Intervista a Lorenzo Zucchi per il suo  libro “In attesa del mio nome”

Lorenzo Zucchi

Intervista a Lorenzo Zucchi

In attesa del mio nome

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Lorenzo Zucchi con il suo libro d’esordio “In attesa del mio nome” letto e recensito dalla nostra Stefania (Link).

THRILLER LIFE: L’invisibilità nel libro non è un concetto astratto, ma una compagna di vita fin dall’infanzia. Credi che per il tuo protagonista sia stata più una prigione o una forma di difesa necessaria?

LORENZO ZUCCHI: Entrambe le cose in misura diversa, a seconda delle situazioni. Forma di difesa davanti ad ambienti di provincia in cui non avrebbe potuto essere null’altro, scegliendo di essere sé stesso. Prigionia nel momento in cui anche nella grande città si scopre che non ci sono rifugi sicuri.

Il personaggio non ha paura di essere visto, ma sa di essere giudicato, per questo non si sente all’altezza mai, per citarne una non si sopporta a vedersi ballare. Si trova auto bloccato in una versione di sé che non capisce, così non riesce a farsi vedere in nessun modo, e questo gli fa male.

TL: Il rapporto con il femminile è trattato come una ricerca di sé più che come una semplice attrazione esterna. Come hai lavorato per restituire questa naturalezza senza cadere nei cliché dei ruoli di genere?

LORENZO ZUCCHI: La prima bozza del testo era un po’ più naif. In questo mi ha aiutato molto la casa editrice nominalmente con l’editor Patrizia Maltese per restituire un’attrazione sospesa che sfuma nella ricerca di sé. Ci sono pagine esplicite che parlano del desiderio di amare e in alcuni passaggi ho spinto il lato lirico riducendo quello colloquiale della mia doppia cifra.

TL: Ti hanno definito un “cronista dell’invisibile”. Ti riconosci in questa etichetta? Credi che la letteratura abbia il potere di rendere visibile ciò che la società sceglie di ignorare?

LORENZO ZUCCHI: La definizione risale al libro precedente a questo, “Prigionieri del nostro destino”, una sorta di noir metropolitano ai tempi del Lockdown. Ho amato da subito questa definizione perché è arrivata prima di ‘In attesa del mio nome’, che come hai già fatto capire con le tue domande è una sorta di inno all’invisibilità.

TL: Quanto c’è di Lorenzo in questo protagonista? È un personaggio che hai costruito a tavolino o un alter ego nascosto?

LORENZO ZUCCHI: Assomiglia molto al me di vent’anni fa. Vive nella stessa città, fa lo stesso lavoro (più o meno), ama la musica metal e i pub. Ama le donne, ama la notte, ama Milano. Per la prima e unica volta se escludiamo la trilogia dei racconti di viaggio e la biografia di mio nonno con personaggi reali, il protagonista ha decisi tratti autobiografici.

TL: Se dovessi incontrare il tuo protagonista oggi, fuori dalle pagine, cosa gli diresti?

LORENZO ZUCCHI: Gli direi che la sofferenza alla fine è conoscenza, se non indulge nell’autocommiserazione e nell’autodistruzione. C’è sempre una via, anche per l’ultimo della lista dei bisogni di una società che non vuole evolvere di una virgola. Chiunque può trovarsi e riadattarsi all’occorrenza.

TL: ​C’è un episodio specifico nel libro che hai vissuto sulla tua pelle e che hai deciso di consegnare alla carta?

LORENZO ZUCCHI: Molti capitoli narrano vicende con un fondo di realtà, anche se del tutto romanzate. Ce n’è uno però che già dal titolo suona dissonante: ‘Il miglior errore della nostra vita’. In questo caso, come capita più volte nel testo, l’autore esplicita il suo essere dentro al personaggio principale. Il titolo suona strano nella progressione degli eventi del protagonista, mentre si può leggere con chiarezza se riferito alla persona che he scritto il testo.

TL: Qual è la verità più preziosa che hai scoperto su te stesso attraversando il disagio e le ombre di questa storia?

LORENZO ZUCCHI: Che ci sono chiusure a priori che non verranno mai analizzate. Ombre che resteranno nascoste sotto agli alberi. Non che pensassi di avere la notorietà per poter cambiare le cose a livello macro, ma nemmeno che il disagio venisse respinto a livello micro. Questo libro è stato un passo necessario e fondamentale della mia carriera autoriale.

La redazione di Thriller Life ringrazia Lorenzo Zucchi per la disponibilità.

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