Intervista ad Angelo Manciocchi per il suo libro “Alterego”

Angelo Manciocchi

Intervista ad Angelo Manciocchi

Alterego

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Angelo Manciocchi con il suo  libro Alterego letto e recensito dal nostro Simone (Link ).

THRILLER LIFE: L’idea dell’alter ego nasce più da una riflessione psicologica o da una suggestione fantascientifica?

Angelo Manciocchi: L’idea dell’alterego nasce da una un principio base che si muove agilmente tra un ferma suggestione narrativa e una riflessione culturale e psicologica improntata sul concetto del “sé”. La suggestione di un “doppio”, viene utilizzato nella psicologia moderna come meccanismo per gestire la propria identità.

Il termine fu coniato da Cicerone nel I secolo a.C. per descrivere un amico “fidato” come un “alterego”, cui svelare i propri pensieri intimi. Anche Freud considerava l’ego come la parte razionale, ma l’alterego si collega alla necessità di ruoli sociali diversi. Quindi, in conclusione, “l’alterego” nasce come suggestione di essere “altro”, ma trova la sua utilità anche nel mondo fantascientifico, dove figure clonate vengono utilizzate per espandere il proprio potenziale in alternativa al loro “originale”.

TL: Quanto è stato difficile bilanciare thriller e fantascienza senza sbilanciare la narrazione?

Angelo Manciocchi: Bilanciare thriller e fantascienza è una sfida narrativa complessa.
Si tratta di far convivere la trama serrata e ritmata del thriller, suspense, colpi di scena, e quella di una costruzione del mondo fantascientifico che preveda regole logiche, tecnologia, speculazione.
La difficoltà principale è quella di mantenere la storia aderente al vissuto umano della storia stessa, evitando così che la parte speculativa diventi dominante, ma anche che il thriller, il giallo vero e proprio, superi la fantascienza relegandola soltanto ad una inutile comparsa. Il thriller deve evocare emozioni forti: paura, ansia, curiosità, e la fantascienza deve essere logica e aderente alla tecnologica.

Il segreto è usare la fantascienza per creare la situazione intrigante ma, al tempo stesso, far sì che sia la psicologia dei personaggi a guidare la narrazione. In sintesi, bisogna mantenere il realismo nel fantastico e dunque il bilanciamento sarà riuscito quando la tecnologia non rappresenterà solo un “trucco scenico”, ma parte integrante della minaccia che alimenta la suspense, mantenendo il lettore emotivamente coinvolto nella storia, quasi a farne parte.

TL: Gli elementi tecnologici presenti nel romanzo sono ispirati a teorie reali?

Angelo Manciocchi: Sì assolutamente, moltissimi elementi tecnologici presenti nei romanzi di fantascienza sono ispirati o basati su teorie scientifiche reali.
L’intelligenza Artificiale (IA), Internet ed il Cyberspazio, molti dispositivi moderni, come i telefoni cellulari di ultima generazione, le interfacce basate sui gesti, come in Minority Report, o gli olocomputer. Molti autori di fantascienza collaborano con scienziati o esperti per garantire che le loro speculazioni tecnologiche abbiano una base plausibile, rendendo la tecnologia maggiormente “convincente”. E poi c’è quella parte che, come medico, ho integrato sovralimentandola con elementi ancora non disponibili ma…

TL: Quanto ti interessa esplorare il rapporto tra identità e tecnologia nei tuoi lavori futuri?

Angelo Manciocchi: L’esplorazione del rapporto tra identità e tecnologia non è solo interessante, ma è sempre stata il nucleo stesso della mia evoluzione come scrittore, già dal mio primo libro “Stanza 312”. Il futuro dei miei scritti futuri sarà legato strettamente a come interpreto, elaboro e rifletto l’identità umana nell’era digitale che ormai ci appartiene. Altre due mie pubblicazioni, in itinere, sono basate su questo rapporto.

TL: Quale impatto potrebbe avere la clonazione sull’identità personale e sull’unicità dell’essere umano?

Angelo Manciocchi: La clonazione umana, da sempre, rappresenta una delle sfide bioetiche più complesse, poiché tocca il nucleo più profondo dell’essere umano, della sua identità personale e della sua unicità come soggetto stesso, rappresentandone una minaccia all’individualità. La clonazione genera un individuo con un patrimonio genetico identico a un altro e, sebbene il clone sia un individuo separato, la conoscenza di essere la copia biologica di un’altra persona potrebbe compromettere il senso di unicità dell’individuo stesso.

La clonazione potrebbe portare a considerare la vita umana come un prodotto, anziché come un dono, favorendo la mercificazione del corpo umano. Se un clone è creato per rimpiazzare una persona defunta o per fornire organi, la sua dignità personale viene degradata. Tuttavia, è proprio qui che si inserisce la fantascienza, il thriller che vuole imporre al mondo esseri clonati capaci di stravolgere organizzazioni e governi per ottenere quello che, da sempre, rappresenta il desiderio primario dell’uomo: l’immortalità.

La redazione di Thriller Life ringrazia Angelo Manciocchi per la disponibilità e augura il meglio per il suo libro.

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