è solo poliziesca, ma mentale e morale.

Il tempo diventa un’arma e la sopravvivenza passa attraverso la loro lucidità.

Quanto può resistere un individuo, quando ogni libertà gli è negata?

Lo spazio ristretto in cui Carl è rinchiuso non è un semplice espediente, è il motore narrativo che porta avanti tutto il romanzo, è claustrofobia autentica, descritta con tale realismo che la si può respirare assieme a lui.

La prigionia, qui, non è solo fisica, è un isolamento mentale, dove il tempo smette di essere una misura e diventa un nemico.

Jussi Adler-Olsen costruisce una tensione costante, fatta di attesa, silenzi, pensieri e ricordi.

Sono quest’ultimi a lacerarlo, a renderlo in parte vulnerabile.

Il suo vecchio amico Anker, il suo migliore amico durante gli inizi in Polizia, prima di morire gli ha consegnato una valigetta da custodire, piena di droga, e di soldi.

Carl si è fidato, senza mai chiedersi cosa contenesse, e l’ha custodita per anni.

Quella valigetta l’ha portato all’arresto, ma non può essere stato Anker a metterlo nei guai, non volutamente.

Chiunque l’abbia incastrato non lo vuole solo fuori dai giochi, lo vuole morto.

La sua squadra è l’unica che può far luce sulla vicenda, ma lo farà a suo rischio e pericolo, fuori da ogni schema collaudato, dall’altra parte di quel confine che hanno sempre combattuto.

In quest’ultimo capitolo Carl e soci capiranno che quel confine non è più così distinto e nitido, ma che le differenze tra il bene e il male possono anche sbiadirsi.

Carl Morck è da sempre il cuore oscuro e imperfetto dei romanzi di Jussi Adler-Olsen.

Un ispettore brillante ma scomodo, che diffida delle autorità e ha un rapporto conflittuale con quasi chiunque, eccetto pochissimi eletti.

È freddo, corrosivo, ma ha un talento raro, è ostinato, e dove chiunque altro si arrende lui va avanti.

Dote che potrebbe tornargli utile, sopratutto adesso.

La scrittura di Jussi Adler-Olsen è asciutta, chirurgica, non c’è spazio per i compiacimenti, non in sette metri quadri.

Ogni capitolo stringe un po’ di più, riduce l’aria disponibile, persino la spettacolarizzazione del dolore viene lasciata fuori, per dare risalto ad un implacabile senso di impotenza.

Sette metri quadri è un thriller che non alza mai la voce, ma che non molla mai la presa.

Le indagini condotte da Assad, Rose e Gordon sono pura azione e adrenalina, e fanno da contraltare all’introspezione con cui Carl è costretto a fare i conti.

Ed è proprio questo equilibrio che lo rende un romanzo completo, lucido e compatto, in cui la tensione non nasce dall’eccesso, ma dalla sottrazione.

La donna in gabbia e Paziente 64 restano i suoi romanzi migliori, ma Sette metri quadri è senza dubbio una chiusura all’altezza della situazione, non spettacolare ma necessaria.

Jussi Adler-Olsen non ha bisogno del colpo di scena, gli basta chiudere una porta.

Traduzione: Claudia Valeria Letizia, Eva Valvo

Editore: Marsilio

Pagine: 576

Anno di pubblicazione: 2025

Autore:

Jussi Adler-Olsen

Jussi Adler-Olsen è uno scrittore danese di gialli e thriller, celebre per la serie “Sezione Q” ambientata a Copenaghen e incentrata sull’ispettore Carl Mørck e la sua squadra nei casi irrisolti. Tradotto in oltre 45 lingue e venduto in più di 30 milioni di copie, ha vinto premi come il Glasnyckeln, il Premio Barry e il De Gyldne Laurbær. Dai suoi romanzi sono stati tratti film e la serie Netflix “Dept. Q”.

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