L’uomo verde di Kingsley Amis

L'uomo verde
“Dopo tre whisky doppi già stavo meglio: ero ubriaco, con quell’elevazione quasi mistica che, ogni volta, sembra destinata a durare per sempre. “

L’uomo verde

Recensione di: Daniele Casumaro

Trama:

Maturo etilista, fissato col sesso e tormentato da un ego fatuo, Maurice Allington è il proprietario dell’Uomo Verde, prestigiosa locanda di posta sulla strada per Cambridge, che vanta origini antichissime, e non solo quelle: come tutte le locande di solida tradizione britannica, sulla guida turistica dichiara, oltre al menu tipico, infestazione di spettri. Poiché la vita di Maurice è una gimcana tra clienti assillanti, un anziano padre bisognoso di cure, una stramba figlia adolescente e la giovane seconda moglie in cerca di attenzioni, il crollo nervoso è sempre in agguato.

Pure la salute non manca di procurargli qualche cruccio, per il whisky e i cibi grassi sempre a portata di bocca. Non giova, dunque, che il fantasma residente dell’Uomo Verde (non certo un’ombra innocente che incute educati brividi bensì lo spettro secentesco del fu dottor Underhill, negromante perverso e probabile uxoricida) decida di manifestarsi dopo lunghissima latitanza proprio a Maurice Allington. In rigorosa assenza di altri testimoni. Anche perché Underhill ha intenti malvagi e un feroce aiutante per portarli a compimento. Così Maurice sarà costretto a sospendere la coltivazione dei suoi bassi istinti per combattere non solo l’incredulità di chi lo circonda, ma anche le spaventose forze oscure che minacciano quanto gli è più caro.

Recensione:

Kingsley Amis ci riporta indietro nel tempo, verso il finire degli anni sessanta, a Cambridge.
Il romanzo si svolge all’interno di una locanda di posta di origini antichissime, di proprietà di Maurice Allington, protagonista e voce narrante.
La locanda “Green Man”, da cui prende nome il romanzo “L’uomo verde”, è descritta come una struttura ricca di storia e fascino gotico, nonché luogo di presenze spettrali che sono addirittura dichiarate nelle guide turistiche.

In perfetto stile Britannico dell’epoca, Amis ci coinvolge si dà subito nelle vicissitudini del povero Maurice, vittima e carnefice di sé stesso.

Vittima perché ha una salute precaria, carnefice perché è lui stesso a renderla tale, a causa dei suoi vizi, un’alimentazione sbagliata e una dipendenza dall’alcol che lo divora dall’interno.

E lo fa con la sua arma migliore, l’ironia, che non lo abbandonerà mai, neanche quando la sua routine fatta di eccessi e sregolatezze, verrà spezzata dall’apparizione di un fantasma maligno.

È lo spettro di Unterhill a manifestarsi, un Negromante passato alla storia per la sua oscura reputazione, oltre che per presunto uxoricidio.

Unterhill decide di manifestarsi solo a Maurice, e questo particolare accanimento nei confronti del locandiere ci condurrà a duecento pagine di incomprensioni e deliri esilaranti.
Nessuno gli crederà, tutti sosterranno che è l’alcol a causargli quelle visioni, e di conseguenza lo stato confusionale di Maurice aumenterà ad ogni pagina fino a fargli perdere la cognizione del tutto.

Un uomo che non è in grado di vedere oltre sé stesso, come lui, accecato dal suo egocentrismo, si troverà costretto a mettere da parte i suoi istinti per uscirne fuori dignitosamente.

Maurice vive nel suo ristorante con la moglie, la figlia adolescente ed il vecchio padre malato.

Sin dalle prime pagine, Maurice ci risulterà sgradevole ma al tempo stesso simpatico, un uomo ridicolo e goffo ma profondamente umano.

Ne “L’uomo verde”, Amis affronta il tema horror con maestria e disinvoltura, nonostante non sia il suo campo principale.

Il fantasma non è fine a sé stesso, ma è il mezzo col quale Amis affronta tutti i temi più scottanti di quel preciso periodo storico, la religione, il sesso, la famiglia, il tradimento, e la possibilità o meno di un’eventuale vita dopo la morte.

Amis sfida la bigotta società Britannica e lo fa a suon di apparizioni, sussulti, sogni proibiti, e desideri scabrosi, ma restando nel comfort dell’ironia, di cui è maestro indiscusso.
Maurice regge da solo l’intero romanzo, è un personaggio unico, volutamente negativo e grottesco, mai banale, né quando parla, né quando pensa, né quando sogna.

Una lettura piacevole, divertente, e a tratti inquietante, un libro scritto nel 1969 che ancora non risente dei segni del tempo.

Dopo Lovecraft, e prima di King, c’è stata l’incursione nell’horror di Kingsley Amis.

Traduzione: Gianni Pannofino

Editore: Neri Pozza

Anno: 2026

Pagine. 256

Autore:

Kingsley Amis

Kingsley Amis (1922-1995), autore, poeta e critico letterario, padre dello scrittore Martin Amis e marito di Elizabeth Jane Howard, è nato a Londra e ha insegnato letteratura all’Università di Cambridge. Le sue opere guardano alla società inglese del secondo dopoguerra con humour e senso critico. Tra i suoi romanzi tradotti in Italia,Perché resti con Bang?(1968),Quell’incerto sentimento(1969),La Lega Antimorte(1977),La rinuncia di Jake(1978),Vecchi diavoli(1986), con cui ha vinto il Booker Prize, eLucky Jim(Neri Pozza 2023), per decenni nell’elenco dei 100 migliori romanzi in lingua inglese.

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