Vento: intervista a Paolo Petrini per il suo libro d’esordio

Paolo Petrini

Intervista a Paolo Petrini

A cura di: Julia Fabbro

Vento

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Paolo Petrini con il suo  libro d’esordio “Vento” letto e recensito dalla nostra Julia (Link).

Thriller life: Quanto è stato importante il territorio reale nella costruzione del romanzo?

PAOLO PETRINI: Il territorio nei miei racconti è fondamentale, lo è in questo libro così come lo è nei precedenti. Non è un semplice sfondo narrativo ma un elemento che partecipa attivamente alle storie. I luoghi che descrivo nascono quasi sempre da spazi reali, direttamente conosciuti o comunque molto familiari, almeno Fino ad ora.

Camminare in una strada, osservare un paesaggio o ricordare un dettaglio preciso spesso diventa il punto di partenza per costruire una scena. In Vento, il territorio conserva le tracce del passato dei personaggi. I luoghi diventano una sorta di archivio silenzioso della memoria perchè custodiscono ciò che è accaduto e influenzano il modo in cui i protagonisti vivono il presente.

TL: È stata una scelta consapevole quella di mantenere il mistero in secondo piano rispetto alla dimensione emotiva della storia?

PAOLO PETRINI: Sì è stata una scelta precisa. Il mistero è presente nella storia ma non volevo che diventasse il motore principale della narrazione. Mi interessava di più lavorare sulle emozioni e sulle conseguenze interiori degli eventi.

Il mistero in Vento funziona come una corrente sotterranea che accompagna i personaggi e crea una tensione silenziosa che emerge poco alla volta. In questo modo, chi legge non segue soltanto una trama da risolvere ma entra gradualmente nel mondo emotivo dei protagonisti.

TL: Come hai costruito la psicologia dei protagonisti di? Sono nati prima i personaggi o l’atmosfera del romanzo?

PAOLO PETRINI: Atmosfera e personaggi nascono praticamente nello stesso momento. Spesso parto da una sensazione o da un luogo che suggerisce un certo stato d’animo e costruisco la forma finale dei personaggi. Per contro, nella struttura narrativa dei miei libri, non mostro mai i protagonisti come figure completamente definite fin dall’inizio. Preferisco lasciarli emergere attraverso piccoli dettagli: gesti, ricordi, relazioni con gli altri. È un processo lento, quasi di scoperta, in cui il lettore deve arrivare a conoscere davvero i personaggi solo mentre la storia prende forma.

TL: Quanto conta il rapporto tra memoria e identità nella vita delle persone e nella costruzione di una storia?

PAOLO PETRINI: Credo che la memoria sia uno degli elementi che più definiscono la nostra identità. Ogni persona è, in parte, la somma delle proprie esperienze, dei ricordi e anche delle assenze che porta con sé.

Nella narrativa, questo rapporto diventa ancora più interessante, perché la memoria non è mai neutrale: è selettiva, fragile e spesso influenzata dalle emozioni. In Vento mi interessava esplorare proprio questo aspetto: come il passato continui a vivere dentro le persone e possa cambiare il modo in cui guardano il presente.

TL: Il tuo stile sembra voler rendere tangibile ciò che normalmente è astratto. È una cifra narrativa che cerchi consapevolmente nella tua scrittura?

PAOLO PETRINI: Sì, è una scelta consapevole, cercata. Mi interessa provare a trasformare sensazioni, ricordi o stati d’animo in immagini concrete che il lettore possa percepire quasi fisicamente.

La scrittura per me, è anche questo: cercare parole che riescano a dare forma a qualcosa che normalmente rimane invisibile. Non sempre è facile ma quando funziona, permette a chi legge di entrare più profondamente nella storia e di sentirla come un’esperienza vissuta, non soltanto letta.

La redazione di Thriller Life ringrazia Paolo Petrini per la disponibilità e gli augura il meglio per il suo esordio.

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