L’assassino sta scrivendo
Recensione di: Lorenza Lazzarini
TRAMA:
A volte la vita ti colpisce e ti riporta al punto di partenza.
È quello che succede a Tuva Colmar, professoressa di Italiano che il padre ha chiamato come un luogo lontano. Aveva un fratello, un cane e un lavoro che amava: d’improvviso non ha più nulla se non la sua fiera solitudine e poche parole incerte, ed è stata trasferita a occuparsi della biblioteca di istituto. Ma Tuva è una creatura speciale, armata di una sottile, tenacissima ironia, di un fiuto da segugio e della capacità di leggere tra le righe delle vite degli altri.
Così, quando proprio nella sua scuola accade un fatto tragico e inquietante, solo lei, forse, potrà far luce sul mistero che si nasconde nel cuore del liceo. Con una scrittura vivace, piena di sensibilità, Elena Campani sceglie la cornice del giallo per dare vita a un romanzo che scava nell’animo umano e ci parla di libri e di scuola, dell’impegno e della dedizione che richiedono a chi li ama davvero. La prof Tuva Colmar, i suoi colleghi, gli allievi, le chat di classe diventano in queste pagine uno specchio delle nostre paure e delle nostre colpe ma anche della possibilità sempre aperta di sconfiggerle con la capacità di ascolto e con il coraggio delle nostre fragilità.
RECENSIONE:
Elena Campani presenta una nuova protagonista che molto probabilmente farà parte di una serie di libri: la professoressa Tuva Colmar.
Siamo nel territorio del cozy crime, ma con un’ambientazione scolastica che lo rende subito riconoscibile e diverso dal solito giallo “da salotto”.
In “L’assassino sta scrivendo”, tutto parte dalla scomparsa (o furto) di un libro dalla biblioteca del liceo. Un fatto che potrebbe sembrare quasi marginale, ma che si rivela collegato alla morte di Erika, una studentessa che passava i pomeriggi proprio lì a studiare.
L’indagine è lineare, semplice, mai artificiosa. Non ci sono intrecci complicatissimi o colpi di scena improvvisi: la storia procede in modo chiaro, coerente, lasciando spazio soprattutto ai rapporti tra i personaggi.
Il cuore del romanzo è senza dubbio Tuva Colmar. Ex insegnante di Erika, dopo un trauma ha iniziato ad avere difficoltà a parlare. Per questo porta sempre con sé un taccuino su cui scrive ciò che non riesce a dire a voce. Questo elemento non è solo un tratto caratteristico, ma diventa parte integrante della sua identità e del suo modo di indagare.
Nel corso del libro si scopre il motivo del suo “problema”, e questo contribuisce a renderla più stratificata e interessante. È ironica, sensibile, osservatrice attenta: una di quelle persone che sembrano in disparte ma in realtà vedono tutto.
Erika, pur essendo assente per gran parte della narrazione, è il vero motore della vicenda. Intorno a lei ruota il microcosmo della scuola: colleghi, studenti, dinamiche di classe, chat di gruppo. Proprio queste chat di gruppo sono una trovata efficace, perché danno voce agli altri personaggi e li rendono più vivi e credibili. Inoltre, rendono la lettura molto scorrevole, anche grazie a una struttura agile e a capitoli alternati. Una scelta moderna e vincente, che dà ritmo e aiuta a entrare meglio nella storia e a riconoscere meglio i personaggi secondari.
L’ambientazione scolastica funziona molto bene per un cozy crime. Il liceo è il grande protagonista silenzioso della storia. La biblioteca, in particolare, diventa uno spazio quasi simbolico: rifugio, luogo di studio, ma anche teatro del mistero.
Accanto ai suoi punti di forza, il romanzo presenta anche dei limiti, legati soprattutto a un approfondimento non sempre convincente di personaggi e contesto.
Alcuni aspetti psicologici potevano essere sviluppati di più: personaggi, dilemmi interiori, ambizioni. La sensazione è che l’autrice rimane in superficie e non descrive più approfonditamente tutte le dinamiche. Probabilmente questa percezione di incompletezza è legata al fatto che si tratta del primo libro di una serie: molti elementi sembrano lasciati in sospeso per essere esplorati nei prossimi capitoli.
Elena Campani riesce a chiudere in modo ordinato e coerente il collegamento tra il libro scomparso e la morte di Erika. Il finale non nasconde ambiguità, ma funziona e rimane fedele al tono del romanzo. Allo stesso tempo, si percepisce chiaramente che la storia di Tuva non finisce qui.
Un altro punto a sfavore è per chi cerca un thriller intenso e pieno di tensione: potrebbe trovarlo troppo “soft”. Non è un romanzo che punta sull’azione o sui colpi di scena estremi, ma su atmosfere, relazioni e piccoli dettagli.
In conclusione, L’assassino sta scrivendo è un cozy crime godibile, perfetto per chi ama le indagini ambientate in contesti quotidiani e familiari. Il vero punto di forza è Tuva Colmar: un personaggio particolare, fragile ma tenace, che ha tutte le carte in regola per crescere libro dopo libro.
Editore: Bompiani
Pagine: 304
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Elena Campani ha vissuto e studiato in Italia e negli USA. Oggi vive a Pisa e lavora come editor accademica, traduttrice e formatrice.