Il sale dei morti
Recensione di Alessandra Boschini
TRAMA:
Ernesto Vassallo ha sempre amato la valle del sale, chiamata così per via della miniera dismessa, ormai solo un groviglio di ferraglia arrugginita e calce sbrecciata che il sole del tramonto infiamma sul fianco della collina bianca. Nei tanti anni trascorsi lontano dalla Sicilia, lontano dal paese di T., era questo uno dei luoghi, con i suoi boschi di eucalipti odorosi, a cui sognava di tornare. Eppure adesso, accanto alla recinzione rugginosa, a terra, c’è il corpo di un uomo, sul volto l’espressione da soldato caduto in battaglia.
Un uomo cui Ernesto era legato e che ora ha trasformato per sempre la sua miniera in un sepolcro muto. Appena una manciata di giorni prima, nel centro per immigrati dove presta servizio come medico volontario, il suo sguardo aveva incrociato gli occhi verdi di Youssef. Il giovane gli aveva raccontato con nostalgia della sua vita in Marocco, lui che era giardiniere ma anche poeta. E così al medico era parso naturale affidargli la cura delle sue piante, per quel senso di sfrontata intimità malgrado le evidenti differenze tra loro.
Una mattina Youssef non si era presentato, ed Ernesto aveva ripensato subito, con un brutto presentimento, alle due parole sussurrate dal giovane il giorno prima. Ho paura. Se solo avesse chiesto, cercato di capire, forse Youssef sarebbe ancora vivo. Ma la morte di un immigrato non è certo la priorità per nessuno a T., non per il commissariato, non per la stampa, non per politici e politicanti.
Ernesto è solo a cercare la verità, a muoversi su un percorso a ostacoli di corruzione e omertà. L’ossessione di rendere giustizia a chi non pensava di averne diritto riapre ferite del passato, diventa una questione di sopravvivenza. Come il colibrì che porta una goccia d’acqua nel becco verso l’incendio, sarà una rivoluzione, piccola ma straordinaria.
RECENSIONE:
“Il sale dei morti” è un noir che si fa indagine socio culturale, in cui la ricerca della verità diventa un groviglio di menzogne e ipocrisie e il delitto in questione è un pretesto per analizzare quei rapporti tra verità e potere che in Sicilia si chiamano “mafia”. Fenomeno che già Leonardo Sciascia aveva individuato ed esposto nei suoi romanzi di cui Salvatore Falzone ha raccolto il testimone in maniera egregia, vestendo con un linguaggio moderno e descrittivo, le stesse problematiche di sempre.
Il protagonista, Ernesto Vassallo, torna al suo paese natio, che Falzone colloca al centro dell’isola, chiamandolo solo T., senza dargli una precisa identità ma solo “una piccola cittadina, tra pistacchi e sacchi dell’immondizia e pianori che mutano continuamente colore” e quella miniera di sale dismessa, al centro di un’aspra disputa politica. È proprio per quella bianca collina che gli uomini tradiscono, speculano, mentono e uccidono ed è lì che trova la morte il giovane Youssef Chadli, ignaro testimone e capro espiatorio di umili origini marocchine.
Erano bastate poche parole e un incrocio di sguardi tra Ernesto e Youssef per capirsi, anime tormentate, inquiete e troppo sensibili per quel mondo sporco e corrotto. Come a tener fede a una promessa, Ernesto sente il dovere di rendere giustizia al giovane maghrebino, forse per riuscire a dare un senso al suo ritorno e far tacere i fantasmi del passato. La ricerca della verità diventa un’ossessione tormentata per Ernesto che sembra essere il solo a non temerne le conseguenze candidandosi a sindaco del paese: “aveva bisogno di reinventarsi, gettarsi in una nuova avventura”.
A Salvatore Falzone sono bastate poco più di 200 pagine per dipingere la realtà senza tempo di un mondo che sembra non voler cambiare, che resta ancorato ai vecchi equilibri ma che, allo stesso tempo, esercita un’attrazione magnetica per chi vi è nato e cresciuto. Con una scrittura delicata, poetica e impregnata di lirismo, “Il sale dei morti” pone in evidenza le contraddizioni che animano l’isola, le zone d’ombra che la oscurano mentre il fenomeno dell’immigrazione acuisce le dispute e fomenta corruzione e arricchimento della mafia, tanto che i magrebini ospitati sono chiamati “i figli del prefetto”.
“Il sale dei morti” è anche analisi psicologica, la sensibilità e i rimpianti del protagonista Ernesto, sono reali, uomo confuso e nostalgico, incapace di creare legami sentimentali duraturi ma determinato a lottare contro quel mondo corrotto. E poi Youssef, “u marocchinu”, che il lettore incontra “fisicamente” solo nelle prime pagine ma che, piano piano, si fa presenza costante, quasi un monito a non desistere, paladino universale dei diritti negati. “Il sale dei morti” necessita di una lettura accorta, lenta e senza fretta, le parole vanno lasciate decantare a lungo ma, insieme al profumo di basilico ed eucalipti, lasciano il seme della speranza.
EDITORE: Neri Pozza
PAGINE: 224
Anno di pubblicazione: 2025
AUTORE:

Salvatore Falzone è nato nel 1984 a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, dove vive ed esercita la professione di avvocato. È autore del noir Piccola Atene (Barion-Mursia), finalista al Premio Sciascia 2014. Giornalista pubblicista, collabora con il quotidiano la Repubblica. Ha scritto, tra le altre, le biografie romanzate Fuga verso la croce. La missione di Francesco Spoto in Congo (San Paolo), Toniolo senza baffi. Una biografia del maestro dei cattolici italiani (Ecra) e Un eroe da dimenticare. Attorno al mistero di Antonio Canepa (Rubbettino).